
TikTok torna operativo negli Stati Uniti grazie all’intervento di Donald Trump. Dopo il blocco avvenuto il 19 gennaio 2025, la notizia ha rincuorato i 170 milioni di utenti statunitensi, molti dei quali utilizzano l’app per scopi lavorativi oltre che per intrattenimento. In un messaggio rivolto agli utenti all’apertura dell’app si legge: «Grazie per la vostra pazienza e il vostro supporto. Grazie agli sforzi del presidente Trump, TikTok è tornato negli Stati Uniti!»
La decisione di bannare TikTok deriva dalla legge federale “Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act”. La normativa, approvata durante l’amministrazione Biden, ha richiesto a ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, di cedere le operazioni americane a una società statunitense. Tuttavia, ByteDance ha contestato la legge, portando il caso fino alla Corte Suprema che però ha confermato il divieto. Questa decisione è stata presa in seguito alle preoccupazioni delle autorità statunitensi circa la possibile condivisione dei dati degli utenti con il governo cinese, ma pare che non ci siano prove concrete.
Il dibattito sui social media e sulla gestione dei dati personali non è nuovo negli Stati Uniti. Il 31 gennaio del 2024, infatti, il CEO di TikTok, Chew Shou Zi, è stato interrogato in occasione del Congresso in merito ai pericoli che i bambini affrontano sulle piattaforme social. Durante l’interrogatorio, alcune domande che insinuavano un legame diretto tra il CEO, di nazionalità singaporiana, e il governo cinese o il partito comunista, sono state recepite dal pubblico come pretestuose. Un esempio è l’interrogatorio tenuto dal Senatore Thomas Bryant Cotton, in cui sembra evidente l’utilizzo di un tono pregiudizievole.
Trump ha dichiarato di voler emettere un ordine esecutivo per posticipare l’entrata in vigore del divieto, con il fine di negoziare una soluzione a lungo termine. Pertanto, questa misura non è definitiva. Il Presidente ha proposto di creare una joint venture tra ByteDance e gli investitori americani, con una partecipazione del 50% per gli Stati Uniti. Trump ha più volte sottolineato il valore strategico di mantenere TikTok negli Stati Uniti, affermando di voler evitare che il divieto danneggi i giovani americani e le oltre 7 milioni di piccole imprese che utilizzano la piattaforma a scopo professionale. Inoltre, ha invitato i partner dell’app, tra cui Apple e Google, a continuare a supportare TikTok senza temere sanzioni.
Questo intervento rappresenta per Trump una significativa opportunità politica, ma il futuro di TikTok negli Stati Uniti rimane incerto. La vendita dell’app è ostacolata dalla resistenza di ByteDance e dalle diverse posizioni politiche interne. Senza una soluzione definitiva, TikTok si troverà a fronteggiare diverse problematiche nel prossimo futuro.
Il provvedimento della Corte Suprema, a cui Trump ha messo un freno temporaneo, non è certamente di poco conto. Oggi i social media sono diventati parte integrante della vita reale, al punto che molte professioni si basano sul loro utilizzo. Limitare l’accesso a queste piattaforme rappresenta quindi un problema significativo, tanto più se si considera che il divieto sembra nascere da convinzioni complottiste piuttosto discutibili, come l’idea che TikTok possa “accedere al Wi-Fi degli utenti”, “monitorare la dilatazione delle pupille per adattare l’algoritmo” o addirittura “captare i pensieri attraverso l’associazione delle auricolari al dispositivo”. Per quanto possa sembrare assurdo, queste affermazioni sono state effettivamente pronunciate dai Senatori durante il congresso.
Ma la libertà di espressione può davvero soffrire le conseguenze di ideologie preconfezionate e senza prove?
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