
Lo skyline dei grattacieli che si stanziano dinanzi al Vesuvio e l’isola pedonale più grande del capoluogo campano. È il Centro Direzionale, un quartiere edificato a partire dagli anni ’60 con l’obiettivo di decongestionare il traffico cittadino, localizzando gli uffici direzionali e dunque la parte amministrativa, economico-finanziaria e giuridica della città. Un’area estremamente all’avanguardia per l’architettura del tempo ed un unicum a Napoli per spazi e potenzialità.
«Il problema reale del Centro Direzionale è che nel tempo si è scelto di non scegliere. Si è parlato tanto, ma senza concretizzare». Il Consigliere della IV Municipalità e Presidente del Comitato Civico Centro Direzionale, Alessandro Gallo, ai microfoni di Magazine Informare ha posto l’accento su alcuni degli aspetti, critici e non, del quartiere. «A Napoli siamo stati pionieri per quanto concerne questo tipo di offerta urbanistica. Il punto qual è? Manca la percezione della sicurezza. Dai varchi si entra e si esce con facilità: non ci sono né controlli, né presidi ed in alcuni ingressi mancano anche le telecamere».
Ciò che il più delle volte viene sottovalutato quando si parla del Centro Direzionale è la sua essenza di quartiere residenziale. Infatti, in virtù della natura per la quale l’area è stata edificata a monte, la zona viene percepita come destinata unicamente al settore terziario. «In realtà ci sono otto torri abitative che ospitano circa 3200 residenti. Questo è l’enorme anello mancante dei ragionamenti legati a questa zona. I progetti di riqualificazione danno speranza a chi oggi ha scelto di investire acquistando un immobile nel Centro Direzionale».
Correlato a questo, resta centrale il tema del funzionamento ad orario del quartiere, che perde vitalità con il chiudersi degli uffici. «Dopo le 18:00 è raro trovare esercizi commerciali che restano aperti: ad oggi ce ne sono un paio che lavorano anche nel fine settimana. Da residenti ci si aspetta che la politica agisca cercando di dare un tema al Centro Direzionale». Una delle risposte più concrete degli ultimi periodi è quella della delocalizzazione della movida dal centro storico della città. «Il Centro Direzionale è un’enorme agorà, con un’ampia parte pedonale e dispone di un grosso parcheggio: può essere funzionale per la destinazione della movida, ma il punto resta chi la gestisce e come viene controllata. Servono forze dell’ordine che garantiscano la sicurezza».


Basta camminare sull’isola pedonale per rendersi conto dello stato in cui riversa attualmente il Centro Direzionale, per non parlare dell’area sottostante destinata ai parcheggi. Sporcizia, vandalismo, fratture nella pavimentazione e soprattutto una totale mancanza di manutenzione delle aiuole. Circa l’80% delle aree verdi è attualmente morto, con irrigatori danneggiati che hanno smesso di funzionare.
Sul sito del Comune di Napoli è ancora possibile leggere l’avviso con cui si annunciò che: «A partire dal mese di novembre 2015 il Comune di Napoli prenderà in carico la gestione delle aree pubbliche e delle aree private ad uso pubblico poste a livello pedonale (Piano Zero) e delle opere infrastrutturali di sua proprietà del Centro Direzionale per il tramite delle sue partecipate ASIA e NAPOLI SERVIZI». Il Comune, infatti, nel 2015 è stato chiamato a subentrare alla GE.SE.CE.DI., associazione che avrebbe dovuto gestire i cantieri edili solo fino al completamento dei palazzi. Il mancato avvenimento della consegna delle chiavi, atto formale previsto dal codice degli appalti, prolungò questa gestione fino a quando alcuni residenti non pretesero la presa in consegna delle aree da parte del Comune. «Dal 2015 purtroppo il Centro Direzionale è così come lo vediamo oggi nelle denunce quotidiane dei cittadini», sottolinea Alessandro Gallo.
Il Centro Direzionale è attualmente al centro di diversi progetti di riqualificazione e rilancio, che prevedono ingenti investimenti per recuperare l’area e valorizzarla. Il primo step riguarderà i parcheggi e l’apertura della stazione della Linea 1 della metropolitana, che incrementerà le modalità di connessione infrastrutturale della zona. Negli obiettivi del Comune di Napoli vi è anche il rifacimento della pavimentazione, della rete idrica ed il ripristino del verde, oltre che la realizzazione di un sistema di ascensori.
Nelle speranze di rilancio del quartiere è inserito ovviamente anche il progetto di AreNapoli, il palaeventi cittadino per il quale il Comune ha deliberato la costituzione del diritto di superficie sulle aree interessate. Una proposta di project financing con Italstage srl e S.S. Napoli Basket che investiranno circa 50 milioni per realizzare tale struttura su suolo pubblico con una concessione di 63 anni. Un progetto che mira a trasformare un’area abbandonata in un impianto polifunzionale all’avanguardia di cui la città ha profondamente bisogno.
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