
Chissà quante volte abbiamo stancamente ripetuto che la libertà è una conquista che va difesa ogni giorno. Eppure, nella maggior parte dei casi non ci siamo mai interrogati da dove arriva e chi realmente ha combattuto per ottenerla. Le festività del 25 aprile e del 1 maggio ci ricordano che c’è stato un tempo in cui nulla era scontato e che cittadini e lavoratori, vivessero in agio o in povertà, non erano sempre padroni delle loro scelte. Il fatto è che nessuna occupazione, nessuna violenza, nessuna invasione, nessuna oppressione, nessuna dittatura, niente di tutto ciò può essere tollerato neanche in presenza del consenso. Le festività nazionali di primavera ci ricordano che siamo tutti chiamati ad immolarci in nome della libertà e della democrazia.
Mi ispiro a Edgardo Sogno, partigiano anticomunista e medaglia d’oro al valore militare, un uomo poco convenzionale e per questo geniale. Borderline, proprio come credo di essere anche io, partecipò attivamente ad ognuna delle stagioni politiche del suo tempo, mantenendo una distanza sanitaria sia dal fascismo che dal comunismo.
Nel 1990 gli fu tributato dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il riconoscimento per i suoi meriti come comandante partigiano e combattente per la causa della libertà. Sogno era un uomo dalla storia divisiva e controversa, la cui figura è però oggi la più indicata per unire il paese. Ne deduco che le sfide dei suoi e dei nostri anni trenta, avevano ed avranno bisogno di uomini resilienti a potere e ricchezze, fermi nei principi e nei valori, il tutto condito da un filo di umana leggerezza.
di Ferdinando Palumbo
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