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Ucciso il leader politico di Hamas: l'escalation è vicina

Camilla Esposito Alaia
Camilla Esposito AlaiaRedazione Informare
31 luglio 20246 min di lettura

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Ucciso il leader politico di Hamas: l'escalation è vicina

Indice (3)

  • 1Quanto è pericolosa ora la situazione?
  • 2Le reazioni in Medio Oriente sono preoccupanti
  • 3Le reazioni internazionali dopo l’uccisione del leader politico di Hamas

Secondo una dichiarazione rilasciata dal corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC), il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh è stato assassinato in seguito a un attacco israeliano contro la sua residenza a Teheran. Infatti, Hamas ha affermato che Haniyeh è stato assassinato “in un attacco aereo sionista sulla sua residenza a Teheran“, dopo aver partecipato al giuramento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian martedì. Secondo l’agenzia di stampa saudita Al-Hadath, la residenza è stata colpita da un missile guidato. Israele però non ha lasciato alcuna dichiarazione e le indagini sono quindi ancora in corso.

I funerali si terranno domani nella capitale iraniana. Haniyeh era capo dell’ufficio politico di Hamas dal 2017. Inoltre è stato primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese dal 2006 al 2007 e capo dell’amministrazione della Striscia di Gaza dal 2014 al 2017. Hamas ha poi aggiunto: “Hamas dichiara al grande popolo palestinese e al popolo delle nazioni arabe e islamiche e a tutti i popoli liberi del mondo che il fratello leader Ismail Haniyeh è un martire“.

Quanto è pericolosa ora la situazione?

Oltre ad essere il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh in questi mesi era stato uno dei fondamentali negoziatori palestinesi nelle trattative per un cessate il fuoco che si sono tenute soprattutto tra Egitto e Qatar. I negoziati erano ripresi proprio in questi giorni, ma adesso non si ha alcuna certezza su dove e quando riprenderanno. E soprattutto se riprenderanno. L’ala militare di Hamas a Gaza ha poi aggiunto che questa perdita “porterà la battaglia a nuove dimensioni” e avrà “enormi conseguenze in tutta la regione“.

Inoltre, un funzionario iraniano ha dichiarato che “agenzie di sicurezza” della Repubblica islamica decideranno “la nostra strategia di risposta” all’assassinio di Haniyeh. C’è da preoccuparsi? Parecchio. L’assassinio di Ismail avvenuto in Iran ha un forte pericolo di escalation per due motivi. Il primo è l’uccisione in sè del leader politico di Hamas che, come abbiamo detto, era uno dei punti fondamentali per i negoziati per un cessate il fuoco. Il secondo è il luogo in cui è stato ucciso che innesca una reazione a catena anti-Israele: passando per Hamas, poi l’Iran (dove viene tenuta una linea politica e militare che unisce Hamas e Gaza), gli Houthi dello Yemen ed infine Hezbollah in Libano.

In più, qualche giorno fa, anche il presidente turco ha dichiarato di voler invadere lo stato israeliano. Allora ha ragione Erdogan quando dice che l’Occidente non ha mai avuto una reale intenzione di intervenire in questa guerra? Ha ragione quando dichiara che il vero obiettivo dell’Occidente è che il Medio Oriente si distrugga con le sue stesse mani? Il punto è proprio questo. Uno come Erdogan non dovrebbe avere ragione. La comunità internazionale dovrebbe aprire gli occhi e capire che bisogna trovare una soluzione prima che cominci una guerra promossa da gruppi terroristici. Intanto a rimetterci, sono sempre i civili.

Le reazioni in Medio Oriente sono preoccupanti

Le reazioni internazionali non fanno altro che confermare che la preoccupazione e la paura iniziano ad essere sensazioni comuni a tutti. A lanciare il primo allarme è la dichiarazione del Ministero degli esteri della Turchia: “Condanniamo l’assassinio del leader dell’ufficio politico di Hamas in un atto vergognoso a Teheran. Questo attacco mira anche a estendere la guerra di Gaza a una dimensione regionale”. Secondo i media internazionali, il gruppo sciita libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha dichiarato: “L’uccisione del capo di Hamas, Ismail Haniyeh, renderà la resistenza più determinata nell’affrontare Israele”.

Il Qatar condanna fortemente l’uccisione di Imail Haniyeh. Per il ministero degli Esteri di Doha si tratta di un “crimine orrendo, di una pericolosa escalation e di una palese violazione del diritto internazionale e umanitario”.  Secondo il quotidiano L’Orient Le Jour,  il premier libanese Nagib Mikati ha dichiarato in una riunione di gabinetto che la situazione ha ormai “raggiunto un livello pericoloso”.

La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha minacciato una dura rappresaglia contro Israele per l’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas. Secondo quanto riportano i media iraniani, Khamenei ha poi dichiarato: “Il regime criminale e terrorista sionista, uccidendo Haniyeh, ha preparato per se stesso una dura punizione”.

Anche il ministro degli esteri della Giordania, Ayman Safadi, ha condannato l’assassinio scrivendo un lungo messaggio su X, di cui una parte è: “La continua aggressione di Israele contro Gaza, la sua violazione dei diritti del popolo palestinese e i crimini contro questa popolazione, senza un’azione internazionale per frenare la sua aggressione, trascineranno la regione verso altre guerre e distruzione”-

Le reazioni internazionali dopo l’uccisione del leader politico di Hamas

L’America in questa guerra ha voluto letteralmente mettere due piedi in una scarpa. Da una parte non vuole perdere il suo rapporto strategico con Israele, dall’altra non può non condannare le azioni israeliani nei territori palestinesi. La dichiarazione in seguito all’assassinio di Haniyeh non è da meno. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che il raggiungimento di un cessate il fuoco a Gaza “è un imperativo costante“, anche se si è rifiutato di commentare direttamente l’uccisione di Ismail. Infine Blinken ha aggiunto: “Si tratta di qualcosa di cui non eravamo a conoscenza o in cui non eravamo coinvolti”.

Secondo un portavoce del ministero degli Esteri tedesco: “Ora è essenziale evitare un’ulteriore escalation. Ci troviamo in una situazione estremamente pericolosa”. Ha poi aggiunto che il governo tedesco, attualmente, non ha alcuna conoscenza delle circostanze relative all’uccisione di Haniyeh. Anche il ministero degli Esteri russo ha affermato che l’assassinio di Ismail avrà un impatto estremamente negativo sui contatti mediati tra Israele ed Hamas. La stessa preoccupazione arriva da una dichiarazione del portavoce della diplomazia cinese, Lin Jian.

“Oggi pomeriggio farò una conferenza telematica con tutti gli ambasciatori d’Italia nella regione mediorientale per valutare gli sviluppi della situazione, siamo in contatto con i nostri alleati e con i nostri interlocutori, sempre lavorando perché si possano trovare soluzioni che riducano la tensione. Fermo restando che Israele ha diritto a difendersi ma non deve esserci un’escalation, questo è chiaro”, afferma il ministro degli affari esteri in Italia, Antonio Tajani.

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  • #escalation
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  • #Israele
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Camilla Esposito Alaia
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