
Da questa settimana “TikTok Shop” non è più disponibile in Indonesia. La decisione del Ministro del Commercio Zulkifi Hasan di voler separare e-commerce e social media in modo permanente segue l’orientamento del governo.
Nel 2021 il Paese era stato tra i primi a testare l’estensione per lo shopping online dell’app cinese, che vanta 125 milioni di utenti indonesiani. Ora ha bannato il servizio per tutelare le 64 milioni di piccole-medie imprese schiacciate dagli “acquisti impulsivi” fatti su TikTok e Facebook. Un mese fa infatti, il Presidente Joko Widodo ha dichiarato la necessità di regolamentare il commercio online, in modo da proteggere il mercato reale.
Il commercio online sui social media detto “social commerce” è un fenomeno in rapida crescita, destinato a plasmare il futuro della nostra economia. Ci si aspetta che le vendite globali online sfiorino i 3 miliardi di dollari nel 2026. Questi dati non sorprendono se si considera che su 4.62 miliardi di utenti attivi sui social media, più del 26% ricorre a questi per fare shopping.
Oltre ad avere un impatto sull’economia reale, il social commerce sta modificando il modo in cui interagiamo con le piattaforme social. Così, le Intelligenze Artificiali e i sistemi di machine learning raccolgono e analizzano i nostri dati per creare pubblicità mirate, favorendo la crescita del fenomeno. La Cina è il paese leader in questo settore che nel 2022 occupa più della metà del suo commercio totale. Anche nel Regno Unito e negli Stati Uniti aumentano esponenzialmente i “social buyers“, soprattutto post-pandemia, segnalando la diffusione globale del social commerce.
Dunque, mentre la quantità degli acquirenti aumenta, parliamo di circa 15 milioni inglesi e 120 milioni di americani, la loro età media si abbassa. Infatti, le preferenze della Generazione Z stanno plasmando i trend commerciali. I nativi digitali preferiscono TikTok a Google, si fidano degli influencer e prestano maggiore attenzione alla sostenibilità dei prodotti. Tuttavia, i colossi del fast fashion, come Ali Baba, Shein e la neo-nata Temu, rimangono popolarissimi nella fascia d’età che va dai 14 ai 25 anni. I video di shopping haul e micro-trend alimentano l’acquisto compulsivo di vestiti, le cui fibre sintetiche riempiono le discariche nel Sud del mondo.
Il ban imposto dal governo indonesiano potrebbe essere il campanello d’allarme di un fenomeno in rapidissima ascesa, che rischia di peggiorare le condizioni economiche e ambientali globali.
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