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Transumanesimo: siamo già "oltre l'umano"?

Ilaria Ainora
Ilaria AinoraRedazione Informare
19 dicembre 20225 min di lettura

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Transumanesimo: siamo già "oltre l'umano"?

Indice (6)

  • 1Le origini del transumanesimo
  • 2Alcuni esempi di transumanesimo
  • 3Gli esoscheletri 
  • 4Inail: la ricerca per contrastare le patologie muscolo-scheletriche legate al lavoro
  • 5Neuralink: l’ambizioso progetto di Elon Musk
  • 6Transumanesimo: alcune riflessioni

Tra esoscheletri e chip nel cervello, il transumanesimo è ormai realtà.

Le origini del transumanesimo

Sembra che il termine “transumanesimo” sia stato utilizzato per la prima volta nel 1957 da Julian Huxley nel testo Transhumanism. L’attuale definizione è da attribuire, invece, a Max More, che ne estende la portata ad includere quelle filosofie che mirano al raggiungimento di una condizione postumana. «Non sopporteremo più la tirannia dell’invecchiamento e della morte. Per mezzo di alterazioni genetiche, manipolazioni cellulari, organi sintetici e ogni altro mezzo necessario, ci doteremo di vitalità duratura e rimuoveremo la nostra data di scadenza. Ognuno di noi deciderà quanto a lungo potrà vivere». Questo il primo emendamento che, rivolgendosi a Madre Natura, Max More propone di apportare alla costituzione umana, segnata da vulnerabilità e caducità. Espansione delle capacità cognitive, della memoria, controllo delle emozioni e della genetica: questi i passi per realizzare l’ambizioso progetto dell’ultra-umano. 

Dal transumanesimo si distingue il postumanesimo. Secondo il distinguo che traccia Bostrom, il “transumano” è un essere umano con capacità fisiche, intellettuali e psicologiche “migliori” rispetto ad un “umano normale”; diversamente, il “post-umano” è un essere – non necessariamente umano ma controllato dalla coscienza umana – le cui capacità oltrepassano in modo sensazionale l’essere umano attuale. Ci focalizziamo, in questa sede, sul transumano.

Alcuni esempi di transumanesimo

La tecnologia sta traghettando la condizione del genere umano verso una simbiosi con le macchine, tese ad implementare le abilità dell’uomo o a sanarne i deficit. Il transumanesimo, dunque, lungi dall’essere pura fantascienza, è una realtà in avanzamento. Per sinteticità, si segnalano alcuni esempi di connubio uomo-macchina, attualmente attenzionati dalla ricerca. Si fa, in particolare, riferimento agli esoscheletri e all’impianto di chip nel cervello. 

Gli esoscheletri 

Nel 2014 il calcio d’apertura dei mondiali di calcio in Brasile è stato dato da un paziente paraplegico, attraverso un esoscheletro robotico controllato con una interfaccia cervello-macchina. È proprio il caso di dire: un piccolo “calcio” per l’uomo, un grande passo per l’umanità. Ma che cosa sono gli esoscheletri? Si tratta di strutture robotiche che vengono indossate su arti esistenti, che agiscono in simbiosi con l’essere umano seguendone il movimento. Già nel 2012 veniva alla luce l’esoscheletro del Laboratorio Percro dell’Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell’Informazione e della Percezione (Istituto TeCIP) della Scuola Superiore Sant’Anna. Si tratta di un prototipo, chiamato body extender, costituito da un corpo centrale cui sono collegate due gambe e due braccia robotiche, che riescono a sollevare e reggere carichi fino a 100 chili di peso. 

Inail: la ricerca per contrastare le patologie muscolo-scheletriche legate al lavoro

Più di recente, l’Inail ha finanziato una ricerca tesa a far fronte alle patologie del sistema muscolo scheletrico legate al lavoro, che rappresentano il 68% del totale e sono costante in crescita dal 2016. Protagonista dello studio è il team di ricerca XoLab di IIT (Wearable Robots, Exoskeletons and Exosuits Laboratory) guidato da Jesús Ortiz, che collabora con il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail, guidato da Carlo De Petris. Lo studio ha portato allo sviluppo di tre dispostivi robotici indossabili: XoTrunk, per supportare la schiena e il tronco, XoShoulder, per fornire sostegno alle spalle, e XoElbow, per il sostegno dei gomiti. 

Neuralink: l’ambizioso progetto di Elon Musk

Il video del macaco Pager che giocava a Pong usando la sua mente per muovere i cursori grazie all’impianto Neuralink ha fatto il giro del web. Fondata nel 2016 in Texas, Neuralink nasce con l’obiettivo di sviluppare un chip in grado di controllare dispositivi elettronici complessi. Una simile tecnologia impatterebbe notevolmente sulla vita di persone affette da paralisi, che potrebbero riacquisire le loro capacità motorie, ma anche di persone con malattie cerebrali degenerative come il Parkinson e l’Alxheimer. 

Dopo aver condotto test solo su animali, Elon Musk intendere avviare la sperimentazione anche sull’uomo. Ha, dunque, domandato l’autorizzazione a procedere alla Food and Drug Administration. Le prime applicazioni del dispositivo potrebbero riguardare il ripristino della vista e l’abilitazione del movimento dei muscoli.  

Transumanesimo: alcune riflessioni

Un mondo senza malattie, dove la perdita delle capacità sensoriali, psichiche o motorie possa essere compensata nell’immediato con l’ausilio di dispositivi, appare, senza dubbio, uno scenario auspicabile. Tuttavia, se proviamo ad immaginare una realtà in cui la tecnologia consenta di potenziare qualsiasi capacità esistente tramite impianti elettronici, forse ci imbattiamo in alcune criticità. In primo luogo, ove tali dispositivi siano appannaggio solo dei più abbienti, il rischio sembra essere quello di accentuare le disparità sociali, giungendo, finanche, a costituire una dicotomia tra “uomini” e “superuomini”. Per adesso, tiriamo un sospiro di sollievo: questa prospettiva può avere sede, almeno per ora, esclusivamente nelle pagine di un bel romanzo distopico. In futuro, tuttavia, spetterà all’uomo porre dei limiti all’avanzamento tecnologico, affinché la distopia non diventi la triste realtà. 

Tags
  • #chip
  • #Elon Musk
  • #tecnologia
  • #transumanesimo
Ilaria Ainora
Redazione Informare

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