
Sembrava una domenica tranquilla quella di ieri, 2 novembre. Come tutte le altre, avevo impegnato la mattinata a leggere le prime pagine di quotidiani e agenzie di stampa online ed a ultimare i lavori per la pubblicazione del numero di novembre di Informare. Dopodiché, sono uscito di casa per comperare riviste e periodici in edicola, abitudine che mi accompagna ormai da diversi anni, e per incontrare alcuni amici davanti al caffè o all’aperitivo domenicale. Rientrato verso ora di pranzo, ho cominciato a sfogliare uno dei giornali acquistati.
Inaspettatamente, mi imbatto in un articolo pubblicato da “Le Monde”, autorevole quotidiano francese, e firmato da Thomas Saintourens, recatosi in Campania per un reportage sulla Terra dei Fuochi, problema ormai noto che attanaglia da decenni il nostro territorio. L’aver visto le immagini di alcune discariche abusive su Aversa e Acerra riportate su un giornale estero e l’aver letto le interviste del servizio giornalistico mi ha destato rabbia e perplessità, soprattutto su come lo scempio ambientale nostrano viene percepito fuori dai confini regionali e nazionali. Ho provato vergogna, tanta, ma anche tristezza leggendo le dichiarazioni di parenti e amici delle tante giovani vittime di cancro che abitavano qui. Ho provato a mettermi nei panni dei lettori francesi che avrebbero incrociato l’approfondimento, chiedendomi: cosa penseranno di noi, delle nostre istituzioni, del nostro Paese, di coloro che avrebbero dovuto impedire tutto ciò e che continuano a permetterlo? Ai loro occhi, potrebbe sembrare soltanto la trama di una fiction dell’orrore, che invece da noi ha assunto tutte le caratteristiche e sembianze di un documentario, il quale, come ci insegnano i grandi del cinema, si basa e incentra sulla realtà.
La mia domenica era improvvisamente cambiata. Il buon umore dovuto allo stare insieme in famiglia si era trasformato in un senso di ansia e di angoscia. Uno stato d’animo rimasto tale durante l’arco dell’intera giornata e, anzi, peggiorato di sera, quando Report, programma condotto da Sigfrido Ranucci su Rai 3, ha dedicato un servizio simile alla terra dei veleni. Sia chiaro, i fatti e gli avvenimenti raccontati dai colleghi erano già a nostra conoscenza, visto che Informare ha denunciato in lungo e in largo i disastri ambientali scaturiti dal business dei rifiuti della criminalità organizzata. Tuttavia, l’essere mandati in onda su una rete nazionale ha accentuato ancor di più malumori, incertezze e domande che quotidianamente sovrastano la mia mente: vale ancora la pena vivere qui ed investire sulla nostra terra d’origine? Non sarebbe meglio fare le valigie e andare via? Spesso l’istinto mi ha spinto a propendere per il sì, ma tutte le volte che è successo una voce dentro di me, probabilmente la mia coscienza, mi ha portato alla conclusione che, se tutti ragionassimo in questo modo, la nostra terra verrebbe deprivata dalla volontà e dalla forza di uscire da questa situazione. Forza che hanno dimostrato negli anni volontari, medici, giovani, associazioni come Officina Volturno. È a loro che vogliamo rimettere qualche granello di speranza, dato che è dai singoli cittadini che è partita la protesta che ha portato la Cedu ad emettere la sentenza che ha condannato l’Italia sulla Terra dei Fuochi. Quindi, resistiamo e combattiamo.
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