
Le associazioni del territorio non ci stanno sui provvedimenti per la Terra dei Fuochi. Si agisca piuttosto che prendere tempo, no a commissari che non coinvolgono la società civile e si rilanci la “Carta di Carditello”: sono questi i 3 diktat esposti nel documento sottoscritto da 50 associazioni tra quelle della rete di associazioni Stop Biocidio e altre firmatarie. Le associazioni, così facendo, istituiscono un “Comitato di esecuzione” della sentenza della Corte Europea dei Diritti per l’Uomo denominata “Cannavacciuolo e altri contro Italia“.
Varie le contestazioni ai provvedimenti sia regionali che nazionali. Innanzitutto, le associazioni definiscono completamente inadeguato il comunicato rilasciato dalla Regione Campania, che sottostimava il fenomeno: “i fatti a cui quest’ultima (la Regione Campania, NdR) ha fatto riferimento arrivano fino al 2021 e non al 2013, come è stato erroneamente evidenziato dalla giunta di Palazzo Santa Lucia”. Proseguono poi criticando il Governo, e in particolar modo il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, per aver preso in considerazione un’istanza di riesame della sentenza CEDU, definita dalle associazioni un’operazione “dilatoria e sostanzialmente velleitaria”.
Oltre ciò, il Governo ha disposto la nomina di un Commissario straordinario per la “Terra dei fuochi”: il generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà. La nomina è stata voluta dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni proprio in risposta alla sentenza della Corte europea. Entro 60 giorni Vadalà dovrà fare una relazione al governo e, in quanto commissario, avrà il compito di coordinare la bonifica dell’area.
È in particolar modo sul commissariamento che si scaglia l’appello delle associazioni, definito da queste “una vecchia soluzione a un vecchio problema”. Vengono citate, non a caso, passate emergenze in cui vennero istituiti commissariamenti come quella dell’emergenza rifiuti degli anni Novanta o come quella della presenza di diossina nel Comune di Acerra degli anni Duemila. Entrambi casi che hanno mostrato “l’esistenza di una gestione unidirezionale del problema che non lascia spazio ad un’interazione con la società civile”.
Di fatti, partendo proprio dalla sentenza CEDU, risulta necessario coinvolgere la società civile “tanto nelle scelte, quanto nel monitoraggio e nel controllo sull’attuazione delle misure generali contenute nella pronuncia”. Le associazioni indicano anche il metodo con cui si deve partire: la “Carta di Carditello”. Questo documento, firmato dall’allora Ministro dell’Ambiente Sergio Costa insieme al Prefetto di Napoli e alle associazioni ambientaliste locali, voleva il contrasto ai roghi dei rifiuti partendo da un osservatorio ambientale presso l’area del Real Sito di Carditello. La “Carta di Carditello”, come indicato dai comitati, garantirebbe al contempo sia la partecipazione “dal basso” delle comunità locali, sia un quadro normativo chiaro sulla ripartizione dei ruoli tra gli enti responsabili.
Noi di Magazine Informare ci siamo messi in contatto con l’attivista della rete associativa Stop Biocidio, Enzo Tosti, da anni determinato nella lotta contro la Terra dei Fuochi. Per quanto riguarda il commissariamento, Enzo ci spiega: “Anche in tempi più recenti, all’indomani dello scoppio della Terra dei Fuochi nel 2012, la Ministra degli Interni Cancellieri nominò il commissario sui roghi, nomina ancora in essere. Quali sono i risultati? Zero. I roghi e gli sversamenti continuano. Magari si pulisce in un posto ma poi ne escono altri due. La figura del commissario è ormai obsoleta: già in varie circostanze non ha prodotto risultati. Perché ripercorrere questa strada? Probabilmente perché il Governo non ha intenzione di risolvere davvero il problema”.
Sulla direzione presa dal Governo, Tosti è consapevole che “non c’è una concertazione con le comunità locali. Se la sentenza dice che lo Stato deve coordinare un tavolo di lavoro tra vari enti includendo anche la società civile, allora il commissariamento va in direzione opposta ad essa. Se vogliamo realmente che questo fenomeno prenda una direzione diversa, bisogna coinvolgere i cittadini. Bisogna dare le opportunità al territorio”. In che modo coinvolgerla? L’attivista Tosti ha già un’idea: “Chiamate le associazioni e i comitati a questi tavoli. Noi la sentenza in qualche modo l’abbiamo anticipata con la “Carta di Carditello”. Un documento firmato col Ministero che avviava questo processo. Ma, caduto quel ministero, non si è mai realizzato. Abbiamo più volte chiesto che venissero mantenuti gli impegni di quella carta, che vanno nella direzione della partecipazione attiva della società civile. La sentenza CEDU ci ha dato molta più forza, perché sappiamo che l’Europa – non solo ci ha dato ragione – ma guarda nella nostra stessa direzione”.
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