
The interrogation è in scena dal 2 al 4 febbraio del 2024 al teatro Mercadante di Napoli. Lo spettacolo è un’ opera di Édouard Louis e Milo Rau, con in scena Arne de Tremerie, la drammaturgia è di Carmen Hornbostel e la traduzione è di Erik Borgman e Kaatje De Geest. Infatti è doveroso ricordare che lo spettacolo è in lingua fiamminga, ma sottotitolato in italiano.
Durante tutto lo spettacolo vediamo in scena un solo attore, appunto Arne de Tremerie, il quale non fa altro che raccontarsi, o meglio raccontare la storia del suo personaggio Édouard Louis. Nel fare ciò però pone l’attenzione su diverse domande che hanno condotto il suo personaggio a vari determinati ragionamenti. Nel raccontare i suoi quesiti rende lo spettatore partecipe interrogandolo. Lo spettacolo inizia presentando la relazione che concorre tra finzione e verità. Cosa possiamo considerare vero? L’arte è verità?
A tal proposito risulta interessante la scelta di Édouard Louis di far raccontare ad un altro la sua personalissima storia, quasi come ad insegnarci che tutte le nostre storie di vita vera possono poi diventare uno spettacolo.
Quando poi ci iniziamo a conoscere meglio, ci facciamo quasi paura, scopriamo cose di noi che non sempre sono facili da accettare e la risposta più immediata pare proprio la fuga. Inizialmente la fuga è fisica, dalla piccola provincia ad una città, da una città ad una metropoli. Successivamente notiamo che però ancora ci assale un senso di delusione perché non siamo davvero riusciti ad allontanarci da noi stessi, allora dato che la geografia non è più in grado di suggerirci vie di fughe adeguate ci rifugiamo nell’arte, a sua volta nell’arte si attraversano varie fasi in cui si sperimenta l’arte nelle sue varie forme.
Tutto questo ci porta a riflettere sull’affermazione del nostro io. Nello spettacolo viene richiesta personalità per poter fuggire, ma chi fugge scappa anche dalla propria personalità. Allora è un processo necessario smarrire il proprio io? Solo così possiamo trovarlo e affermarlo a noi stessi? Ѐ davvero utile affermare a noi stessi il nostro io, data la mutevolezza di questo? Il nostro io sarà sempre incompleto?
The interrogation riesce perfettamente nel suo intento: lo spettatore se ne andrà con molte più domande a cui dovrà cercare, forse invano, di dare una risposta.
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