
Il match in trasferta contro i granata significa poco per la classifica, entrambe le squadre non hanno nulla da chiedere al campionato ma il Napoli vincendo oggi si porta a più quattro dalla Juventus – ieri battuta dal Genoa – e salvo clamorosi ribaltoni, ipoteca il terzo posto a due giornate dalla fine.
Torino – Napoli nonostante le poche – si fa per dire – pressioni dovute al momento vissuto dalle due squadre è una partita vera. Novanta minuti pieni di significati in casa partenopea, vediamone alcuni.
Alla domanda del giornalista di Dazn nel pre-partita, se anche l’anno prossimo resterà alla guida degli azzurri, Luciano Spalletti risponde con il suo classico sorriso furbo. Il tecnico dubbi non ne ha, al massimo li fa venire. Ultimamente non ha nemmeno indecisioni per la scelta degli undici titolari visto che riconferma, come col Sassuolo, un assetto super offensivo con Osimhen davanti a Mertens coadiuvato da Insigne e Lozano sulle fasce. Chiede per tutto il primo tempo a Ospina di lanciare lungo sulla punta e di non tergiversare troppo con il pallone tra i piedi, oggi non c’è spazio né voglia per una costruzione dal basso, Meret docet. Prima e dopo il vantaggio effettua i cambi, uomo per uomo, senza cambiare assetto, anche qui forse l’esperienza con la Roma in casa ha contato, quando i partenopei sopra di un gol si schierarono con una difesa a cinque subendo i giallorossi negli ultimi minuti. Non si finisce mai di imparare.
Forse più che a parole Ciro è bravo con i fatti. Aldilà del rigore procurato – non un dettaglio – Dries sembra alla prima di campionato. Entusiasmo e voglia da vendere, nel cuore di tutte le azioni offensive senza disdegnare la fase difensiva. Corre Mertens, corre come se avesse dieci anni in meno. Il belga vuole restare, vedere le sue ultime prestazioni per credere. Più chiaro di così?
Lorenzo non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. L’errore poteva contare e forse conta ma relativamente. Ma Insigne anche oggi, a campionato quasi terminato, dimostra di approcciare alle gare da grande professionista e con rispetto per la maglia che ama. È suo il lancio per Osimhen in occasione del rigore procurato poi da Mertens, è sua l’occasione per il vantaggio per riscattare l’errore dal dischetto, ma un altro napoletano in maglia granata Armando Izzo gli nega la gioia per la seconda volta con un super intervento. La partita del capitano nonostante questi due episodi negativi nel complesso è positiva. Non è da Insigne certo, ma nemmeno da giocatore con la valigia pronta da ormai sei mesi.
Quel sinistro lo conosciamo bene, la qualità pure. Oggi però lo spagnolo recupera una palla sulla trequarti e si inventa un gol, questo si è visto meno durante tutta la stagione. È vero i problemi di pubalgia hanno condizionato il suo rendimento, ma al Napoli serve un faro in mezzo al campo e non una luce intermittente. Detto questo, i tre punti oggi sono soprattutto merito suo.
Nel primo tempo succede poco. In apertura Belotti sorprende Koulibaly, gli passa davanti e gira di testa verso Ospina che attento non si fa sorprendere e inchioda sulla linea. Il primo squillo azzurro è firmato dal calciatore meno tecnico del centrocampo di Spalletti: Lozano serve Anguissa che dal limite dell’area di rigore calcia di esterno destro mandando la palla vicino al palo, fuori di poco. Da segnalare anche un tentativo di Mertens su calcio piazzato guadagnato da Koulibaly. Il belga tenta di far girare il pallone sopra la barriera, questione di centimetri ma la conclusione è fuori dallo specchio della porta.
Rientrati dopo l’intervallo le due squadre non riescono a rendersi particolarmente pericolose. Le difese lavorano bene, sono ordinate e attente, serve un lampo e al 60’ arriva il genio di Insigne: parabola calcolata al centimetro per trovare Osimhen tra i due centrali del Toro, tacco del 9 azzurro per servire Mertens che va giù prima di calciare per un intervento irregolare di Izzo. Calcio di rigore, dal dischetto va il capitano, angola bene ma super Berisha nega la gioia ai tanti tifosi presenti nel settore ospiti giunti a Torino.
Lorenzo ha l’occasione di rifarsi quattro minuti più tardi. Ancora Mertens, ispirato lancia il capitano in profondità, corre Insigne verso la porta ma al momento del tiro si immola Izzo per fermarlo e ci riesce, grande occasione per il Napoli che vede in pochi minuti sfumare due grosse chance per portarsi in vantaggio. Arriva anche un pericolo, ci pensa Belotti a preoccupare la difesa partenopea, servito dal subentrato Linetty, il bomber granata si gira bene in area di rigore, incrocia il tiro che sfiora il palo con Ospina fermo immobile.
Dopo il possibile svantaggio però arriva la rete che sblocca il punteggio. Fabian Ruiz va in pressione su Pobega, ruba palla e punta la porta, finta due volte di calciare per smarcarsi, conclusione col mancino leggermente deviata che passa sotto le ambe di Berisha. Nel finale, il Napoli tiene botta. Spalletti oltre a Zielinski e Politano entrati al posto di Mertens e Lozano prima del vantaggio, inserisce anche Elmas e Lobotka al posto dell’autore del gol Ruiz e di chi il gol poteva farlo ma oggi proprio non ci è riuscito, Insigne. A pochi secondi da fischio finale, uno stremato Osimhen in preda ai crampi chiede il cambio, al suo posto entra Petagna per toccare gli ultimi palloni.
Vincere fa sempre bene, ora una settimana per preparare l’ultima al Maradona contro il Genoa. L’obiettivo Champions era già stato raggiunto ma chiudere in bellezza è d’obbligo per un ambiente che nonostante i digestivi Sassuolo e Torino, fatica ancora a mandare giù le speranze scudetto sfumate contro l’Empoli.
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