
Si chiama “Now and then” la nuova canzone dei The Beatles. Sì, avete letto bene. The Beatles. Vi spiego: Now and then è il risultato di un grande lavoro di arrangiamento da parte di Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison su una vecchia demo registrata da John Lennon al pianoforte nel 1978.
L’intelligenza artificiale ha fatto il resto. La versione finale del brano è stata pubblicata pochi giorni fa, il 2 novembre. E non appena è uscita è finita al centro del dibattito degli ammiratori della band britannica.
Chiariamo: in molti hanno definito la nuova canzone dei The Beatles (fa molto strano ripeterlo, lo so) una sorta di “resurrezione artificiale”, per via dell’uso dell’intelligenza artificiale. La voce di Lennon non è stata comunque generata dall’intelligenza artificiale. Ma grazie a questa tecnologia è stato possibile separare la melodia dal pianoforte. Ed è in questo modo che si è potuto sovraincidere l’arrangiamento strumentale e completare la canzone.
All’epoca, la canzone Now and then è stata registrata da John Lennon negli anni Settanta sulla ormai celebre cassetta con scritto sopra “For Paul”. Poi, quella cassetta è stata consegnata da Yoko Ono a McCartney nel 1994. Insieme a Harrison e Starr, Paul ha lavorato su molte bozze lasciate da Lennon. Così, arriva nel 1995 la canzone postuma Free as a Bird nella compilation Anthology 1. Poi è stato il turno di Real Love su Anthology 2 del 1996. Quando è stato il turno di Now and Then, Paul, George e Ringo hanno rinunciato a lavorarci sopra: i bassi del pianoforte rendevano impossibile ascoltare la voce di Lennon con chiarezza. Mesi fa, grazie ai mezzi dell’intelligenza artificiale, si sono riusciti ad estrarre voci, chitarre e pianoforti ripuliti. E così, McCartney e Starr hanno deciso di tornare in studio e registrare Now and Then. Il risultato è quello che stiamo ascoltando sulle piattaforme, con la voce di Lennon originale, ma ripulita e ovviamente mixata insieme agli altri suoni.
Nel panorama musicale, il nome The Beatles suscita ancora oggi un’ammirazione mitica. La band britannica ha scolpito indelebilmente la storia della musica, ma il recente rilascio di Now and Then, una nuova canzone generata artificialmente, ha scatenato una marea di discussioni e critiche. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale si fonde sempre più con l’arte, questo esperimento alza importanti interrogativi sulla natura dell’originalità e della creatività. La canzone è un ibrido apparentemente senza soluzione di continuità tra le melodie familiari degli anni ’60 e le dinamiche più moderne della produzione musicale. L’obiettivo dichiarato è stato quello di generare una composizione inedita che avrebbe potuto essere autentica, come se provenisse direttamente dalle menti creative di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.
Tuttavia, è difficile non sollevare domande sull’autenticità di un brano creato senza la presenza fisica e la spontaneità delle leggende musicali che hanno dato vita alla magia originaria dei Beatles. Now and then si avventura in un territorio ambiguo, in cui l’intelligenza artificiale assume il ruolo di un pseudo-quinto membro della band. Dal punto di vista tecnico, la produzione è impeccabile. Le armonie vocali e gli arrangiamenti sono sorprendentemente fedeli allo stile distintivo dei Beatles. Tuttavia, questa precisione tecnica rischia di trasformare l’intera esperienza in un’esibizione di nostalgia piuttosto che una nuova espressione artistica. Poi, se parliamo del brano come risultato finale, è sempre una spanna sopra a tutto il pop che stiamo purtroppo assorbendo da anni.
La questione fondamentale che si pone è se questa creazione artificiale possa autenticamente catturare lo spirito e l’essenza dei Beatles. Ovviamente la risposta è no. Se la costruzione armonica è stata sicuramente un grande lavoro di arrangiamento, i fan più “conservatori” hanno sentito una mancanza di vitalità, la passione e l’urgenza che caratterizzavano le opere dei Beatles. Un aspetto particolarmente critico è l’assenza di nuovi concetti o idee. Now and then sembra un collage ben assemblato di frammenti provenienti dalle sessioni di registrazione passate dei Beatles, piuttosto che una nuova composizione. La creatività autentica, la forza motrice che ha reso i Beatles una forza rivoluzionaria, sembra essere assente in questa resurrezione artificiale.
C’è da dire che l’operazione è comunque riuscita. Il brano suona davvero come una canzone dei The Beatles. Now and Then è orchestralmente potente, struggente, emoziona l’esperimento, il ricordo di una band passata alla storia di cui tutti hanno un rapporto intimo. Così come emoziona sentire la voce di Lennon: «I know it’s true, it’s all because of you, and if I make it through it’s all because of you». Sul ritornello poi la sua voce va insieme a quella di McCartney: «Now and then I miss you».
È stata come la volontà di chiudere un cerchio. Paul, John, Ringo e George di nuovo uniti nello stesso brano, anche se ognuno ha dato il proprio contributo in un decennio diverso. «È la cosa più vicina ad avere di nuovo John nella stanza» dichiara Ringo Starr. Su questo, nulla da obiettare. Così come, al netto di tutte le obiezioni, c’è da constatare che i quattro ragazzetti inglesi hanno scritto nuovamente la storia “adattandosi” a questa nuova era tecnologica. Sarebbe bello conoscere l’opinione di John Lennon. Peccato non si possa.
Tuttavia, nel caso dei Beatles, sembra esserci un confine invalicabile che separa la genuina innovazione umana dall’imitazione algoritmica. La domanda che mi pongo – ammetto di essere severo e malizioso – è se questa resurrezione artificiale rispetta il ricco patrimonio musicale dei Beatles o se rappresenta solo un tentativo di sfruttare il nome della band a fini commerciali. Da ammiratore dei The Beatles, preferisco pensare che sia stato un ottimo esperimento. Chissà se sentiremo la voce di Bowie, di Jim Morrison o di altri grandi della musica resuscitati dall’intelligenza artificiale…
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