
Nella battaglia dell’Unione Europea per una conversione elettrica dell’auto, la commissione del Parlamento europeo innalza i dazi fino al 50% per le auto elettriche di produzione cinese.
Secondo il Parlamento europeo, il governo cinese avrebbe finanziato le case produttrici di auto con fondi “iniqui”. Così, con lo scopo di ristabilire un mercato leale, oltre al 10% di dazi già presente, l’UE innalza le tasse fino ad arrivare al 48%. Il governo cinese non ha accettato di buon grado tali misure e ha invitato “a correggere immediatamente pratiche sbagliate”. I dazi variano da azienda ad azienda e colpiscono tutto il settore legato alla produzione di auto elettriche, persino quella di batterie.
Ma perché la commissione dell’UE ha agito in tal senso? La politica europea degli ultimi anni sul settore automobilistico è stata chiara: incentivare la transizione verso le auto elettriche e disincentivare l’acquisto di auto a combustione. Tuttavia, i cittadini europei si sono rivolti alle aziende cinesi per l’acquisto di auto elettriche, a danno di quelle sul territorio europeo. Così, i politici hanno optato di arginare il problema tassando, in maniera salata, le auto di provenienza cinese. La conseguenza? Una guerra commerciale annunciata da Pechino: il governo cinese sta preparando una lista di prodotti, tra cui vini e formaggi francesi e auto tedesche, da tassare di modo che l’UE possa pensare di fare marcia indietro.
Ci si chiede, dunque, se entro il 4 luglio, data entro la quale dovrebbero essere attivati i dazi, la situazione resti invariata o meno. La decisione non è ancora definitiva: se almeno 15 paesi membri abbiano parere negativo sul provvedimento, quest’ultimo potrebbe essere annullato. La Germania è in prima fila tra i paesi contrari ai dazi, proprio per paura dei corrispettivi cinesi verso il mercato tedesco.
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