
Dalle intercettazioni della Direzione distrettuale antimafia di Napoli emergeva, secondo l’accusa, un presunto “sistema” capace di orientare appalti pubblici nel settore dei rifiuti tra Caserta, Curti e altri comuni del territorio. Al centro dell’inchiesta, avviata negli anni scorsi e approdata a processo nel 2023, l’imprenditore dei rifiuti Carlo Savoia, ritenuto dagli inquirenti il regista occulto delle gare, insieme a dirigenti pubblici, funzionari e amministratori locali. Tra gli imputati anche l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino.
Secondo la Dda, i bandi sarebbero stati “costruiti” per favorire società riconducibili all’orbita imprenditoriale di Savoia, in particolare nei servizi di raccolta e smaltimento rifiuti. L’accusa contestava episodi di turbativa d’asta, traffico illecito di rifiuti e interferenze nella predisposizione dei capitolati. In alcuni casi, gli atti amministrativi sarebbero stati predisposti addirittura fuori dagli uffici comunali, direttamente negli ambienti delle aziende coinvolte.
L’impianto accusatorio descriveva una rete di relazioni tra politica, imprenditoria e apparati tecnici della pubblica amministrazione. Per la Procura antimafia, il sistema avrebbe consentito di pilotare gare pubbliche attraverso contatti riservati, pressioni sui funzionari e accordi preventivi sugli affidamenti. Un meccanismo che, secondo gli investigatori, avrebbe reso permeabili alcuni enti locali agli interessi di gruppi imprenditoriali collegati all’economia dei rifiuti.
Notizia di ieri che la prima sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Sergio Enea, ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino e di altri quattro imputati coinvolti nell’inchiesta sulle presunte irregolarità negli appalti per la gestione dei rifiuti.
Oltre all’ex primo cittadino, la decisione riguarda anche Nicola Mottola, Pasquale Vitale, Marcello Iovino e Biagio Bencivenga. Per tutti è venuto meno il procedimento relativo all’accusa di turbata libertà nella scelta del contraente, contestazione collegata alle gare pubbliche finite sotto la lente della Direzione distrettuale antimafia.
Intanto, sul piano politico e amministrativo, la vicenda ha avuto conseguenze pesanti: il Comune di Caserta è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2025, provvedimento successivamente confermato dal Tar del Lazio. L’ex sindaco di Caserta ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Sempre per Carlo Marino è arrivata anche la dichiarazione di incandidabilità per due turni elettorali.
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