
È stato divulgato che a Guangzhou, in Cina, nel Maggio scorso è stato eseguito il primo trapianto di polmone da un maiale su un essere umano in stato di morte cerebrale. Tuttavia c’è ancora molta strada per gli xenotrapianti.
Gli xenotrapianti sono il trapianto di organi, tessuti o cellule da una specie animale a un essere umano, e dopo una serie di progressi e lunghi studi registrati con cuori e reni su pazienti selezionati, i ricercatori hanno esteso la sperimentazione ai polmoni. L’organo utilizzato proveniva da un maiale accuratamente selezionato per ridurre il rischio di rigetto. Il paziente (in morte cerebrale) ha ricevuto anticorpi per contenere la risposta immunitaria e disponeva ancora dell’altro polmone, circostanza che potrebbe aver influenzato i risultati. Gli esperti hanno portato a termine con successo l’intervento, ma non hanno avuto un periodo di osservazione sufficientemente lungo per stabilire se l’organo resisterà nel tempo, e ricordano che un risultato positivo immediato non garantisce una stabilità clinica duratura.
Secondo i ricercatori, il trapianto di polmone da un maiale rappresenta un’occasione preziosa per studiare le reazioni biologiche in contesti finora poco esplorati, dove fanno capo USA e Cina con serie sperimentazioni in questo campo. La pratica solleva inevitabilmente dubbi etici, dall’allevamento di animali destinati solo a fornire organi, fino all’utilizzo di pazienti in stato di morte cerebrale che non possono dare consenso.
Oggi parlare di xenotrapianti resta ancora vicino alla fantascienza. Secondo gli esperti, nel nostro Paese non sarà realistico avviare programmi strutturati prima di almeno cinque anni. Fino ad allora, l’unica risorsa concreta resteranno gli organi umani. Ma qui si scontrano due problemi: circa il 30% delle famiglie si oppone ancora alla donazione e, in più, la durata degli organi trapiantati non è infinita. Nel caso del rene esiste la dialisi come soluzione temporanea, ma per altri organi vitali non ci sono alternative: senza un nuovo trapianto i pazienti non sopravvivono. Nei soggetti giovani si prova talvolta un secondo intervento, soprattutto su cuore e polmoni, ma la scarsità di organi disponibili rende questa strada estremamente complessa.
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