
Negli ultimi anni sentiamo sempre più spesso parlare di Terzo settore, ma che cosa significa? Il Terzo settore è un insieme di enti di carattere privato che agiscono per fornire servizi alle persone, senza ottenerne un profitto, o meglio senza che i guadagni possano essere suddivisi tra i soci. Abbiamo dunque deciso di approfondire l’argomento con Padre Antonio Loffredo, prete che ha rilanciato il quartiere della Sanità di Napoli ed Emmanuele Esposito, giovane cooperatore sociale presso la cooperativa la Paranza.
Ormai è da circa una ventina d’anni che Padre Antonio Loffredo è impegnato nel Terzo settore, quindi gli abbiamo chiesto cosa significasse ciò. Che cosa significa lavorare nel Terzo settore? «Lavorare nel Terzo settore significa lavorare ed insegnare ai giovani che si può lavorare seguendo un ideale, anziché seguendo la ricchezza. Per noi napoletani soprattutto è quasi un discorso naturale, abbiamo nel nostro DNA un’economia molto più relazionale che finanziaria». Che cosa significa invece lavorare oggi nel Terzo settore? «Io mi accorgo, che a differenza di una ventina d’anni fa c’è molta più conoscenza di cosa sia questo settore. All’inizio il Terzo settore era la cenerentola della situazione, con gli enti pubblici c’erano dei muri molto più alti, eravamo un po’ quelli a cui chiedere quando un Primo o un Secondo settore volevano un buon servizio ad un buon prezzo. Adesso è cambiata la cultura, c’è molta più conoscenza di cosa sia, la legge ha iniziato a darci una valenza e ci troviamo davanti persone che ci capiscono. Prima eravamo molto più soli a dire certe cose che facevano sorridere le altre persone». Che supporto ha ricevuto dalle istituzioni, lo Stato e la Chiesa? «Per chi segue le logiche del principio di sussidiarietà c’è un approccio diverso, si ha ben presenti che esistono, ma non si è interessati a spremerle dato che come Repubblica possiamo agire anche diversamente. Non entriamo in contrasto con le istituzioni, cerchiamo di collaborare a modo nostro, nella responsabilità di poter intervenire con la libertà che ci è propria».
Padre Antonio è un cooperatore, ma appunto è anche un prete, quindi abbiamo parlato con lui anche di Chiesa e fede. Noi abbiamo notato come ultimi anni abbiamo assistito ad uno svuotamento delle chiese da parte dei giovani, probabilmente per la scarsa capacità della Chiesa di adattarsi ai nuovi tempi che corrono, ciononostante abbiamo riconosciuto come i progetti di P. Antonio abbiano portato alcuni giovani a riavvicinarsi a questo ambiente e alla fede. Tuttavia la visione dello stesso è un po’ lontana dalla nostra, secondo lui la pastorale consiste nel prendere ciò che è il nostro deposito di fede e farlo dialogare con l’oggi. Padre Antonio non avverte l’allontanamento delle persone come uno scarso adattarsi della Chiesa ai nostri tempi, bensì come una fase storica. Suggerisce che il nostro compito oggi sia far rinascere il senso di comunità, poi ci spiega che la fede è creare un popolo che diventa comunità ed il culto della fede è nel risvolto umano.
Nel 2006 Padre Antonio insieme ad alcuni amici consci del patrimonio culturale del territorio della Sanità immaginano una rivalutazione dello stesso, nasce così la cooperativa la Paranza. Questa cooperativa ad oggi gestisce ufficialmente due siti “le catacombe di San Gennaro” e “le catacombe di San Gaudioso”, ha dato vita a tanti progetti collaterali tra cui cooperativa sociale la Sorte, che si è poi costituita cooperativa autonoma, ha occupato circa 70 posti di lavoro e recuperato più di 13500 m2 . Uno di quella settantina di cooperatori è Emmanuele Esposito, un ragazzo con un contratto a tempo indeterminato, di quasi trent’anni, originario della Sanità, con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere. Emanuele ci parla di quanto la sua vita sia cambiata in meglio da quando lavora in cooperativa, è un giovane entusiasta del suo lavoro, che gli permette di essere olistico dal momento che nessuno ha un ruolo fisso, ma sono tutti dei change maker che si adoperano là dove occorre. Ci racconta che sia lui sia tutto il quartiere si sono resi conto che di Terzo settore si può vivere, che è un’alternativa valida alle criminalità. Per alcuni giovani lavorare in ambito sociale piuttosto che finanziario può sembrare meno allettante. Emanuele ci sfata questo mito spiegandoci innanzitutto che gli stipendi là dove si lavora bene e con trasparenza sono più che dignitosi e poi ci dice che educando le persone ad amare il proprio territorio ed a credere nella socialità non ci sarà nemmeno più il pensiero dello stipendio leggermente più alto perché si sarà mossi dall’amore per il progetto. La cooperativa la Paranza è motivo di vanto non solo campano, ma anche italiano difatti nel 2022 si aggiudica l’European Heritage Award, uno tra i più importanti premi europei per il patrimonio culturale. Questo a dimostrare che non stiamo parlando di una realtà di quartiere, sebbene da un quartiere parta, ma di un’eccellenza.
L’ingresso delle catacombe di San Gennaro si trova salendo la strada di Capodimonte vicino la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio. Appena si entra si può subito cogliere l’aria di internazionalità visti i vari accenti dei turisti da tutto il mondo, procedendo lungo il pecoroso possiamo notare dei dettagli particolari e unici come ad esempio delle colonne con capitelli a dado, tipiche maltesi, che sorreggono un arcosolio a baldacchino. Al di là dello splendido patrimonio artistico ciò che davvero colpisce è il patrimonio sociale di questo luogo, anche perché è grazie al secondo se il primo esiste. Pertanto osserviamo in primo luogo che i residenti del quartiere hanno accesso gratuito, poi subito dopo che i ragazzi vengono formati per fare le guide sia in italiano che in inglese (a breve anche in spagnolo), poi che sono state inserite a lavorare nel progetto persone uscite dal carcere ed in fine, ma assolutamente non per importanza, è garantita durante tutto il percorso l’accessibilità a tutti. Infatti per le persone diversamente abili sono state montante delle apposite pedane che rendono più facili i movimenti in carrozzina ed anche diversi affreschi rinvenuti sono stati trasformati in esperienze tattili.
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