
Cosa siamo diventati con i social network? Come ci hanno trasformati? Se avessimo la possibilità di girarci per un attimo indietro e tornassimo al primo decennio del nuovo secolo per vedere come eravamo, probabilmente non ci riconosceremmo. A cambiare non sono stati soltanto il corpo e i tratti estetici del viso, bensì anche usi ed abitudini quotidiane. Da quegli anni quasi tutti (gli scettici e i più “vecchi” lo hanno fatto successivamente) abbiamo iniziato ad accogliere nella nostra vita un nuovo compagno di viaggio, diventato nel tempo un amico, un fratello, insomma quello con il quale oggi passiamo il maggior tempo della giornata, e spesso non per motivi di lavoro: lo smartphone. Ricordo che circa dieci anni fa, durante un pranzo con i miei genitori, mio padre mi rimproverò per l’uso smodato del cellulare mentre con l’altra mano portavo la forchetta alla bocca; oggi, invece, quando siamo a tavola insieme lo utilizza più di me. Tecnologia legata ai social: una potente arma che ha ucciso i vecchi noi, dai quali è nata una versione 2.0 interconnessa con il mondo intero e decisamente più narcisista, per cui tutto deve essere mostrato. È la prima regola. E da qualche tempo in questo tutto rientrano anche alcuni momenti storicamente sacri come la nascita di un figlio e il suo gender reveal, la festa in cui si svela agli invitati il sesso del nascituro.
Meglio essere o apparire? Almeno una volta abbiamo fatto o ci è stata posta questa domanda da qualcuno. Si risponde solitamente con la prima, nonostante il fatto che su qualunque social ciò che conta è la seconda. Considerando la stagione estiva in corso, l’esempio dei viaggi calza a pennello: nel 2024 è quasi impossibile non venire a conoscenza della meta vacanziera di una persona che seguiamo su Instagram o Tiktok. La logica di questi ultimi spinge gli individui a pubblicare e condividere il più possibile con la cerchia dei propri follower momenti, non di rado anche intimi, azioni e gesta che li vedono protagonisti. Inoltre, in questo particolare periodo dell’anno è possibile assistere ad una vera e propria omogeneizzazione dei contenuti sui social sopra menzionati, almeno se la fascia d’età dei seguiti è quella che va dai 20 ai 35 anni (come la mia): cinque stories su dieci sono pubblicate direttamente dai locali più chic di Ibiza o Mykonos, e le immagini che si vedono e scorrono all’interno delle stesse sono pressoché identiche alle altre. Tutte come se fossero state fatte con uno stampino.
Lungi dall’essere critico nei confronti di queste due mete citate da esempio, il problema non consiste nel fatto che si scelga lo stesso posto per trascorrere una vacanza, ma che lo si faccia seguendo una moda e non le proprie passioni o ispirazioni. Che bello invece quando un incontri un amico di vecchia data per strada, come mi è capitato alcune settimane fa, che ti racconta da vicino la il suo viaggio a New York, pure città gettonatissima, di cui non mi ero accorto dai social (mi disse che pubblicò poche storie al giorno). Significa vivere appieno l’esperienza in un altro paese, non essere ossessionati dai trend estivi del momento e dal mettere in mostra qualcosa, dall’apparire. Così ci si gode molto meglio qualunque cosa.
Cambiamo focus e spostiamoci all’argomento per cui l’articolo è stato pensato: la nascita di un figlio e il suo gender reveal. Chiara Ferragni e Chiara Nasti sono state le prime figure in Italia a dare il via al fenomeno dei festeggiamenti per la rivelazione del sesso di un nascituro, ai quali sono invitati parenti ed amici. Palloncini blu o rosa, fuochi d’artificio, conto alla rovescia, fumogeni, ospiti famosi per le classi benestanti, e chi più ne ha più ne metta: la logica social, del mostrare a tutti e del narcisismo, ha colpito anche un momento che fino ad un decennio fa era intimo e sacro. Per tirare di nuovo in ballo i miei genitori, ricordo che mia mamma, appena saputo di essere in attesa di mia sorella (di 11 anni più piccola del sottoscritto), mi diede la notizia attraverso una telefonata mentre ero in un’altra regione, durante la quale mi pregò di non raccontare niente a nessuno, compresa l’altra mia sorella in viaggio con me, che per carattere era più propensa a spifferarlo in giro.
Ma il gender reveal è soltanto il primo step della nuova moda social che interessa i propri figli. Si continua, infatti, con la loro nascita: le pubblicazioni di foto e video che ritraggono neonati sono veramente tante, con il pericolo che in incappi nella brutta piega chiamata sharenting. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo, in un’analisi per Adnkronos e riferendosi alla festa per la scoperta del sesso di un bambino, ha parlato di “narcisismo dilagante, dove l’esperienza umana viene svuotata del suo valore autentico”.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...