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Cantautore dell’umoristica tamarra: Tony Tammaro si racconta

Giancarlo Palmese
Giancarlo PalmeseRedazione Informare
10 giugno 20174 min di lettura

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Un cantautore di canzoni umoristiche antidepressive – così si definisce Vincenzo Sarnelli, noto a tutti come Tony Tammaro. Un nome d’arte che richiama il termine tamarro, la categoria sociale su cui ironizza e attraverso cui racconta aspetti della vita di tutti i giorni.
Dalla prima cassetta registrata nell’89 Tony Tammaro è riuscito a ritagliarsi un proprio spazio artistico, indipendente e atipico, fino a diventare un vero e proprio cult della canzone umoristica napoletana.
Abbiamo incontrato Tony lo scorso mese alla Facoltà di Sociologia dell’Università Federico II, in occasione di un seminario, organizzato dall’associazione “La Cooltura” in collaborazione con NerdMonday e Udu Scienze Sociali, in cui l’artista ha raccontato sé stesso, la sua poetica e tutta un’epoca, insieme al docente di “Culture giovanili” Raffaele Savonardo.
Accolto dall’affetto di tantissimi studenti, cresciuti con le sue canzoni, tormentoni della “giovinezza” di tanti, Tony Tammaro non si è sottratto agli abbracci, ai selfie e a foto con in mano il mitico “Supersantos”. Ci confessa l’emozione di vedere quanti giovani gli vogliono bene. Lui, Enzo Sarnelli, nel privato è un uomo riservato, timido a tratti, tutt’altro che “tamarro”. «Sono uno che compra i libri, li legge e addirittura qualche volta li capisce pure».
È emblematica la sua presenza alla Facoltà di Sociologia, lui che è un sociologo che non scrive libri ma canzoni: «penso di essere un acuto osservatore del mio popolo e l’ho descritto con la mia musica – racconta – sono stato fortunato perché i napoletani sono un popolo un po’ permaloso, per cui quando gli fai notare i loro difetti ti attaccano. Invece sono stati benevoli con me, forse perché nei miei testi traspare comunque l’amore incondizionato per la mia gente, portatrice di tradizione e sani valori. Credo che se tra duecento anni un ricercatore vorrà capire come si viveva a Napoli negli anni ’90, gli potrà essere d’aiuto trovare un mio disco». Infatti il suo successo avviene in un periodo difficile per la città, nel pieno della guerra di camorra tra i cutoliani della Nuova Camorra Organizzata e la Nuova Famiglia. «La gente aveva una gran voglia di ridere e io in quel momento sono stato come un infermiere che arriva a portare sollievo con la comicità. Oggi forse è più facile far ridere, ma anche se non c’è più la guerra di camorra, vedo una grande crisi, soprattutto di valori».
Enzo Sarnelli cresce al Rione Alto, dove non sei “né carne né pesce”, né un altolocato del Vomero, né un popolano di “abbasc’ Napule”. Questo gli ha permesso di notare le differenze, le inflessioni dialettali di quartiere in quartiere di Napoli, di provincia in provincia, e rappresentarle con maestria. Racconta poi il rapporto con suo padre Egisto, che è stato un noto cantante e chitarrista napoletano «ho avuto tanti conflitti con mio padre, che era un cultore della musica napoletana classica e per questo ho vissuto un rapporto molto conflittuale con lui, il quale non accettava che io rovinassi la tradizione della musica da lui tanto amata. Purtroppo a Napoli, artisticamente parlando, abbiamo una paura enorme di confrontarci con i mostri sacri, come Eduardo, Totò, Di Giacomo, ma bisogna continuare a scrivere, parlare del proprio tempo. I Maestri sono belli finché insegnano e si deve sempre provare a superarli».
Tony si vede come continuatore di quel filone umoristico della macchietta napoletana di cui Pisano-Cioffi furono i precursori e che si era fermato a Renato Carosone. Un napoletano fiero delle sue origini e di quella stessa napoletanità che è oggetto ma al tempo stesso soggetto delle sue canzoni. «Nascere a Napoli ti consente di avere quella marcia in più. Un artista napoletano se un giorno si sveglia e decide di scalare le classifiche lo può fare, perché noi facciamo teatro da 4mila anni ed è in noi insita la teatralità, la capacità di fare spettacolo». 
Dal 6 aprile è stato nelle sale “La Parrucchiera” di Stefano Incerti, un film che ha riscosso un enorme successo e nel quale Tony interpreta un ruolo insolito per lui: «All’inizio credevo avessero sbagliato a mandarmi il copione. Ho fatto il rattuso, un ruolo che non era nelle mie corde. Io che non l’ho mai fatto nemmeno nella vita privata, ho dovuto studiare, sono andato a vedermi tutti i film di Jack Nicholson per imparare a fare lo sguardo da cattivo – e conclude – pare sia andato talmente bene che già mi hanno chiamato per un nuovo film. Questa volta però farò finalmente ciò che mi riesce meglio: il comico».

di Fulvio Mele
fulviomele20@gmail.com
Foto di Franz Sangiovanni Fotografia

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  • #Anni 90
  • #musica
  • #tony tammaro
Giancarlo Palmese
Redazione Informare

Giancarlo Palmese

Tra i soci fondatori dell'Ass. "Centro Studi Officina Volturno" impegnato socialmente. Grapich Designer - Fotografo - Videomaker

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