
La città di Pozzuoli è storicamente uno dei territori di maggiore prestigio della provincia Napoli. La sua storia infinita e le sue caratteristiche geografiche le hanno fin da sempre riservato un ruolo da protagonista nella regione Campania. Basti pensare al suo porto e all’accesso diretto alle isole di Ischia e Capri, e, anche dal punto di vista economico, la città ha sempre brillato. Da un po’ di tempo a questa parte però la città è in profonda crisi. Dimenticate il centro storico affollato e il lungomare di Via Napoli attraversato da migliaia di persone, perché la realtà oggi è diversa. Le cause sono tante, strutturali e radicate nel tempo. Pozzuoli sta vivendo un’emergenza, forte, che ne sta affossando l’economia.
Nel pieno del dibattito sul futuro del centro storico, segnato da almeno 50 serrande di attività abbassate in un anno e da un’economia locale in affanno, interviene Riccardo Volpe, consigliere comunale. Per Volpe il declino del commercio non dipende da un solo fattore ma da un intreccio di criticità: collegamenti inesistenti, burocrazia pesante, caro fitti, bradisismo e soprattutto assenza di una visione politica capace di definire che città e che modello turistico costruire. «Non basta parlare di parcheggi o vigili – sottolinea – perché alcuni locali continuano a funzionare. Il problema è che Pozzuoli non ha un’identità chiara e non valorizza ciò che possiede: dal Lago d’Averno al Monte Nuovo, fino al patrimonio archeologico gestito in modo disordinato». Il consigliere richiama anche le responsabilità dei commercianti, spesso poco inclini all’innovazione e divisi da conflitti interni: «Se non c’è una strategia condivisa, né da chi governa né da chi fa impresa, il centro storico continuerà a perdere attrattività».
Per Nicola Scamardella, Presidente di Confcommercio Pozzuoli, la crisi del commercio non nasce solo dal bradisismo, ma deriva da anni di assenza di programmazione e servizi adeguati. «Pozzuoli ha mare, storia e una posizione unica, ma non si è mai costruito un modello turistico – spiega – Gli imprenditori non scelgono più Pozzuoli e i grandi marchi non investono perché non trovano servizi all’altezza». Ma il tema centrale resta la mobilità: Ztl confuse, parcheggi insufficienti e collegamenti inesistenti. «I vigili dovrebbero accogliere, non scoraggiare. Una famiglia che prende una multa non torna più» dice. Anche lo storico parcheggio multipiano, senza navette e servizi, non funziona, mentre le strisce blu restano occupate da residenti e dipendenti. Scamardella osserva che realtà più piccole, come Aversa, attirano investimenti grazie a una gestione più efficiente. Pozzuoli, invece, pur avendo un potenziale enorme, «manca di una linea chiara». Per il Presidente di Confcommercio le opportunità ci sono: dal nuovo lungomare all’America’s Cup, ma la città rischia di non farsi trovare pronta. «Pozzuoli può rinascere, ma solo se finalmente si dà una visione».
L’allarme più forte proviene dal tessuto commerciale della città, che da tempo lamenta una forte crisi economica, conseguenza non solo del fenomeno bradisismo ma di una mancanza di infrastrutture. I temi principali sono vari, così come ci racconta Vincenzo Stasino, titolare del ristorante “StasyFood”, situato in una delle vie più centrali della città. Vincenzo denuncia da tempo la crisi profonda che vive Pozzuoli: «Riscontro ogni giorno una criticità primaria: la mancanza di parcheggi. Il multipiano, il grande parcheggio della città è passato da gestione comunale a privata, con costi orari molto alti e senza tariffe giornaliere. I clienti si lamentano: ho dovuto organizzare una navetta privata per accompagnarli dal parcheggio al locale, il tutto a mie spese. Ma non dovrebbe essere un ristoratore a sopperire alle carenze del Comune. Serve un intervento serio dell’amministrazione: più aree di sosta, trasporti pubblici adeguati. Chiediamo un incontro con l’amministrazione per discutere di questa emergenza».
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