
Il premio Nobel per la Pace è andato all’organizzazione giapponese, Nihon Hidankyo. Per «i suoi sforzi verso un mondo senza armi nucleari e per aver dimostrato, con le proprie testimonianze, che le armi nucleari non devono mai più essere usate». Cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze catastrofiche dell’uso delle armi nucleari. Ma a quasi ottant’anni dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, che uccisero in maniera diretta almeno 200mila persone e altre migliaia nei giorni e negli anni successivi, l’idea di un mondo senza armi nucleari sembra ancora lontana. Il comitato per il Nobel ha anche voluto riconoscere un dato importante: nessun’arma nucleare è stata usata in guerra negli ultimi ottant’anni.
Nihon Hidankyo è un’importante organizzazione giapponese fondata da hibakusha. Ossia persone che hanno vissuto gli effetti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki compiuti dall’esercito statunitense alla fine della Seconda guerra mondiale. Dell’organizzazione fanno anche parte le persone che hanno vissuto gli effetti dei test atomici fatti nell’oceano Pacifico durante la Guerra Fredda.
Dalle testimonianze dei superstiti emerge tutto l’orrore di quei giorni, che culminarono con la resa incondizionata del 15 agosto. I sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, fondarono nel 1956 la “Japan Confederation of A- and H-Bomb Sufferers Organisations”, un ente che riuniva le associazioni locali di Hibakusha e le vittime degli esperimenti nucleari nel Pacifico. Questo nome fu abbreviato in giapponese in Nihon Hidankyo. Un unico movimento contro la diffusione e l’uso delle armi nucleari che diventò poi il più grande e influente del Giappone.
L’era atomica ha inizio il 6 agosto 1945. Quando un bombardiere statunitense sganciò una bomba sulla città di Hiroshima e la rase completamente al suolo. Il 9 agosto un destino simile fu riservato alla città di Nagasaki. Entrambe le città ebbero conseguenze apocalittiche. Dopo anni di trattati internazionali incentrati sul disarmo nucleare, le potenze nucleari stanno modernizzando e potenziando i loro arsenali. Nuove potenze sembrano prepararsi a dotarsi di armi nucleari e alcuni paesi, come la Russia, minacciano di usare le armi nucleari come parte di guerre in corso.
La preoccupazione sollevata da Oslo è che il “tabù nucleare” internazionale, che si consolidò proprio dopo le bombe lanciate sul Giappone, in questi ultimi anni sia stato messo in discussione. In questo senso, il «premio di quest’anno serve a rinnovare la necessità di sostenere questo tabù». Ed è un richiamo alla responsabilità, che si rivolge alle potenze nucleari.
Il codirettore del gruppo dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, Toshiyuki Mimaki, ha accolto il premio con sorpresa, ma ha mantenuto la lucidità per mettere in chiaro che si è tornati a camminare sull’orlo del precipizio. «È stato detto che grazie alle armi nucleari il mondo mantiene la pace». Ma «se la Russia le usa contro l’Ucraina, se lo stesso fa Israele contro Gaza, non finirà lì», ha avvertito.
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