
È tempo di grandi accordi a Bruxelles. A causa dei recenti sviluppi geopolitici, è forte per l’Unione Europea la necessità di trovare nuovi partner commerciali, accelerando le trattative già in essere e creandone di nuove. Una di queste, la più importante di cui si è discusso questo mese insieme a quella con l’India, è sicuramente quella relativa all’accordo con il Mercosur, il mercato comune dei paesi del Sudamerica.
Il tavolo dell’accordo UE-Mercosur ha in realtà più anni di quanti ne abbia il sottoscritto. 26 anni di tentativi, di trattative, di opinioni divergenti. Negli ultimi mesi, però, qualcosa si è mosso. Anche alcuni dei paesi membri dell’UE che erano più restii alla firma dell’accordo (tra cui l’Italia) hanno virato per il “Sì”. Si tratterebbe della più grande area di libero scambio mai creata. Perché allora abbiamo visto i trattori tornare a riempire le piazze? Cosa stanno lamentando?
L’accordo UE-Mercosur prevede il progressivo annullamento dei dazi sul 91% degli scambi, facilitando la vendita di beni Ue nell’area Mercosur (Argentina, Paraguay, Brasile, Uruguay). Al momento i dazi dei quattro Paesi Mercosur sulle merci Ue sono del 35% sulle auto, del 20% sui prodotti industriali, del 18% su quelli chimici e del 14% su quelli farmaceutici. È prevista una clausola di salvaguardia per l’UE: se le importazioni di prodotti sensibili aumenteranno sopra una soglia del 5% (inizialmente era l’8%) entro 21 giorni la Commissione dovrà lanciare un’indagine che potrà portare al ripristino dei dazi originari.
Ciò che esporteremmo maggiormente sarebbero auto, macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici; ciò che importeremmo invece sarebbero idrocarburi, minerali e soprattutto prodotti agricoli. Da qui nasce la ritrosia di alcuni paesi membri dell’UE alla firma dell’accordo, in particolare Italia e Francia, guarda caso le economie di stampo più agricolo. Da qui nasce la forte protesta degli agricoltori europei, tra cui campani.
Abbiamo per l’appunto ascoltato le opinioni a riguardo del Segretario nazionale della Confederazione sindacale per la sovranità alimentare di Altragricoltura, Gianni Fabbris, che ci ha spiegato come mai la sua categoria vede di malocchio questo possibile accordo: «Tutti questi accordi di libero scambio che si sono realizzati nel tempo sono accordi che hanno delle caratteristiche comuni, una tra queste è che tutti realizzano lo stesso schema, ovvero l’introduzione nei mercati di merci prodotte a costi molto più bassi, vendendole di conseguenza a prezzi inferiori».
In effetti, i vincoli produttivi che hanno i paesi del Mercosur non sono minimamente paragonabili a quelli che vigono nell’Unione Europea. Tecniche come ormoni, pesticidi o antibiotici per la crescita qui sono vietate, mentre in Sudamerica sono all’ordine del giorno. Riguardo ciò, l’Unione Europea ha dichiarato che le merci che entrano dovranno avere le stesse garanzie di quelle prodotte in loco. Ma Gianni è diffidente: «Innanzitutto, i paesi del Mercosur hanno detto chiaramente che loro non riconoscono questa dichiarazione dell’UE. E poi mancano i controlli. I controlli sulle merci che entrano sono su un campione del 3%. La Commissione ha annunciato che farà un grande sforzo perché aumenteranno del 33%. Bene, ma il 33% di che? Del 3%. significa l’1%. Significa portare i controlli dal 3% al 4%, cioè niente era prima e niente è oggi».
E per le clausole di salvaguardia, decisive per il “Sì” dell’Italia? Anche qui Gianni non ci vede nulla di positivo: «Non è la prima volta che l’Europa dice cose di questo tipo, e anzi esattamente in quei settori dove l’Europa ha garantito la sua capacità di innescare meccanismi di tutela e di salvaguardia sono aumentate le importazioni selvagge, quindi non capisco, perché ci dovremmo fidare di un meccanismo che non funziona».
Proprio a fine gennaio, durante la stesura di quest’articolo, è arrivato un nuovo colpo di scena in questa storia ventennale: il voto del Parlamento Europeo favorevole al rinvio alla Corte di Giustizia Europea dell’accordo. L’evento è stato accolto positivamente dagli agricoltori europei e, ovviamente, negativamente per chi sperava in questa svolta geopolitica. Tutto è rimandato al parere della Corte., che arriverà non prima di 12 o 18 mesi.
Per capire le scelte di questo voto abbiamo intercettato Benoit Cassart, allevatore ed europarlamentare del gruppo Renew Europe. Se quest’accordo è l’ennesima dimostrazione della difficoltà di un progetto come l’Unione Europea, dove l’eterogeneità dei paesi membri, in primis riguardo lo stampo delle singole economie, porta ad avere interessi divergenti che difficilmente collimano, Benoit Cassart è l’esempio perfetto. Le opinioni riguardo l’accordo, infatti, divergono nella stessa terra natìa del deputato europeo: «Il Belgio si è astenuto sul voto al Mercosur perché le Fiandre sono a favore mentre la Vallonia è contro. Nel primo caso c’è il porto di Anversa, con il comparto chimico e farmaceutico, nel secondo c’è una filiera di carne e zucchero molto importante, è ovvio che gli interessi sono divergenti e così fra i paesi europei».
Benoit, che concorda pienamente con Gianni Fabbris sul rischio di concorrenza sleale, dettata sia da fattori naturali (come quelli climatici) che da metodi produttivi molto più lassisti, critica il sistema dei controlli da un’altra prospettiva rispetto a quella offerta dell’agricoltore campano, al netto della quantità effettiva di questi ultimi: «Se i controlli vengono fatti solo sul prodotto finito allora non serve a nulla. I neonicotinoidi, pesticidi molto usati per produrre zucchero e nocciole ed estremamente nocivi per la biodiversità, in particolare per le api, non lasciano nessun residuo. Così come gli ormoni di crescita non li si trova nella carne che arriva nei nostri porti.
Quindi non abbiamo nessuna garanzia sulla qualità della merce che entra nel mercato unico. Bisogna battersi per ottenere le etichette di origine anche nei piatti preparati in modo da dare al consumatore davvero la possibilità di scegliere».
Dopo la firma, avvenuta ad Asunciòn in Paraguay, ci si era convinti dell’entrata in vigore dell’accordo commerciale. Il voto del Parlamento Europeo è stato, perciò, un fulmine a ciel sereno, che ha congelato l’accordo ancora una volta. Almeno così è stato annunciato all’unanimità. Benoit Cassart, invece, ci svela che c’è ancora una possibilità per l’accordo di entrare in vigore già prima che la Corte di Giustizia Europea si pronunci a riguardo: «Il Consiglio ha già autorizzato la Commissione ad applicare l’accordo UE-Mercosur in modo provvisorio. Affinché l’accordo entri in modo provvisorio serve un voto di almeno uno dei 4 Parlamenti dei paesi del Mercosur. Certo, se la Commissione, come sembra, sceglierà questa via, romperebbe l’accordo politico che c’era fra le Istituzioni europee che prevedeva che l’accordo non entrasse in vigore prima del voto di ratifica del Parlamento europeo, creando una frattura con quest’ultimo».
Il futuro dell’accordo UE-Mercosur, dunque, è ancora tutto da scrivere. Da una parte l’accordo rappresenta l’ultimo di numerosi esempi di come l’Unione Europea sia una realtà complessa, con molti interessi che divergono sulle questioni più centrali. Dall’altra è la dimostrazione che una struttura sovranazionale così ampia e che guarda a temi geopolitici di grande spessore, si dimentica e lascia talvolta a loro stesse le comunità territoriali, che pure hanno fatto grande l’Europa.
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