
L’indifferenza uccide quanto il lavoro stesso. L’indignazione monta, giustamente, mentre la piazza Martiri della Libertà di Teramo diventa lo scenario di un’atroce denuncia: Uil contro le morti sul lavoro, 158 bare in piazza a Teramo. La manifestazione, parte della campagna nazionale di sensibilizzazione del sindacato, mette davanti agli occhi di tutti le conseguenze tragiche di un sistema che non tutela abbastanza la vita dei lavoratori. 158 bare: un numero che non può e non deve lasciare indifferenti, rappresenta i morti sul lavoro in Abruzzo dal 2020 ad oggi. È una tragedia continua, quotidiana.
Il sindacato Uil ha scelto Teramo, la provincia abruzzese più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro, come tappa della sua campagna. Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo, ha dichiarato che dietro queste bare ci sono persone, famiglie distrutte, sogni infranti. «Non possiamo più permettere che andare a lavorare significhi non tornare a casa», ha ribadito.
La campagna ha coinvolto rappresentanti di alto livello istituzionale: il Procuratore capo della Repubblica di Teramo, Ettore Picardi; il Prefetto Fabrizio Stelo; e il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto. Una presenza significativa che segnala l’urgenza di interventi seri e decisi. Ma bastano le parole? È questo il grande interrogativo che la manifestazione solleva.
«Uil contro le morti sul lavoro, 158 bare in piazza a Teramo» è solo uno dei numerosi eventi che Uil sta portando avanti in tutta Italia. Ma l’Abruzzo, con i suoi 158 morti dal 2020, è una macchia indelebile nel contesto nazionale. Il problema delle morti bianche non riguarda solo questa regione, purtroppo. Secondo l’Inail, nel 2023 in Italia si sono registrati oltre 1.000 decessi sul lavoro. Un dato drammatico, che sembra non conoscere freno, malgrado le continue campagne di sensibilizzazione e le norme di sicurezza introdotte negli ultimi anni.
È un urlo di dolore che deve scuotere le coscienze. Il prefetto di Teramo, Fabrizio Stelo, ha dichiarato che nella provincia sono stati fatti importanti passi avanti con l’introduzione di protocolli di sicurezza, ma la realtà racconta una storia diversa. Come ha sottolineato il segretario Lombardo, non basta ciò che è stato fatto finora: dobbiamo fare di più. Il sistema va capovolto in quanto permette, ancora oggi, di sacrificare vite sull’altare del profitto, della fretta, dell’incuria.
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