
È ormai appurato che una parte consistente della popolazione italiana ed europea abbia maturato una crescente sensibilità verso le tematiche ambientali. Un cambiamento favorito in larga misura dall’attenzione mediatica, che negli ultimi anni ha contribuito a portare il tema al centro del dibattito pubblico e dell’opinione comune. A crescere è stata anche l’attenzione posta dal Legislatore che nel tempo ha riconosciuto il danno ambientale come un danno arrecato alla collettività e, con la legge n. 68/2015, ne ha previsto l’inserimento nel Codice penale. La legge svolge oggi un ruolo chiave nel delineare la fattispecie dei reati ambientali, denominati ecoreati, che hanno permesso l’instaurazione di processi che condannano, finalmente e con giusta causa, gli autori di reati ambientali a risarcire l’ambiente per i danni arrecatigli.
Dall’entrata in vigore dell’atto legislativo giunto oramai dieci anni fa, i dati sulle istruttorie delle Procure della Repubblica e le relazioni annuali sul danno ambientale costituiscono il primo passo utile al tracciamento degli illeciti ambientali nel Paese. Come riporta Legambiente nella propria relazione annuale sui reati ambientali nell’arco temporale che va dal 2015 al 2024: “Tante denunce fatte nel corso degli anni sono diventate processi e sono arrivate le prime sentenze definitive”.
A destare scalpore, è il dato sulla concentrazione degli ecoreati nel panorama regionale italiano, infatti, il 40,5% dei reati accertati si concentrano nelle quattro regioni che storicamente sono legate alle dinamiche mafiose, ovvero: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.
Questi dati evidenziano ancora una volta le mire espansionistiche del business delle ecomafie mediante illeciti particolarmente redditizi come il traffico illecito di rifiuti (art. 452 quaterdecies). Proprio in materia di ecomafie, riguardanti in particolar modo la questione Terra dei fuochi, sono state apportate lo scorso 30 luglio le revisioni al Testo unico ambientale sui reati nella gestione dei rifiuti, oltre allo stanziamento di 15 milioni di euro per il 2025 al Commissario unico Vadalà per gli interventi di bonifica nella Terra dei fuochi. Si è giunti a tali provvedimenti dopo anni di silenzi ed insabbiamenti e, in particolar modo, a seguito della sentenza emanata dalla CEDU a inizio 2025 che ha condannato l’Italia a prendere provvedimenti a difesa della Terra dei Fuochi entro 2 anni.
Con l’approvazione della legge n. 68/2015, è stato ristabilito l’ordine di gravità del danneggiamento ambientale. La norma ha previsto una maggiore cooperazione tra forze dell’ordine preposte al controllo ambientale e gli enti, grazie anche alla costituzione del Sistema Nazionale Protezione Ambientale (SNPA) che unisce gli enti autonomi regionali (ARPA) e provinciali (APPA), oltre all’ISPRA. Cooperazione che garantisce una maggiore presenza istituzionale finalizzata al controllo territoriale e delega agli enti la responsabilità di quantificare il danno ambientale. La classificazione del danno ambientale prevede, per questo, una profonda conoscenza del territorio e, in particolar modo, della condizione ordinaria in cui si opera, al fine di determinare/misurare un “punto zero”, da cui successivamente si proceda verificare gli impatti negativi causati dal danno ambientale.
Questa innovazione rappresenta anche il limite della legge, poiché la procedura investigativa pone le proprie basi nella collaborazione e nelle misurazioni degli impatti sui fattori ambientali che, inevitabilmente, potrebbero non essere sempre efficienti e celeri rendendo meno efficace la determinazione della significatività del danno. Un altro limite della procedura è la mancanza di informazioni rilevanti di ciò che accade prima e dopo l’evento (monitoraggio ambientale) che potrebbe portare il procedimento ad un nulla di fatto, non potendo avere un quadro completo sulle condizioni che hanno caratterizzato il reato. Certamente, negli ultimi dieci anni ci sono stati procedimenti che hanno visto la vittoria dello Stato sulle ecomafie contribuendo al ripristino ambientale, pertanto, è necessario continuare a lavorare in questo senso.
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