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Un inno all'erotico: con i poeti Arminio e Vocich una lettura attuale dell'eros

Luisa Del Prete
Luisa Del PreteRedazione Informare
10 aprile 20237 min di lettura

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Un inno all'erotico: con i poeti Arminio e Vocich una lettura attuale dell'eros

Indice (4)

  • 1CHI HA PAURA DELL’EROTICO?
  • 2L’EROTISMO NELLA POESIA DI VIOLA VOCICH
  • 3LA CRISI DELL’EROTICO NELLA LETTERATURA
  • 4LA CELEBRAZIONE DEL CORPO

«Non mi sembra che ci sia oggi una grande attenzione all’erotismo né credo che le poesie di Viola Vocich possano essere ricondotte ad un genere letterario. Ritengo piuttosto che il suo rapporto con il sesso abbia una forte componente sacrale: il sesso è per lei, come era in origine, un atto profondamente naturale, insito nella natura delle cose e perciò sacro, senza sovra pensieri o desideri di seduzione. Sinceramente non mi sono preoccupato più di tanto del panorama editoriale, spesso viziato dalla ricerca dei numeri. Come piccolo editore indipendente ho pensato di fare una cosa giusta. Tutto qui». Con l’opinione dell’Architetto Giuseppe Coppola, editore di Terre Blu, si aprono le porte ad una delle tematiche tanto belle quanto trascurate del nostro panorama culturale: l’erotico.

La parola “erotico” deriva dal greco: erotikos, da eros amore. Una concezione elevata, che poneva l’unione dei corpi ed i desideri in una visione così esplicita, pura e, allo stesso tempo, necessaria e mai volgare. Man mano che però gli anni passavano, col mutare delle culture e delle epoche, la parola (soprattutto in Italia) ha sempre avuto un’accezione rozza, come se tutto ciò che avesse sfondo sessuale fosse strettamente correlato al pornografico e trattato in maniera un po’ goffa, sotto ogni sua sfumatura, dalla letteratura al cinema. Con i poeti Viola Vocich e Franco Arminio, attraverso “Orgasmo” (libro recentemente pubblicato dalla poetessa calabrese e edito da Terre Blu), vogliamo porre l’attenzione ed aprire uno scenario di riflessione: per non imbarazzarci più al solo sentire la parola “erotico”.

CHI HA PAURA DELL’EROTICO?

«Non c’è una grande produzione di scritti erotici e non abbiamo molta dimestichezza con questo tema: o cade in pornografia o non è un argomento forte. Abbiamo bisogno di sensualità: un contatto più fisico e diretto col mondo, col sole, con i corpi, col cibo. È una cosa dell’anima che non dobbiamo perdere: la vicinanza ai sensi. Dobbiamo spogliarci dai nostri preconcetti. Partendo dalle formule sentimentali classiche come il matrimonio, sembrano un po’ in crisi, ma allo stesso tempo non abbiamo inventato altre forme per stare insieme. Le forme vecchie non funzionano, le forme nuove non ci sono. Bisognerebbe riprendere anche un ragionamento politico sulla sessualità, sulle relazioni, su quali sono i modi per stare insieme stando meglio di come stiamo adesso» – afferma Franco Arminio.

«Spesso c’è un pregiudizio nella poesia – continua Viola Vocich – anche tra alcuni intellettuali e lettori, riguardo a quello che è poesia. Molti si basano sulla sensazione, sulla forma e sul rigore poetico che implica delle regole metriche, di suono: io invece sono molto contenta che questo libro piaccia anche se non è all’interno di nessun tipo di parametro. L’essere umano può mettere tutte le leggi che vuole a certi fenomeni, a Dio, al sesso, alla poesia, ma certe cose non arrivano per rigore, arrivano per altre vie e quando un lettore lo legge, per lui è poesia. Senza bisogno che nessun altro lo dica, l’importante è che lui lo senta. L’essere umano è fatto anche di timidezza e pudori, quindi non credo che si debba essere così espliciti sempre».

L’EROTISMO NELLA POESIA DI VIOLA VOCICH

«Sono partita per provare – afferma la poetessa – avevo una simpatia per il sesso e anche una grande tensione sessuale verso l’oggetto del mio desiderio e quindi l’ho espressa. Sapendo di non essere una poetessa, ho cercato paradossalmente di togliere tutto quello che fosse poesia. Ci sono altre poetesse che hanno trattato temi erotici in maniera spinta; ma essere espliciti non vuol dire essere sulla stessa linea d’onda: la sessualità è molto varia ed ognuno ha il suo termometro. Io penso che la poesia abbia la possibilità di scardinare un pensiero comune o di farlo muovere quando sta diventando sedimentato perché tutti gli esseri umani hanno la tendenza ad abituarsi ad un pensare unico e quindi c’è la tendenza ad accomodarsi a idee collettive che a volte non sono quelle giuste e funzionali, ma sono pesanti per l’essere umano».

«Partendo da questo tono antico – continua il poeta Franco Arminio – come se fosse la sorella di Saffo, e con questo tema dell’erotico che un po’ ci mancava, va a toccare i miti greci provenendo essa stessa da una terra in cui ancora si sente il soffio greco: la Calabria jonica. Mancava quella casella perché le altre è come se fossero poetesse più contemporanee, lei è come se venisse dal passato. C’è una bella leggerezza nella sua lingua». Una lingua che si apre ai desideri, agli istinti, a ciò che è carnale. Una scrittura che descrive i desideri, con una vitalità che solo il contatto tra i corpi può far scaturire. Ma l’erotico, nella sua forma più pura e senza veli, può essere letto senza imbarazzi?

LA CRISI DELL’EROTICO NELLA LETTERATURA

«La scrittura – dice Vocich – viene dal corpo, come dice anche Franco; soprattutto la poesia. Noi usiamo la grammatica come uno strumento, ma non stiamo scrivendo col pensiero, bensì una cosa che ti arriva da dentro. Nel caso di “Orgasmo”, queste poesie sono state scritte all’interno di un mio desiderio fortissimo nei confronti di una persona e l’oggetto del mio desiderio è diventato divino. Sentivo l’esigenza di dire questa divinizzazione del corpo dell’altro. Quando inneggio all’organo sessuale maschile nelle mie poesie è perché in quel momento provavo desiderio per quella cosa, era quello l’oggetto del mio amore: mentre ad esempio, altri negli anni hanno inneggiato alla luna, alle stelle, per me era quello invece. Come si canta al sole, si può cantare al corpo maschile. C’è anche questa cosa che manca: di solito la poesia erotica esiste, ma spesso noi ce la siamo immaginata come qualcosa di fattibile per un uomo verso una donna; il corpo della donna può essere cantato, dal seno al culo, la donna che manda in estasi un uomo sì. Io sono una donna e, nel mio caso, a mandarmi in estasi è un uomo, perché non posso dirlo?».

L’estasi del corpo, la festa dell’incontro: i temi centrali della poesia erotica di Vocich che entra nel panorama contemporaneo che talvolta continua ad essere censurato. «L’Italia della censura non è mai morta – afferma Arminio –, anzi, è tornata prepotente: c’è una sorta di ritorno all’ordine, soprattutto da dopo la pandemia. Possiamo dire, in fin dei conti, che l’erotismo non goda di buona salute. C’è più l’autismo che l’erotismo e Viola è in controtendenza. C’è questa cosa delle carriere individuali in cui ognuno fa la sua corsa, non c’è più una comunità letteraria. L’assenza di azioni condivise in cui ognuno fa il suo gioco in maniera autistica. Per me alla lunga impoverisce il paesaggio letterario e abbiamo bisogno di rientrare nel comunitario».

LA CELEBRAZIONE DEL CORPO

«Man mano sta tornando l’emotività – continua Franco Arminio –. Questo è un tempo molto emotivo in cui il cuore pesa molto e la ragione è vista un po’ con sospetto. Perché queste cose le reprimi, ma prima o poi tornano, sono fiducioso in questo. Con la pandemia, il corpo ha raggiunto il punto più basso, era diventato quasi un pericolo; man mano che la pandemia si allontana tornerà un po’ la festa. E Viola si inserisce in questa celebrazione del corpo, anche in negativo parlando di dolore legato all’astinenza, alla lontananza, all’incomprensione: è sensuale, ma anche dolente perché mette in evidenza la predisposizione all’amore e per mille ragioni è poi impedito». Un’immersione all’interno del sentimento, di qualcosa mai esplicitato solo perché la società ci rende pudici, quando in realtà dovrebbe essere libero, come lo era un tempo: questo è l’invito. Spogliarsi dai pregiudizi per far sì che ritorni la libertà sessuale intrinseca in ognuno di noi.

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