
Una lunga intervista ad Alessio Centore, aka Prozac, giovane produttore di musica industrial – dark – hard techno proveniente dalla provincia di Caserta. Come camminare lungo le vie dei rave e della techno, perché è insensato istituzionalizzare queste feste. Una visione alternativa agli stereotipi che persistono pesanti sui rave e la loro demonizzazione nei primi giorni del nascente Governo Meloni.
Mentre il resto del mondo abbraccia la musica elettronica e i rave come forme d’arte e di espressione giovanile, l’Italia continua a destreggiarsi tra una visione tradizionale e una più progressista di questa cultura underground. Nei giorni di insediamento del Governo Meloni, si sono fatte sentire le polemiche riguardanti il decreto-legge varato apposta per risolvere la questione del rave organizzato a Modena l’anno scorso.
Partendo da questo argomento e dalla situazione attuale in materia, ho voluto interpellare un giovane produttore di musica industrial – dark – hard techno proveniente dalla provincia di Caserta. Alessio Centore, aka Prozac, ascolta musica da quando era un bambino. A 5 anni, fu svezzato dal padre con ascolti importanti: in primis, gli Ultravox (l’album Ha! Ha! Ha! a ripetizione), poi Klaus Schulze, tutta la scena rock sperimentale con l’impronta elettronica: “Unisce tutto quello che ascolto: derivo dal metal, dalla musica classica, dalla musica concreta, da ogni forma di sottogenere musicale. Sono una persona che cerca di creare un immaginario che corrisponda al mio mondo interiore”.

Nel panorama attuale, il genere di musica che Prozac produce e suona nei locali in Italia e soprattutto all’estero, è ancora avvolto nei tabù. Le nostre norme sociali e i valori culturali che ci rimangono incollati da ormai troppo tempo possono influenzare la percezione di questa musica, rendendola un esempio monumentale di tutti quegli stereotipi che regnano sovrani quando si affronta questa proposta musicale. Alcune persone potrebbero associare l’Hard Techno a comportamenti sociali o valori che considerano inaccettabili o sconvenienti.
“A me interessa questo tipo di musica poiché la uso come valvola di sfogo. La musica che propongo è naturalmente lontana dalla musica leggera. Andrebbe proposta in luoghi dove può essere capita e soprattutto non mercificata e mortificata. Le feste Techno sono, senza ipocrisia di sorta, luoghi dove c’è la perdizione. Come c’è perdizione nelle feste rock, come nel privè nei teatri durante un concerto di musica classica“.
Sento però un senso di familiarità durante le feste Techno piuttosto che a feste Hip Hop: Hellheaven, Busy… non c’è lo stesso clima. Spesso capita di fare amicizia con qualcuno in festa e quel legame rimane duraturo, c’è un senso di rispetto maggiore, per le persone, per la musica soprattutto. Si crea quasi un legame familiare, fai amicizia, costruisci la tua cerchia di persone con la quale fare queste esperienze e soprattutto crei network giganteschi. Ci vedo molta aggregazione in questo”.
“Come persona, voglio far star bene le altre persone. Come un antidepressivo. È difficile spiegare determinate cose che non possono essere capite da tutti. Io nella musica butto dentro quello che mi succede qui (si tocca il petto, ndr). Mi informo anche a livello scientifico. Ci sono molti studi tra la relazioni di persone neurodivergenti e musica dance (quindi Techno per esempio) e di come questo genere riesce ad accomunare varie persone, e di producer soprattutto con disturbi come ADHD, tourette o autismo.
“Il rave è nato come libera espressione e totale anti-capitalizzazione della musica. Mettere il biglietto ad un rave, è insensato. A Berlino puoi fare rave anche nei parchi pubblici e nessuno ti può (potrebbe) dire nulla, a patto che non crei un disagio reale. Sostanzialmente nessuno fa del male a nessuno. È vero, ai rave c’è gente che consuma sostanze stupefacenti. Ma questi comportamenti li registriamo anche in altre tipologie di eventi, se vogliamo più istituzionalizzati. Vanno aperte le visioni, va messo in chiaro che il rave non va associato di conseguenza alla droga. Altrimenti il rock a cosa dovrebbe essere associato? Il nostro è un problema di carattere culturale: i rave sono sempre stati banditi, ghettizzati, alla strenua di eventi che, per facilità, hanno sempre etichettato come illegali o pericolosi. Infatti, oggi per partecipare ad un rave, devi conoscere il tipo che conosce il tipo che conosce quell’altro tipo… Insomma, secondo me si deve regolarizzare e riscoprire il vero animo del rave e non avere quell’ansia che la polizia possa prelevarti da un momento all’altro”.
“Il club italiano sta portando paradossalmente la musica che si sente ai rave. Stanno capitalizzando quella musica. All’estero, il rave è visto come un concetto totalmente diverso. In Italia, però abbiamo quel rapporto con gli altri di familiarità che all’estero non si riscontra. Andai a Liverpool e i partecipanti si godevano comunque la festa, ma individualmente. Come se fosse un’esperienza non da fare in collettivo. È quasi un’esperienza intima con loro stessi. Qui in Italia siamo abituati alle comitive, per capirci. O comunque si tende a fare gruppo con sconosciuti. È sicuramente un fatto comportamentale. Paradossalmente però il genere all’estero spinge molto di più”.

“Il mio migliore amico, Vladimir Russo aka Michael Katana. Io ho iniziato a fare techno come forma di rehab. Ho avuto un periodo abbastanza trascendentale, momenti difficili che tutti passano nella vita. Avevo perso la voglia di fare le cose. Vlad mi ha preso dal fondo e mi ha indirizzato sulla giusta via, riprendendo anche la voglia di mettermi a produrre e sperimentare cose nuove. Mi diceva che se non facevo qualcosa con la techno, mi avrebbe preso a schiaffi”.
“Con lui ho creato una label che si chiama Maestri Ascesi. Siamo su tutti i social e i canali streaming. Mi ha fatto riscoprire il gusto di creare. E sta succedendo. Quando ascoltavo artisti che stimo tutt’ora, li vedevo da lontano. Per me erano irraggiungibili. Parlo di DOSTROIC, Aldes, SLVL e molti altri. E poi, boom, escono sulla mia etichetta. È un traguardo per me grande, grandissimo”.
“L’ultimo EP uscito è di Michael Katana, dove ci sono una traccia originale e nove remix di artisti internazionali. Adesso stiamo lavorando a varie uscite che avverranno da qui alla fine dell’anno, ogni giorno cresciamo sempre di più. I nostri numeri sui canali streaming, specialmente su Soundcloud, vanno alla grande, ma non vogliamo fermarci qui. Questo per farti capire come stiamo lavorando al meglio per produrre i nostri lavori”.
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