
L’ex coniuge non ha diritto all’assegno di mantenimento, se dalle risultanze investigative emerge che lo stesso è perfettamente in grado di produrre reddito. Questo è quanto stabilito dal Tribunale di Napoli con la sentenza n. 6249 del 2022.
Nel caso in esame, un uomo, nel corso di un divorzio, aveva chiesto ad un investigatore privato di raccogliere prove per dimostrare che la ex moglie era perfettamente in grado di produrre reddito, al fine di rideterminare l’assegno di mantenimento che pagava già da 11 anni.
Dalle investigazioni, emergeva che la moglie, giovane donna di 44 anni, nonostante fosse già beneficiaria dell’assegno, svolgeva l’attività (non dichiarata) di collaboratrice domestica.
I Giudici del Tribunale di Napoli, hanno ricordato che nell’ottica della nuova natura assistenziale e perequativo-compensativa dell’assegno, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che «quando ognuno degli ex coniugi sia in grado di mantenersi autonomamente, l’assegno va riconosciuto in favore di quello economicamente più debole in una funzione equilibratrice volta a consentirgli il raggiungimento di un livello reddituale adeguato al contributo fornito alla vita familiare, dovendosi tener conto, in particolare, se, per realizzare i bisogni della famiglia, questi, anche in ragione dell’età raggiunta e della durata del matrimonio, abbia rinunciato o sacrificato le proprie personali aspirazioni e aspettative professionali».
Nel caso in esame, le risultanze investigative, unite al fatto che la donna, in costanza di matrimonio non avesse mai dimostrato di avere accantonato le proprie capacità ed i propri obiettivi per dedicarsi interamente alla famiglia, sono stati sufficienti a far cessare il diritto all’assegno di mantenimento.
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