
Ad aprire Mariarosaria Canzano ed Emanuele Cerullo il 14 maggio, chiude Maurizio de Giovanni il 25. Tra gli ospiti anche il maestro Peppe Vessicchio che, con Michele Scognamiglio, parlerà delle virtù del vino.
Lunedì 17 alle 15.30 salirà sul palco digitale Luigi Ferraiuolo – giornalista televisivo e scrittore – con «Don Peppe Diana e la caduta di Gomorra: un sacerdote e la sua gente rinnovano il loro mondo» (San Paolo). Un testo che racconta la caduta di Gomorra, innescata dal martirio di don Giuseppe Diana, dal contesto sociale in cui maturò il suo omicidio alla rivolta culturale e umana di una piccola fetta di resistenti che hanno creato un mondo diverso.
Venerdì 21 alle 17.00 ci sarà Selene Pascasi – avvocato, giornalista ed autrice – con il romanzo «Dimmi che esisto» (Edizioni La Gru). Giulia, avvocato divorzista, accetta di difendere una sua cliente in un processo per stupro. Non è la sua materia, ma in quella causa ci scaraventa tutta sé stessa. A quella donna, vuole garantire una tutela fatta di leggi e di cuore. La ottiene. Condanna senza sconti. Per la sua assistita, l’incubo finisce. Per lei, inizia.
Chiude il Festival, martedì 25 maggio alle 18.00, Maurizio de Giovanni – tra i più apprezzati scrittori contemporanei – con il suo ultimo romanzo «Gli occhi di Sara» (Rizzoli). Ultimo capito del ciclo di Sara, scava tra le pieghe della Storia recente e racconta gli inconfessabili segreti di Sara, come mai vista sino ad ora.
«La Terra di Lavoro è una terra ricca di autori – dichiara Gianrolando Scaringi, giornalista e curatore del Festival – e questa iniziativa ne celebra quattro emergenti aprendosi al confronto con altrettante voci, soprattutto campane, di grande valore e caratura nazionale. Il riscatto del territorio non può non avvenire se non passando per la cultura e questo Festival, voluto nell’Istituto Salesiano di Caserta, vuole sottolineare anche il grande impegno culturale che i Salesiani hanno profuso e profondono per la città e per il suo territorio. Nel mese di maggio, che celebra Maria Ausiliatrice (tanto cara a don Bosco), ci sarebbe piaciuto, insieme al direttore don Antonio D’Angelo, aprire le porte dell’Istituto alla città, come avviene da sempre, per vivere insieme questo festival della letteratura. Non è stato possibile. Lo vivremo online con la promessa di ritrovarci, insieme, per l’edizione 2022».
Di Redazione Informare
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