
L’ormai ex presidente della Liguria Giovanni Toti si dimette: questa mattina è stata consegnata la lettera da parte dell’assessore leghista Giampedrone. Le dimissioni arrivano 80 giorni dopo le accuse di corruzione che hanno colpito il politico insieme ad Aldo Spinelli, imprenditore portuale, e Paolo Emilio Signorini, capo dell’autorità portuale di Genova. Le prossime elezioni sono dunque previste in autunno, e il centrodestra si dice già fiducioso di riottenere la fiducia popolare.
Era ormai chiara già da molto tempo la fine che avrebbe avuto la storia di Giovanni Toti alla guida della Regione Liguria. Le pressioni da parte anche dei suoi stessi alleati politici erano ormai troppo forti, e l’inabilità del presidente, oggi ai domiciliari, ad adempiere ai suoi doveri, ha reso impossibile ritardare oltre le dimissioni. Toti è formalmente accusato di corruzione, per aver ricevuto circa 74.000 euro da parte dell’imprenditore Aldo Spinelli, in cambio di favoreggiamenti e concessioni particolari nel porto di Genova. Dal 18 luglio in poi l’indagine si accresce coinvolgendo anche un favoreggiamento in campagna elettorale da parte di Esselunga e Primocanale, emittente ligure che aveva trasmesso spot elettorali a favore di Toti. Ora la palla passa agli elettori: entro questo autunno si terranno le elezioni per il nuovo governatore, e già oggi si accendono le prime scintille di un nuovo fronte di scontro. E’ stata tuttavia emblematica la reazione di Carlo Calenda, che ha sostanzialmente accusato la magistratura di aver fatto piovere su Toti questo scandalo per fini politici. “Forzare le dimissioni di un Governatore attraverso l’imposizione di misure cautelari a pioggia è indegno di uno Stato di diritto”, ha detto Calenda.
Le accuse di Calenda prefigurano una situazione molto grave di ingerenza della magistratura in politica. Sulla scorta della storica battaglia anti-magistratura portata avanti dal centrodestra già berlusconiano, anche stavolta gli alleati e non, come Calenda, di Toti, cercano di minimizzare la grave vicenda di corruzione su cui si sta indagando. Non c’è stata alcuna forzatura nelle dimissioni di Toti: è anzi scandaloso che in uno “Stato di diritto”, come dice Calenda, un presidente di regione accusato di corruzione non si dimetta immediatamente, e aspetti l’aggravarsi inesorabile della sua posizione con altri capi d’accusa. La retorica vittimista nei confronti dei procedimenti giudiziari è ormai una tipicità della nostra politica, che tende sempre a vedere un doppio fine anche in indagini evidentemente legittime e volte all’accertamento di illeciti reali e perseguibili.
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