
Il tema della Terra dei Fuochi è tornato alla ribalta mediatica a livello nazionale e internazionale dopo la sentenza pronunciata dalla CEDU che ha condannato l’Italia. Non si tratta di una semplice condanna, ma la certezza che qualcosa è andato storto. Un fenomeno per tanti anni accantonato e nascosto dalla classe politica, complice di un sistema che ha definitivamente ucciso i nostri territori. Il sistema camorristico e la politica collusa hanno lucrato sulle morti di migliaia di cittadini, colpevoli solo di aver vissuto mentre sottoterra si sviluppava il male dei nostri giorni. Le responsabilità sono tante, dapprima quelle dei negazionisti che per anni hanno mascherato lo scempio ambientale. Analizzare il problema della Terra dei Fuochi in Campania mette i brividi, un sistema immenso fatto passare in sordina. Fiumi di denaro e rifiuti, nascosti dal menefreghismo di tanti, che per scelta o interessi hanno contribuito alla morte nei nostri territori.
“L’Italia ha violato il diritto alla vita” – pronuncia la CEDU – e lo ha fatto nella pratica, abbandonando coloro i quali hanno vissuto e vivono ancora oggi sui territori inquinati. Come quelli della città di Castel Volturno, al centro del Litorale Domizio, che per anni è stata vittima di soprusi ambientali. Al tempo degli sversamenti il coraggio di denunciare lo hanno avuto in pochi, costretti a sbracciarsi dalla morsa della malapolitica e della criminalità. La storia dell’associazione “Centro Studi Officina Volturno” nasce proprio in quei tempi, agli inizi degli anni Duemila. Anni difficili, nei quali la camorra si respirava nell’aria e la collusione era il pane quotidiano di una terra già martoriata dal male del Clan dei Casalesi. L’attivismo dell’associazione sui temi ambientali fu notevole, tanto da attirare l’attenzione del settimanale “L’Espresso”, giunto a Castel Volturno nel 2011 per denunciare lo scempio dei rifiuti in città. Sulle pagine del settimanale, Tommaso Morlando, presidente di Officina denunciò: “Siamo sempre costretti all’incubo dei rifiuti, c’è ansia per la nostra salute e c’è strafottenza da parte della politica e della criminalità organizzata. Sul nostro territorio è calata una maledizione ambientale”, inviando anche una lettera all’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La volontà di difendere il territorio dallo scempio ambientale già nel 2008 giunse all’attenzione mediatica mondiale, tanto da attirare l’interesse della rete televisiva olandese NOS: in un servizio andato in onda nel gennaio di quell’anno, Morlando denunciava la mano della camorra nel business dei rifiuti. Un allarme conclamato, un disastro annunciato ma che in pochi ebbero il coraggio di far emergere.
Castel Volturno finì nella morsa degli scarichi illegali, come riportato dai dati Ires, Istituto di ricerche economiche e sociali. Numeri quantificabili, dagli anni Novanta all’inizio dei Duemila, in 341mila tonnellate di rifiuti pericolosi, oltre a 160mila di rifiuti speciali non pericolosi e 305mila di immondizia solida urbana. La città ha assistito per anni a immense file di camion colmi di rifiuti provenienti dal nord Italia e dall’estero, pronti ad essere scaricati nella cittadina, avvolta dai fumi e dagli odori nauseabondi che hanno caratterizzato la stagione peggiore per la città.


Per la Terra dei Fuochi si muore, e a rimetterci la vita sono stati in tanti. Ancora oggi, a distanza di anni, spaventa la forte correlazione tra tumori e inquinamento ambientale. Castel Volturno ha pagato un conto salatissimo in termini di vite, ritrovandosi a contare le vittime di questo disastro ambientale. Già nel 2011, la responsabile del pronto soccorso del Pineta Grande Hospital, Adriana Conte, denunciava gli oltre 605 casi di tumori in terra castellana: solo nei mesi da gennaio ad agosto di quell’anno i casi di tumori furono 271. Dopo quattrodici anni, i casi sono stati migliaia; tuttavia, il grido disperato di questa terra è rimasto inascoltato ancora una volta.
«È avvilente pensare che, dopo oltre trent’anni di impegno per la tutela ambientale e per le questioni legate alle discariche Sogeri e Bortolotto, poco sia cambiato» racconta oggi Morlando, per anni in prima linea contro lo scempio della Terra dei Fuochi. «Per la discarica Sogeri, una delle più grandi d’Europa, che è Sito di Interesse Nazionale (SIN), abbiamo chiesto la bonifica per anni, che non è mai arrivata. È stata solo fatta la messa in sicurezza, un ottimo passo sicuramente, ma lontano dalla definitiva bonifica. Quest’ultima avrebbe potuto permettere di risalire alle aziende che per anni hanno scaricato illecitamente rifiuti sul nostro territorio» continua il presidente di Officina. Una verità spesso nascosta, difficile da raccontare senza inimicarsi un sistema. «Era noto dalle cronache dell’epoca che per i rifiuti del nord da trasportare nei nostri territori vigeva un accordo scellerato e criminale tra la massoneria deviata di Licio Gelli e il Clan dei Casalesi, gruppo Bidognetti. Questa è la storia della città: le aree di Destra Volturno e del centro storico hanno assistito ad epidemie di tumori. Una delle testimonianze maggiori a riguardo provenne dall’ex consigliera comunale di Alleanza Nazionale, Silvana Noviello, che in pieno consiglio comunale denunciò l’emergenza, ma alla sua denuncia poco si smosse, nonostante l’impegno e la solidarietà dell’allora sindaco Mario Luise (sindaco fortemente impegnato contro la criminalità organizzata, una storia che non è possibile sintetizzare in quest’articolo ndr). La stessa consigliera Noviello fu colpita da un tumore talmente aggressivo che in poco tempo perse la vita. Con lei, ancora oggi, la città ha un “debito” di riconoscenza».
Castel Volturno ha pagato lo scotto di essere al centro di immensi traffici, che ne hanno devastato il futuro e lo sviluppo. «Credo sia doveroso ricevere dalle istituzioni e dalla politica un ristoro ambientale per i danni arrecati a questo territorio. Non per ultima, c’è la questione legata ai Regi Lagni che per anni ha devastato il nostro litorale. Centinaia di comuni e aziende hanno scaricato nel canale in maniera illegale. Attualmente i depuratori, con notevoli investimenti, sono stati adeguati e dei miglioramenti ci sono stati, ma i controlli non devono mai fermarsi. Questa città merita un ristoro economico per i danni subiti» dice ancora Morlando.
Castel Volturno è stata abusata e usata da una certa politica, considerata “riserva indiana” di mille problematiche regionali. Qui un certo tipo di politica ha perso ogni tipo di credibilità, troppe passerelle e finte medaglie a fronte di migliaia di morti caduti sotto il peso della Terra dei Fuochi. Uno schiaffo continuo per una città che ha sempre posto l’altra guancia, stanca orami di assistere a stupide ripartizioni di meriti inesistenti. Dopo la sentenza pronunciata dalla CEDU, è partita la corsa ad accaparrarsi meriti di presunti impegni posti sulla tutela ambientale da parte dei vertici politici. La storia dice altro: questo territorio, come quelli limitrofi, è stato lasciato solo negli anni peggiori, stretto dalla morsa della camorra. I pochi che ebbero il coraggio di gridare restarono inascoltati, soli, a fronte di un silenzio tombale. La speranza è che possa esserci una seria e mirata presa di coscienza da parte delle istituzioni, che aiutino concretamente questa città ad una rinascita che tarda a venire.
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