
Ci sono eventi che finiscono quando il pubblico si alza dalle sedie. E poi ce ne sono altri che continuano anche fuori, nei discorsi all’uscita, nei messaggi mandati a notte fonda, nelle idee che restano addosso per giorni. Il 9 maggio 2026, sotto le volte delle Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta, TEDxSan Nicola la Strada è diventato esattamente questo: non soltanto uno spettacolo, ma una miccia.
Dopo il debutto del 2025 al Salone Borbonico, l’evento cresce e approda in una cornice simbolica e ambiziosa, sotto l’egida del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP. E bastava guardare la sala pochi minuti prima dell’inizio per capire che qualcosa era cambiato: sold-out. Ma la crescita non è solo numerica. Si percepisce soprattutto nel modo in cui il pubblico ascolta. Meno voglia di “evento”, più bisogno di riconoscersi in qualcosa. E forse è proprio qui che il TEDx sannicolese ha trovato la sua identità.

Il tema scelto per questa edizione è una piccola provocazione: (EXTRA)Ordinary – Quando l’ordinario diventa meraviglia. Un invito a riscoprire la straordinaria forza dell’elemento umano e delle storie che esistono già intorno a noi. Perché spesso lo straordinario non arriva facendo rumore: arriva in silenzio, nelle persone che continuano a fare la loro parte anche quando nessuno guarda.
La serata si è aperta con l’assegnazione del primo Extra Ordinary Award a Ciro De Maio, coordinatore della Protezione Civile di San Nicola la Strada, premiato per il suo lavoro costante al servizio della comunità. Un riconoscimento quasi programmatico: prima ancora delle idee, il TEDx ha scelto di mettere al centro le persone.
Poi si sono spente le luci e sono iniziate le storie. Dieci speaker, mondi diversi, linguaggi diversi. Ma tutti accomunati da una cosa: l’assenza di distanza. Nessuno parlava dall’alto. Sembrava piuttosto di ascoltare persone che avevano deciso di condividere qualcosa che avevano capito vivendo.
Tra gli interventi più forti della serata c’è stato quello di Noemi Taccarelli, che ha costruito il suo intervento attorno all’idea che la meraviglia non sia un talento raro, ma una disciplina quotidiana. «La meraviglia non arriva quando succede qualcosa di enorme. Arriva quando smettiamo di consumare il mondo e ricominciamo ad abitarlo», ha raccontato dal palco. E nel confronto che ne è seguito, ha chiarito come oggi siamo diventati bravissimi a guardare tutto senza vedere niente, perché la meraviglia è attenzione, è fermarsi abbastanza da lasciare che le cose ci tocchino davvero, e che a toglierci questa capacità è soprattutto la fretta, l’idea che ogni esperienza debba essere utile, monetizzabile, produttiva: «Invece alcune cose servono solo a renderci umani».
Imani Jones ha invece costruito il suo talk attorno a un’immagine semplice e potentissima: attraversare la strada a Roma. Una metafora ironica sulla fiducia, sul controllo e sulla paura di iniziare, sviluppata attorno a un’intuizione precisa. «Aspettiamo sempre il momento perfetto per muoverci. Ma la verità è che il momento perfetto non arriva quasi mai». E quando si è addentrata nel tema della fiducia, ha ribaltato completamente il modo in cui siamo abituati a pensarla: «Non si fa prima. Si fa mentre attraversi. La fiducia non è una condizione iniziale, è una conseguenza del movimento». Così come il coraggio, che non è assenza di paura, ma la scelta di non fermarsi lì.
Marco Di Costanzo ha portato invece sul palco il racconto della fatica, dell’allenamento e del fallimento, senza retorica motivazionale e senza frasi da poster. Solo una domanda: cosa succede quando insegui qualcosa che sembra troppo grande per te? «L’impossibile è una parola che usiamo soprattutto quando abbiamo paura di scoprirci insufficienti», ha spiegato. E riflettendo su cosa abbia imparato davvero da quella ricerca, ha lasciato una riflessione molto netta: il momento in cui ha capito che valeva la pena continuare è stato quando ha smesso di legare il suo valore al risultato. «Lì ho iniziato davvero a crescere.» Sul fallimento, nessuna concessione alla retorica: «Il fallimento è utile perché ti toglie l’illusione di poter controllare tutto. Dopo diventi più vero».
A tenere insieme tutto è stato il filo costruito da Luca Ioime, organizzatore e anima del progetto, che ha aperto la serata parlando del significato autentico dello straordinario: «Lo straordinario si nasconde nella presenza. Essere presenti è difficile, molto più difficile che essere produttivi.» Ed è forse questa la sensazione che il TEDxSan Nicola la Strada lascia alla fine: quella di un evento che non prova a impressionare, ma a creare connessione. «Anche se il TEDx cresce e arriva qui, non dimentichiamo da dove siamo partiti. Crediamo che questo palco debba essere accessibile a chi vive e costruisce il territorio ogni giorno», ha dichiarato Ioime.
Una parte del ricavato dei biglietti è stata devoluta a Nuovo Agire, realtà del terzo settore impegnata in attività educative e sociali per ragazzi in difficoltà. Un anno fa sembrava una scommessa ambiziosa. Oggi assomiglia molto di più a un segnale. E in un territorio che troppo spesso si racconta attraverso ciò che non funziona, vedere centinaia di persone riunite sotto le volte della Reggia per ascoltare idee, storie e umanità sembra quasi un gesto controcorrente. Forse è questo il punto del TEDx, alla fine. Ricordarci che lo straordinario non è lontano. Bisogna solo tornare a guardarlo.
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