
L’ennesima notizia di un’indagine per corruzione in un comune del casertano, stavolta a finire nell’occhio degli inquirenti c’è Teverola. Dopo i sistemi corruttivi emersi nelle indagini di Caserta e San Nicola, il caso di Teverola ci mostra le dinamiche distorte che accadono nei comuni, minando il pubblico sviluppo dei territori a favore del guadagno di pochi privati.
I reati contestati a vario titolo sono di corruzione e abusi edilizi, colpendo imprenditori, politici, amministratori, dirigenti e la coniuge di uno di quest’ultimi. Il dato di estremo interesse in questa mole di favori, mazzette e piaceri è costituita sicuramente dall’atteggiamento di alcune delle cariche pubbliche indiziate.
Emblematico, ad esempio, sarebbe il comportamento dell’allora consigliere comunale Biagio Lusini, nome altisonante a Teverola, comune di cui è stato sindaco ben due volte (2004-2009 / 2010-2015). Nel suo caso vediamo come la funzione pubblica sia completamente svilita, con conflitti d’interesse di enormi proporzioni, come l’esempio della grande speculazione edilizia che avrebbe organizzato il Lusini, utilizzando sia la sua posizione di consigliere comunale di minoranza che imprenditore di fatto della società che doveva realizzare i lavori.
Addirittura Lusini non era solo consigliere e imprenditore interessato, ma persino mediatore tra il proprietario dei terreni oggetto dei permessi di costruire e i componenti della giunta in carica (sindaco e assessore ai lavori pubblici).
La carica pubblica, quindi, viene snaturata completamente dalle finalità orginarie, ma viene dirottata illecitamente nel perseguimento di interessi privati palesissimi. Di ciò arriva ulteriore conferma dalle ipotesi avanzate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere sull’attività del comune di Teverola nel 2023.
Nel comunicato la Procura conferma “la totale gestione della macchina amministrativa da parte di soggetti esterni“. Addirittura si scrive che l’allora sindaco, Tommaso Barbato, sarebbe stato letteralmente “al soldo” di tutto l’entourage politico/imprenditoriale che orbitava attorno agli indagati.
Quindi non si tratterebbe di un sistema politico cittadino che respinge la personalità politica ambigua, ma si trasforma per garantirsi ancora una vittoria nelle elezioni comunali, servendosi di facce nuove piegate ai vecchi interessi. Barbato, dopo l’inchiesta, ha rassegnato le dimissini da Vicesindaco di Teverola, riponendo fiducia nella magistratura e serentià per la sua posizione.
Ovviamente ribadiamo la presunzione d’innocenza di tutti gli indagati fino ad eventuale sentenza definitiva di condanna. D’altronde, se per l’accertamento delle condotte illecite occorrerà aspettare il processo, la verità stragiudiziale delle numerosissime indagini in corso nei comuni casertani/napoletani ci apre gli occhi davanti a macchine amministrative incancrenite da sistemi di corruzione fittissimi capaci di unire maggioranze e opposizione.
Un ulteriore dato che ci è restituito consiste nella continua vita politica di cui godono gli autori delle condotte illecite ipotizzate, mostrando come nei territori sia ancora lenta una presa di posizione da parte della cittadinanza verso un tipo di condotta politica. Oltre ciò, palesa la crisi di formazione di un’eventuale classe dirigente, spesso intimorita e sifudicata da condotte corruttive che uccidono l’azione pubblica.
Arresti domiciliari per l’ex sindaco Biagio Lusini e per l’altro ex sindaco Tommaso Barbato per il consigliere comunale dimessosi Pasquale De Floris e per l’ingegnere Gennaro Pitocchi.
Divieto di dimora nel comune di Teverola per l’ex consigliere Pasquale Buonpane, per l’imprenditore Angelo Morra, Alessandro Pisani e Teresa La Palomenta (moglie di Pitocchi).
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