
Il Napoli è un’onda che cresce in continuazione e spaventa sempre di più. Il Sassuolo di Dionisi al Maradona diventa l’ennesima vittima dello tsunami azzurro. Partita chiusa in trentasei minuti, quattro gol e porta inviolata, diciotto tentativi, 67% di possesso palla. Osimhen-Kvaratskhelia & Company sono forze della natura, guai a chi cerca di fermarle.
Mercoledì contro i Rangers in Champions League la doppietta di Simeone è arrivata dopo 16 minuti di gioco. Oggi Osimhen impiega 19 giri di orologio per segnare due reti, entrambe su assist di Kvaratskhelia che non si accontenta dei passaggi vincenti e decide di andare anche lui in gol al 36′. Il risultato è che il Napoli travolge il Sassuolo chiudendo il primo tempo 3-0, di fatto chiudendo la partita in quarantacinque minuti.
La dodicesima partita di questo campionato per il Napoli non è altro che una conferma dello stato di grazia di questa squadra. Vedere per credere, perché non basta affidarsi ai numeri eccezionali di questo inizio di stagione. La forza del gruppo e la qualità del gioco si vede nei particolari, si sente in ogni olé del pubblico, in ogni azione offensiva e difensiva. Se davanti le cose funzionano bene, dietro funzionano ancora meglio. Contro il Sassuolo, Di Lorenzo e Mario Rui fanno le ali aggiunte, il primo serve il cross che Kvaratskhelia spizza per il primo gol di Osimhen, il secondo è autore di una partita incredibile, colpisce prima una traversa con il destro (suo piede debole) da fuori area, poi lancia l’esterno georgiano verso la porta per la terza rete azzurra. Tornando alla doppietta di Simeone in Champions mercoledì scorso, indovinate di chi sono gli assist: Di Lorenzo e Mario Rui, veri valori aggiunti.
Alla vigilia della sfida di campionato qualcuno annunciava rotazioni considerando le fatiche di coppa, ma Luciano Spalletti conferma i suoi uomini chiave, oltre ai due terzini, anche Kim e Lobotka non possono riposare. Il tecnico del Napoli può girarci intorno durante le conferenze e le interviste ma le scelte parlano per lui, il Napoli ha una spina dorsale ben definita.
Della qualità della rosa, la disponibilità dei giocatori, l’unione di intenti e la perfetta gestione dell’allenatore si è già parlato abbastanza in altre occasioni. Contro il Sassuolo torna dal primo minuto Anguissa, dopo i novanta minuti in panchina mercoledì scorso, Osimhen e Kvaratskhelia fanno ammattire la difesa neroverde, Juan Jesus fa il suo al posto di Ostigard (e dell’infortunato Rrahmani), Lozano non viene sostituito a gara in corso per la solita staffetta con Politano.
Il largo risultato maturato già nella prima frazione di gara lasciava presagire cambi anticipati e spazio per chi ha meno minuti nelle gambe. Spalletti per le sostituzioni sceglie: Elmas; Ndombele; Raspadori; Demme e Zanoli. I primi due servono per dare forze fresche al centrocampo, fuori Anguissa (non al meglio) e Zielinski (il polacco unico giocatore in campo sottotono). Raspadori entra e fa l’ala sinistra al posto di uno stanco Kvaratskhelia (anche lui acciaccato), Demme e Zanoli sostituiscono al minuto 70 – solo dopo il quattro a zero – gli intoccabili Lobotka e Di Lorenzo.
Lo scheletro che regge il gigante Napoli è completato da Victor Osimhen. 6 gol nelle ultime 5 da quando è tornato, nonostante le quattro partite di Serie A saltate per infortunio è il capocannoniere del campionato. Con la sua esultanza oggi ha rischiato tre volte di rompere la maschera protettiva. Il bomber nigeriano è imprendibile, aveva accettato con un sorriso di restare in panchina contro i Rangers, oggi si prende la scena con una famelica voglia di gol. Spalletti lo lascia tutta la gara in campo, e bene fa, al 77′ dopo aver approfittato di un errore in uscita del Sassuolo, solo uno con la sua velocità poteva arrivare davanti a Consigli per poi batterlo con un tocco sotto morbido che si infila in rete e fa esplodere per la quarta volta il Maradona.
Ancora un nome da citare per raccontare la partita contro il Sassuolo: Alex Meret. Il portiere azzurro dice no agli avversari 6 volte (questi i tiri nello specchio del Sassuolo) con alcune parate decisive soprattutto per i momenti in cui sono arrivate. Dopo un minuto dal secondo gol di Osimhen, Thorstvedt arriva a tu per tu con il numero 1 del Napoli, bravo ad andare giù, sventare il pericolo ed evitare che gli avversari riaprissero il match. Anche nella ripresa arriva un salvataggio che evita guai, quando Meret chiude su Frattesi che si era inserito tra Kim e Juan Jesus. In generale oltre l’ottima prestazione del portiere, il Napoli sia nel primo che nel secondo tempo ha concesso qualcosa agli avversari. Laurienté (espulso per un doppio giallo al minuto 84) ha saltato più di una volta i difensori azzurri creando scompiglio, Pinamonti invece più volte vicino a centrare il bersaglio grosso.
Da sottolineare infine anche i pericoli che portano gli uomini dalla panchina. Raspadori su punizione sfiora il gol nel finale, Ndombele di mezzo esterno per poco non la mette dentro, Zanoli – ancora minuti per il giovane classe 2000 – è autore di una cavalcata sulla fascia destra che per nulla non termina con un altro gol di Osimhen, il nigeriano non arriva per un pelo sul tiro-cross del terzino. Al triplice fischio però esplode il Maradona, i tifosi partenopei evocano in coro il nome del DIOS per augurargli buon compleanno (domani Diego Armando Maradona avrebbe compiuto 62 anni) e per chiedergli di vegliare su questa squadra da sogno.
A Napoli si respira un’aria particolare, di quelle importanti, la squadra eguaglia gli stessi punti ottenuti nelle prime dodici dello scorso campionato, ma quest’anno per come arrivano le vittorie, il Napoli somiglia ad un’onda travolgente. Più che “Vesuvio erutta” gli azzurri sono uno tsunami che non lascia scampo.
Meret 6.5
Di Lorenzo 7 (79′ Zanoli 6)
Kim 7
Juan Jesus 6.5
Mario Rui 7.5
Anguissa 6.5 (56′ Ndombele 6)
Lobotka 7 (79′ Demme 6)
Zielinski 6 (56′ Elmas 6)
Lozano 6
Osimhen 8
Kvaratskhelia 7.5 (71′ Raspadori 6)
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