
Alberghi pieni, ristoranti affollati, stabilimenti balneari ormai sold out. La stagione estiva italiana continua a macinare numeri da record, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il turismo rappresenta uno dei principali motori dell’economia meridionale. Eppure, dietro l’immagine di una stagione brillante, si nasconde un’altra fotografia, molto meno rassicurante: quella di migliaia di lavoratori che, pur garantendo il funzionamento dell’intero comparto, continuano a percepire retribuzioni insufficienti per vivere dignitosamente.
Il quadro tracciato dai dati elaborati dalla Filcams Cgil mette in forte discussione il modello di crescita dell’intero settore. Su scala nazionale, proprio nell’ambito del settore turistico, infatti, è quasi il 70% degli occupati a rientrare nella categoria dei cosiddetti “lavoratori poveri“. Una situazione che manifesta ancora peggiori segni di criticità proprio nel Mezzogiorno, dove la percentuale supera l’80%. Ciò significa che ben quattro addetti su cinque percepiscono salari troppo bassi rispetto al costo della vita.
Un fenomeno che si estende persino all’intero comparto dei servizi. Nelle attività di pulizia e nella ristorazione collettiva, infatti, oltre la metà dei dipendenti soffre condizioni di povertà lavorativa. Un dato che testimonia una fragilità strutturale, che investe ampie fasce del terziario.
Ma non è tutto: se si analizzano nel dettaglio tutti i settori che compongono il terziario, ci si accorge facilmente che anche le retribuzioni raccontano un Paese profondamente diviso. A fronte di una media nazionale nel terziario che si attesta intorno ai 18.775 euro annui, nelle regioni meridionali il salario scende ulteriormente, raggiungendo i 13.750 euro. Ma accanto al divario territoriale, si somma quello di genere: gli uomini arrivano mediamente a 15.706 euro l’anno, mentre le donne si fermano a 11.787 euro.
Nel settore del turismo, invece, i salari peggiorano ancor di più. La retribuzione media non raggiunge i 12 mila euro annui. E, in un simile contesto, gli uomini percepiscono in media 13.212 euro, mentre le donne appena 10.568 euro: importi che equivalgono a meno di mille euro lordi al mese.
Il gap di genere costituisce dunque uno degli elementi più critici del settore: a livello nazionale, la distanza sfiora i 18 punti percentuali, e nei servizi arriva quasi al 20%. Proprio qui, contro il 37,25% degli uomini, emerge un altro dato inquietante: si attesta sul 56,75%, infatti, la percentuale di donne che vive in condizioni di povertà lavorativa. In un simile quadro, a pesare, secondo gli studi, sono soprattutto i settori caratterizzati da part-time involontario, appalti al massimo ribasso, turni notturni, lavoro festivo e attività di cura esternalizzate: ambiti nei quali la presenza femminile è nettamente prevalente.
Ancora, ad aggravare una situazione tutt’altro che rosea si inserisce anche la progressiva erosione del potere d’acquisto. Secondo le analisi pubblicate nell’ambito dell’ultimo Rapporto Svimez, tra il 2021 e il 2025 i salari reali hanno vissuto una significativa contrazione. Una perdita che, al livello territoriale, ha raggiunto il 10,2% nel Mezzogiorno e l’8,2% nel Centro-Nord. Un fenomeno accentuato specialmente dall’inflazione più elevata e da una stagnazione delle retribuzioni nominali, incapace così di compensare l’aumento del costo della vita.
Le conseguenze sono evidenti anche nei numeri complessivi del lavoro povero. Nel Sud interessa, infatti, il 19,4% degli occupati: una quota quasi tripla rispetto al 6,9% registrato nel Centro-Nord. Un dato che riflette un quadro decisamente critico nell’intero Stivale, che conta circa 2,4 milioni di lavoratori poveri – la metà dei quali vive nelle regioni meridionali. Negli ultimi anni, in particolare, si è assistito ad un progressivo ampliamento del fenomeno: si calcolano, infatti, circa 120mila lavoratori poveri in più a livello nazionale, di cui circa 60mila concentrati nel Mezzogiorno.
A fronte di simili dati, il dibattito sul salario minimo legale si è progressivamente inasprito. Secondo la Filcams Cgil, dopotutto, fissare una soglia minima di almeno nove euro l’ora rappresenta una misura ormai non più rinviabile, con un’attenzione rivolta soprattutto ai comparti laddove la contrattazione collettiva non è più in grado di garantire livelli retributivi adeguati. “Si tratta di una vera e propria emergenza – ha incalzato il segretario generale Fabrizio Russo – di fronte a modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di contratti che dura da troppo tempo”.
Rivendicazioni che, negli ultimi tempi, sono tornate con forza ad animare le piazze italiane in occasione della mobilitazione nazionale dei lavoratori del commercio, del turismo e dei servizi. Nella sola Napoli, ad esempio, migliaia di manifestanti provenienti dalla Campania, dalla Puglia, dalla Basilicata e dalla Calabria hanno urlato a gran voce per chiedere il rinnovo dei contratti, aumenti salariali adeguati all’inflazione e la tutela dei diritti acquisiti. È giunta, in particolare, una denuncia sul progressivo disimpegno di numerosi grandi gruppi del Mezzogiorno, dopo aver beneficiato negli anni di incentivi e agevolazioni pubbliche, indirizzando così i propri investimenti al Nord.
Un dato che rappresenta un autentico “fallimento di una classe politica che non ha tutelato chi lavora, vincolando le aziende ai territori su cui avevano investito usufruendo di sgravi e agevolazioni”, hanno proseguito i sindacalisti. Ed è proprio a partire da un simile contesto che nasce la vertenza nazionale promossa dalla Filcams Cgil, sintetizzata all’interno delle parole “Bad work, no future” – “Cattivo lavoro, senza futuro”. Uno slogan potente, attraverso il quale il sindacato ha evidenziato la necessità di un cambio di passo nell’ambito delle politiche del lavoro.
Leggi anche: Il Ministro Gianmarco Mazzi agli Stati Generali del Turismo di Confindustria Caserta
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...