
Dopo aver attraversato negli anni temi sociali, spirituali e racconti di periferia, Tommaso Primo torna a mettere al centro l’amore. Lo fa con Canzoni ‘e ‘nnammurate, il nuovo album presentato in anteprima al Frontemare Beach Club di Licola, uscito oggi, 30 giugno. Un disco che segna un nuovo capitolo del percorso del cantautore napoletano, senza rinnegare la sua identità, ma scegliendo di raccontare il sentimento più universale con la stessa intensità con cui in passato aveva raccontato la realtà che lo circonda.

“L’amore è una cosa complicatissima che non ho mai saputo gestire“, racconta sorridendo. “Probabilmente è la forza più grande che esiste nel creato. Più delle bombe, della gravità, dei missili e di tutto quello che i politici scaricano su popoli che non hanno voglia di fare la guerra. L’amore è più forte di tutto questo.” Parole che spiegano bene la direzione del nuovo progetto, nato, come racconta lui stesso, da un’esigenza personale prima ancora che artistica. “Ho sentito il bisogno di riacciuffare la leggerezza. È una cosa che manca da un po’ di tempo nella mia vita e probabilmente non riuscirò mai ad afferrarla del tutto, però ci sto provando. Qualche sera fa passeggiavo per Napoli, pieno dei miei pensieri. A un certo punto ho visto due ragazzi che si abbracciavano e si baciavano su un muretto. Mi sono emozionato e ho detto che bello, questo è un segnale della vita, sto facendo la cosa giusta“.
Per Tommaso Primo, parlare di musica significa prima di tutto parlare della propria vita. Non ama definire la sua come una semplice “carriera”, ma preferisce il termine percorso, perché ogni album rappresenta una fotografia di ciò che sta vivendo. “Ogni disco racconta una tappa del mio percorso di vita. Alla fine non stiamo parlando solo di Tommaso artista, ma di Tommaso persona”, racconta, spiegando come ogni progetto nasca prima dall’esperienza umana che dall’esigenza musicale.
L’amore, però, non viene raccontato in modo astratto. Nell’album prende il volto di persone realmente esistite, di storie vissute e di ricordi che il cantautore rielabora attraverso la scrittura. Brani come Claudia, Giulia e Sabrina nascono infatti da persone reali, anche se, come ammette lui stesso, la canzone lascia sempre spazio a una parte di invenzione: “A volte le rendo più belle, ci metto un po’ di romanzo, ma anche la cruda verità. Quella che spesso non riesci a dire guardando una persona negli occhi e che invece viene fuori quando prendi una chitarra”.
Se i testi raccontano l’amore in tutte le sue sfumature, anche la veste musicale guarda alle radici. Il brano che dà il titolo all’album, realizzato insieme a Mavi, richiama infatti le sonorità della tradizione napoletana. Un riferimento tutt’altro che casuale. Tommaso Primo racconta di essere cresciuto a Marechiaro ascoltando i posteggiatori e artisti come Sergio Bruni e Nino Taranto, un patrimonio musicale che continua ancora oggi a influenzare il suo modo di scrivere. Allo stesso tempo, però, sottolinea di essere figlio degli anni Novanta, capace di far convivere nello stesso immaginario il classico ed il nuovo: “Sono figlio di una posteggia e di una sigla degli animi guardata alla televisione con mia nonna”.
Più che lasciare un messaggio preciso, Tommaso Primo spera che il pubblico faccia proprie le sue canzoni, accompagnandole ai momenti più importanti della propria vita. Sorride quando pensa che alcuni fan possano aver fatto l’amore ascoltando la sua musica o l’abbiano scelta come colonna sonora delle proprie promesse. È questo, dice, il riconoscimento più bello che possa ricevere. Tommaso ci saluta, infine, con una domanda legata al suo brano preferito dell’album, “Sabrina“, la storia di un amore finito non per mancanza di sentimento, ma per il peso delle incomprensioni: “A volte mi chiedo e chiedo anche a voi: basta l’amore?“. Noi non lo sappiamo se l’amore possa bastare, ma nel frattempo ci accontentiamo di cantare Canzoni ‘e ‘nnammurate in riva al mare.
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