La band irlandese si è esibita il 15 e 16 Luglio allo Stadio Olimpico di Roma, uniche date italiane del tour per i 30 anni dall’uscita dell’album The Joshua Tree. Tante le pietre miliari suonate, tra messaggi politici e richiami alle battaglie per i diritti civili. Una band che fa sognare gli Italiani e che ci ringrazia per il lavoro che quotidianamente svolgiamo per i migranti. Informare c’era e ricorderà per sempre quell’emozione.
Ha riscaldato la serata, prima del vero spettacolo, Noel Gallagher. Poi all’improvviso si spengono le luci e si sente il suono della batteria di Larry Mullen, inconfondibile, poi una luce su una figura che suona la chitarra, che cammina in direzione della batteria, situata su una pedana dalla forma del Joshua Tree, è The Edge. Infine, subito dopo il bassista Adam Clayton, arriva lui, Bono. Iniziano come fossero una band qualsiasi, voce, basso, chitarra e batteria, senza i fantastici allestimenti che hanno fatto la storia dell’immaginario del rock, solo su quella pedana illuminata di rosso, dato che apre il concerto la mitica Sunday Bloody Sunday.

Bono Vox ha tributato un duplice omaggio a Luciano Pavarotti. Il leader degli U2 ha prima nominato il grande tenore modenese ad inizio concerto parlando dell’eccellenza culturale italiana, poi è tornato a cantare assieme a lui, nel duetto ormai virtuale di Miss Sarajevo , aggiornata, anche nelle immagini che l’hanno accompagnata, in “Miss Siria”.
Il brano, in cui si critica l’atteggiamento della comunità internazionale, assolutamente incapace sia di fermare le ostilità, sia di fornire aiuto alle vittime, è diventato negli anni una “preghiera” laica contro il terrorismo e i conflitti ancora in atto. Primo fra tutti quello che devasta da anni la Siria.
Tante le emozioni e le sorprese quella notte. Durante la commovente canzone, ha ondeggiato, fra le mani degli spettatori sugli spalti, la bandiera della ragazza del documentario, nonché del video che veniva riprodotto sullo schermo. Inoltre, durante With or Without you, dove sui seggiolini erano presenti già dei cartoncini, alcuni gialli altri neri, è stata eseguita una coreografia che disegnava la scritta “30” e il Joshua Tree.
Il concerto, anzi lo spettacolo, si è concluso con la canzone One, prima della quale la band irlandese ha parlato dell’omonima associazione che hanno fondato contro la povertà. Vi inserisco di seguito il link.
Inutile parlarvi della mia emozione, anche essendo una ragazzina, 17 anni appena, ho pianto dalla gioia. Una band che mi ha sempre accompagnato con i suoi messaggi di pace, speranza, di lotta, suonava davanti ai miei occhi. Sono dei messaggi che non riguardano solo l’internazionale, ma anche noi, nella nostra piccola lotta al Sud, contro i pregiudizi e la malavita.
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