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Tommaso Primo: «È la musica a scegliere noi»

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30 gennaio 20183 min di lettura

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“L’importanza dell’essenza che va oltre l’apparenza” con questo concetto inizia l’intervista al giovane cantante napoletano Tommaso Primo. Inizia a scrivere canzoni già da adolescente, usando la lingua napoletana. «Non è l’involucro che fa la persona, ma l’essenza», dice Tommaso. Nel 2011 pubblica il suo primo singolo “Canzone a Carmela”, prodotto da Luciano Liguori, voce e basso de Il giardino dei semplici. Il dialetto usato da Tommaso in modalità superate è leggero e delicato come potrebbe essere quello di un Nino Buonocore o di un Fabio Concato.

 

 

Come nasce il tuo amore per la musica?
«È una vocazione. Non siamo noi cantanti che scegliamo la musica, ma è questa che sceglie noi. Questo è il mestiere più a stretto contatto con la metafisica, Leonardo da Vinci diceva sempre “la musica è l’architettura dell’invisibile”».

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
«Io ascolto tanta musica, la mescolo. A Casa mia, si ascolta da musica neomelodica a grandi autori come Pino Daniele e James Taylor. La fusione di questi generi ha dato luogo a un mio stile, un po’ naif».

Attraverso i tuoi brani, passando tra fantasia e realtà, ci parli di tematiche importanti come in”Lena”, che parla di prostituzione, oppure in “Gioia”. Quale tematica vorresti affrontare nel tuo prossimo LP?
«Parlerà di un viaggio dell’umanità dalla terra a Kepler (l’ultimo nuovo pianeta da poco scoperto ndr). Mi piacciono molto le scoperte scientifiche, se oggi si desse più spazio alla scienza e alla letteratura sarebbe un mondo migliore. Da questo concetto partirà l’idea del nuovo LP: l’umanità che avrà dei problemi sulla terra, da quelli ambientali e sociali, deciderà di partire, va a trovare la vita su altri pianeti sconosciuti. Ci saranno avventure nello spazio, il futuro sulla terra sarà un po’ diverso da quello che immaginiamo, ci saranno i supereroi, mostri e zombie. Quindi sarà un LP un po’ fantasy. Stiamo lavorando anche alla realizzazione del videoclip».

 

 

 

Come si può fare musica a Napoli oggi? Quali sono le difficoltà?
«Non è facile imporsi in questa Napoli di oggi, dove ci sono delle regole ben precise. Già è un miracolo riuscire a fare dei sold out ed essere ascoltati da tanti giovani. Napoli è una città viva, che ha tante cose da dire al di fuori dei cliché».

Come mai la scelta di cantare in napoletano?
«Perché è la mia lingua, anche se il prossimo disco sarà 50% in napoletano e 50% in italiano. Attraverso la lingua napoletana si possono esprimere dei sentimenti che solo a Napoli si possono provare, infatti come fai a dire in italiano la “‘nziria” o la “pucundria”? È tutta una questione di stato sociale».

Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Nel futuro prossimo ci sarà un mio disco con la rivisitazione del suono, introducendo l’elettronica. Sarà un CD che si ispira molto alle sigle dei cartoni animati e dei manga. Inoltre un mio desiderio è arrivare a più gente possibile attraverso dei live diversi dal solito, portando in giro la mia musica, ma soprattutto la nostra cultura napoletana».

di Maria Grazia Scrima
Foto di Maria Grazia Scrima

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018

Tags
  • #naif
  • #Tommaso Primo
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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