
Piazza Garibaldi dovrebbe essere il biglietto da visita di Napoli: snodo strategico tra centro cittadino e principali linee di trasporto, punto di contatto quotidiano tra residenti, turisti e pendolari. Al suo fianco sorgono due stazioni fondamentali per la mobilità urbana e regionale: Napoli Centrale – la terza in Italia per traffico passeggeri, con oltre 200.000 viaggiatori al giorno lungo il corridoio ferroviario Napoli–Afragola – e Porta Nolana, capolinea della Circumvesuviana. Tre aree connesse, un solo destino: quello del degrado urbano.
Dal 1866 la stazione domina la piazza, che negli anni ’60 fu completamente ripensata. La nuova stazione venne arretrata e ampliata, con l’introduzione anche di un collegamento sotterraneo. Tra il 2006 e il 2010 Piazza Garibaldi è stata oggetto di un vasto intervento di riqualificazione urbana: gallerie commerciali, un bosco urbano con anfiteatro sul lato nord, aree pedonali. Ma molte di quelle promesse sono rimaste sospese. Marciapiedi dissestati, incuria, sporcizia, l’odore costante di urina e la totale assenza di manutenzione continuano a segnare l’identità del luogo.
Attorno alla statua di Garibaldi, i clochard dormono tra i cartoni, si mangia all’aperto su gradini sporchi, e piccioni e rifiuti dominano lo scenario. Le strisce pedonali sono scolorite o del tutto assenti, e l’incrocio tra via Milano e corso Meridionale è pericoloso per chiunque vi transiti, a piedi o in auto. Anche Porta Nolana appare dimenticata: pochi servizi, degrado evidente, seppure da qualche tempo vi siano i militari dell’operazione “Strade Sicure”.
Il disagio urbano si intreccia con l’insicurezza percepita. Furti, scippi, spaccio, aggressioni e rapine sono segnalazioni frequenti. A gennaio 2025, nel solo primo mese dell’operazione “Stazioni Sicure”, sono state identificate oltre 22.000 persone (più di 4.000 con precedenti), con 15 arresti, 50 indagini, 30 ordini di allontanamento e numerose sanzioni. Dall’8 gennaio è attivo un presidio fisso con Polizia di Stato, Polfer, Carabinieri ed Esercito, ma la percezione dei cittadini non è cambiata.
Dopo il tramonto, la piazza si svuota. Le forze dell’ordine ci sono, ma spesso appaiono isolate in un contesto dove degrado e criminalità diffusa scoraggiano la permanenza. Nei mesi precedenti, la Polfer ha registrato rapine con uso di benzodiazepine, borseggi ai danni di turisti, retate di bande che agivano tra Napoli Centrale e Cavour. Le ordinanze del 2011-2012 prevedevano presidi fissi della Municipale, ma oggi la continuità è saltata. Senza un piano integrato, il problema si ripresenta.
Nel 2024 il Comune ha lanciato “La Bella Piazza”, un progetto partecipato che coinvolge oltre 40 soggetti tra cooperative, associazioni e imprese locali. L’obiettivo è creare una piazza accogliente, attraverso manutenzione quotidiana, cura del verde, sportelli di prossimità, cultura e affidamento dei chioschi. Sono previsti anche walking tour guidati, infopoint potenziati e un calendario di eventi nell’area nord della piazza, la cosiddetta cavea. È un segnale importante, ma ancora fragile. Nel 2025 è stato anche annunciato “Il Faro”, progetto visionario dello studio Zaha Hadid: 150.000 metri quadrati di parco urbano, nuova sede della Regione e ampi spazi pubblici. Ma al momento è solo un rendering.
Le istituzioni ci sono, ma ciascuna agisce nel proprio perimetro. Comune, Regione, Ferrovie, EAV, Prefettura, forze dell’ordine: manca una regia unica. Gli interventi, scollegati tra loro, faticano a produrre risultati strutturali. Piazza Garibaldi non è solo un nodo di scambi: è una lente sulla città e sul suo futuro. Napoli non può più permettersi una porta d’ingresso che somiglia a un’uscita d’emergenza. Servono visione, ascolto, continuità. Perché Piazza Garibaldi racconta chi siamo. E chi vogliamo diventare.
di Elisabetta Rota e Camilla Esposito Alaia
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