
A quarantacinque anni di distanza dal devastante sisma che scosse i territori della Campania e della Basilicata – e i cui esiti distruttivi sono ancora impressi nella memoria di chi quella catastrofe l’ha vissuta sulla propria pelle – la collaborazione tra l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e la Reggia di Caserta dà vita a un incontro fecondo, dal quale nasce il volume “Reggia Contemporanea. Il tempo di Terrae Motus” – disponibile in libreria a partire dal 5 dicembre 2025.
Un viaggio tra memoria, arte e rinascita, che si snoda attraverso le tappe evolutive della storia dell’omonima straordinaria collezione di Lucio Amelio, restituendo così una nuova vitalità a uno dei dialoghi più emblematici tra arte contemporanea e patrimonio storico in Italia. Del resto, la raccolta – custodita all’interno degli Appartamenti Reali – è frutto dell’adesione sinergica e immediata di veri e propri maestri dell’arte dalla fama internazionale – tra i quali, si segnalano Joseph Beuys, Andy Warhol, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Cy Twombly, Richard Long e Anselm Kiefer. Un’impresa culturale, dunque, che si pone l’obiettivo di trasformare la tragedia in arte, la distruzione in energia creativa.
L’allestimento risponde a precisi canoni organizzativi piuttosto rigorosi, determinando così un terreno fertile per un intenso dialogo tra le fondamenta dell’architettura classica e i principi dell’arte contemporanea. Il tutto avviene attraverso un singolare gioco di echi, risonanze e tensioni concettuali e visive che trasmettono al meglio il senso più autentico del genio visionario di una personalità come quella di Lucio Amelio. Insomma, un’esposizione che si sviluppa proprio seguendo il “fil rouge” di quell'”atto di disobbedienza gentile” e di fiducia nel futuro che Lucio ha deciso di interpretare.
Una missione artistica raccontata anche dalla direttrice della Reggia Tiziana Maffei all’interno del volume, offrendo ai lettori una nuova chiave di lettura del lavoro curatoriale. Servendosi, infatti, di una buona dose di spirito critico, Maffei ribadisce di stare in guardia dal commettere l’errore di concepire l’arte contemporanea in netta contrapposizione rispetto al passato. Si tratta, infatti, di una visione che rischia di commettere una grave distorsione interpretativa: quella contemporanea non è un’arte “altra”, ma è piuttosto un’arte che abita la stessa trama del tempo. Un’arte, dunque, che non sradica dalle fondamenta memorie e orizzonti, ma che al contrario li intreccia, realizzando così una mirabile armonia.
A tal proposito, emblematica è la prefazione al volume curata dal direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Massimo Bray. Si tratta, infatti, di un preambolo che ripercorre – grazie anche ai contributi offerti da Renata Caragliano, Angela Trecce e Stella Cervasio – gli albori e le varie metamorfosi espositive della collezione di Terrae Motus. A seguire, ben 160 pagine documentano l’attuale presenza all’interno delle sale vanvitelliane attraverso numerose immagini, che costituiscono un ricco apparato fotografico.
Ed è proprio qui che trova spazio la raffinata testimonianza dell’autrice delle fotografie, ossia Barbara Jodice, che regala alla collezione un’eleganza unica nel suo genere. Una sorta di modulazione poetica della luce, restituendo alle 72 opere la loro energia più intima. Non a caso, infatti, i suoi scatti fotografici – misurati, limpidi, che non mancano mai di rispetto nei confronti dell’allestimento – sottopongono la percezione degli ambienti a un processo di costante reinterpretazione. Un’impostazione che riflette pienamente la tensione morale della visione di Amelio, secondo il quale già nel 1992 – anno in cui la collezione approdò nelle stanze vanvitelliane – l’arte doveva assolvere al compito di smuovere le nostre coscienze, risvegliandole dal loro naturale stato di torpore e chiamandole alla riflessione critica.
Inoltre, profondamente stimolante è stata la presentazione del volume – che si è tenuta durante la serata del 23 novembre all’interno della Sala degli Incontri d’Arte. In quell’occasione, infatti, l’introduzione di Tiziana Maffei ha inaugurato un confronto con Massimo Bray, Renata Caragliano, Angela Trecce, Stella Cervasio e la stessa Barbara Jodice – la cui partecipazione è stata accompagnata dal ricordo del padre Mimmo, che si unisce a quello della madre Angela. Un momento che ha toccato delle profonde corde emotive, coniugando così memoria privata e memoria collettiva.
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