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TME: l'eccellenza elettronica in terra di lavoro

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
10 febbraio 20265 min di lettura

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TME: l'eccellenza elettronica in terra di lavoro

Indice (8)

  • 1Aniello, partiamo da te: da dove inizi e come arrivi alla fondazione di TME nel 2007? 
  • 2Oggi cosa fa, concretamente, il gruppo TME? 
  • 3Siete presenti anche all’estero? 
  • 4In varie risposte sottolinei un punto: “l’elettronica va riportata in Italia”. Perché è così strategico? 
  • 5C’è anche un tema di “fuga di competenze” e di reclutamento esterno. Pensi soprattutto all’Asia? 
  • 6Il gruppo è cresciuto molto: ci dai una fotografia aggiornata? 
  • 7Da imprenditore, perché ha senso investire qui, nell’area casertana? 
  • 8Una frase che ti porti dietro, e che ripeti anche in azienda? 

Quando pensi a comuni come Marcianise o Portico di Caserta, generalmente, fai difficoltà a pensare a grandi aziende del settore elettronico e informatico. Si tratta di territori a forte vocazione agricola, che conservano nel dialetto le tracce di un passato che odora di tabacco misto a canapa. Ma nel tempo i figli di quella tradizione sono cresciuti, hanno studiato e seguito l’evoluzione di un’Italia “pazza” che si divertiva col talento connaturato nei suoi cittadini. Il territorio del casertano oggi esprime una delle migliori classi di ingegneri elettronici, e non solo. Materiale umano di prim’ordine che trova l’apertura di aziende che sono attori del mercato internazionale, ma che conservano l’identità storica di chi è vissuto qui e in questi territori ci crede.

È il caso della Test and Manufacturing Engineering (TME) di Aniello Stellato, matematico originario (tuttora cittadino) di San Prisco e che oggi guida le fila di un grande gruppo internazionale nel mercato dell’ingegneria elettronica. Lo incontriamo nella sede di Marcianise per farci raccontare una lunga storia di successo. 

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Aniello, partiamo da te: da dove inizi e come arrivi alla fondazione di TME nel 2007? 

«La mia storia parte nella prima metà degli anni ’90, quando fui assunto alla Marconi Sud. Studiavo ancora: sono perito in telecomunicazioni e mi sono laureato lavorando, in matematica (applicata). Facevo i tre turni sulle linee di produzione e la mattina andavo all’università: ero uno studente-lavoratore. Poi, grazie alla laurea, sono cresciuto in reparti tecnici, soprattutto nell’ingegneria dei collaudi: progettazione di sistemi di test per schede elettroniche e apparati per telecomunicazioni. Quando Marconi fu acquisita da Ericsson, ho maturato esperienza anche internazionale: ho gestito gruppi in Inghilterra, Germania, a Genova e a Marcianise, sempre nel “test engineering”. Nel 2006-2007 avevo un’idea chiara: creare qualcosa di mio in quell’ambito. Così, nel 2007 ho fondato la società con l’obiettivo di progettare e produrre sistemi di collaudo automatici per schede e apparecchiature elettroniche».  

Oggi cosa fa, concretamente, il gruppo TME? 

«Progetta e produce sistemi elettronici per grandi gruppi industriali e internazionali. Altresì, progettiamo, costruiamo e vendiamo nel mondo sistemi automatici di collaudo per schede elettroniche a marchio TME, progettando elettronica, meccanica e software. Li vendiamo in Italia e all’estero, a realtà di diversi settori, e facciamo assistenza e service in tutto il mondo sui sistemi installati». 

Siete presenti anche all’estero? 

«Sì. Abbiamo due sedi estere: negli Stati Uniti (sede legale in Georgia e operativa in South Carolina, a Columbia) e a Xiamen, in Cina: sedi con le quali forniamo assistenza e service. Tutti i siti di progettazione e produzione sono in Italia: siamo orgogliosi del nostro Made in Italy: abbiamo anche una sede di progettazione a Roma, con GEB Enterprise (acquisizione avvenuta nel 2021)». 

In varie risposte sottolinei un punto: “l’elettronica va riportata in Italia”. Perché è così strategico? 

«Perché l’elettronica è un comparto cruciale anche per la sicurezza: in un chip possono annidarsi bug o vulnerabilità difficilissime da individuare. Avere una filiera più controllata, soprattutto nei settori sensibili, aumenta la “confidenza” su ciò che usiamo. Io voglio farmi promotore di un messaggio chiaro: l’elettronica è un comparto strategico per la sicurezza nazionale ed europea. È un lavoro di anni: si inizia adesso e si costruisce una traiettoria, non è un interruttore. In qualità di vicepresidente di Confindustria Caserta, voglio portare avanti questo tema insieme a Confindustria stessa, per avviare anche insieme alle istituzioni una riflessione profonda su questi argomenti». 

C’è anche un tema di “fuga di competenze” e di reclutamento esterno. Pensi soprattutto all’Asia? 

«Le competenze italiane nell’elettronica sono forti: scuole e università formano professionisti di alto livello. È inevitabile che altri Paesi guardino a quel know-how. Per contrastare il “fuggi fuggi” serve una inversione di tendenza: più progettazione e manifattura qui, più opportunità di lavoro qualificato, più filiera». 

Il gruppo è cresciuto molto: ci dai una fotografia aggiornata? 

«Siamo passati da due persone nel 2007 a poco meno di 600. Oggi copriamo tre macro-aree: progettazione di sistemi, produzione e prodotti a marchio TME (i sistemi di collaudo). La forza è offrire ai nostri clienti una filiera completa. A livello di struttura: TME si occupa di produzione, progettazione e sistemi di collaudo, GEB Roma di progettazione, TMA della produzione a volume. In particolare, oggi stiamo lavorando per concentrare la produzione a volume su un sito che abbiamo acquisito ad agosto scorso (sito Ex-Jabil): un passaggio importante, anche perché in TMA (nome della società acquisita) è entrata Invitalia al 45% per dare robustezza al progetto. L’obiettivo è far “rivivere” un sito industriale storico e riportare valore sul territorio». 

Da imprenditore, perché ha senso investire qui, nell’area casertana? 

«Perché qui, nell’elettronica, ci sono competenze che per decenni sono state un fiore all’occhiello: dall’assemblaggio alla progettazione. Io voglio contribuire a rimettere in risalto quell’eccellenza e ridare a questo comparto il valore che merita». 

Una frase che ti porti dietro, e che ripeti anche in azienda? 

«“Ad ogni sacrificio corrisponde un beneficio”. E poi un ingrediente sopra tutti: la caparbietà. Gli ostacoli ci sono, si cade, ma ci si rialza. Le battaglie si possono perdere: l’importante è vincere la “guerra” personale, cioè raggiungere gli obiettivi. Lo dico anche perché ho un’impostazione molto strutturata e concreta: sono stato anche Allievo Ufficiale Pilota di Complemento dell’Aeronautica Militare. Affrontare le sfide con entusiasmo, preparazione e determinazione è sempre stato un aspetto essenziale nella mia vita». 

Leggi anche: Policlinico di Caserta: cronologia di una promessa mai mantenuta

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  • #caserta
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  • #tme
Antonio Casaccio
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