
Le carceri italiane, ormai da anni, sono luoghi di sofferenze inumane a causa di insostenibili sovraffollamenti. Ciò ha portato ad un siderale aumento dei suicidi e delle morti nei vari istituti italiani, fino ad arrivare allo scorso weekend: tre suicidi in tre giorni.
Venerdì 5 settembre nel carcere di Rebbibia, a Roma, una donna si è impiccata con le sue lenzuola. Avrebbe dovuto scontare una pena di 8 anni per tentato omicidio. “Era una persona che conoscevamo bene – sostiene l’avvocatessa garante Valentina Calderone – Le avevamo rinnovato i documenti e attivato le pratiche per la pensione di invalidità. Pensavamo fosse più serena, ma oggi cercheremo di capire meglio cosa sia accaduto”.
Sabato 6 settembre un uomo, sempre nel carcere di Rebbibia, si è impiccato anche lui con le lenzuola e ha perso la vita. Emanuela Droghei, Consigliera regionale del Partito Democratico Lazio ha dichiarato: “Con queste due tragedie, i suicidi dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane salgono a 59. È un dato impressionante, che racconta un sistema al collasso. Non si tratta più di episodi isolati, ma di un’emergenza strutturale: sovraffollamento, carenza di personale, assenza di supporto psicologico e sanitario stanno trasformando le nostre carceri in luoghi di disperazione quotidiana”. E non finisce qui.
Domenica 7 settembre nel carcere di Sollicciano, in provincia di Firenze, una donna di 26 anni si è impiccata in cella. Una senzatetto, che aveva iniziato a drogarsi e che aveva aggredito un anziano a settembre 2024. Le sarebbe restato ancora un anno da scontare, ma non è stata disposta a replicare ciò che ha vissuto nell’anno precedente. Antonio Mautone, segretario generale territoriale della Uil Pa Polizia Penitenziaria di Firenze ha dichiarato che “quello successo in questo fine settimana è un’ennesima triste pagina dell’istituto fiorentino. Sono anni che denunciamo lo stato di totale abbandono dell’istituto sia da un punto strutturale che da un punto di vista assistenziale. È necessario intervenire immediatamente su una situazione ignorata da troppo tempo dalle istituzioni che aggrava ancora di più le condizioni di vita dei detenuti e degli stessi operatori che quotidianamente garantiscono l’ordine e la sicurezza all’interno della struttura”. Si tratta di uno delle carceri italiani in condizioni più critiche: siccità e incendi risultano all’ordine del giorno, a fronte di 358 posti disponibili sono presenti 565 detenuti e lavorano nell’istituto circa 400 agenti.
Gli omicidi in Italia hanno registrato un calo drastico e costante, passando da circa 1.600-1.900 nel 1991 a circa 300 negli anni più recenti (271 nel 2020, 303 nel 2021, 309 nel 2022 e 300 nel 2024). Calano gli omicidi e calano i reati, ma non calano i numeri e le morti delle carceri.

Come si vede in grafico i morti nelle carceri italiane negli ultimi 10 anni continuano ad aumentare, fino ad arrivare al 2023 con 241 decessi, e al 2024 con 245, tra suicidi e altre cause: i dati più alti registrati dal 1992. Nel 2025, fino all’8 settembre, i casi sono 170, un dato in crescita esponenziale, come hanno dimostrato gli ultimi giorni. L’ultimo rapporto dell’associazione Antigone parla chiaro: carceri sovraffollate e condizione per ogni detenuto pessime, che da un lato tradiscono il vero scopo delle carceri, ovvero di tentare di reintegrare nella società il detenuto, e dall’altro rendono insopportabile lo sconto della propria pena. Questi ultimi tre giorni non rappresentano un unicum, bensì una tendenza perdurante degli ultimi 10 anni, ignorata dai vari governi.
La soluzione della Premier Meloni è costruire più carceri: «Oggi in Consiglio dei ministri – ha dichiarato a fine luglio – abbiamo varato un piano straordinario di interventi che ci farà avere, con opere in cantiere già oggi e con il termine dei lavori al 2027, circa 10 mila nuovi posti detentivi, con un investimento complessivo di oltre 750 milioni di euro. Stiamo lavorando per aggiungere altri 5 mila posti, in modo da colmare l’intero divario che c’è tra le presenze e i posti disponibili». Dunque, si opterà per una risoluzione che argina le conseguenze di disagi sociali ed economiche, piuttosto che risalire alla radice e ai motivi delle incarcerazioni in Italia.
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