
Nel panorama culturale della città di Napoli il Museo Civico Gaetano Filangieri riveste un ruolo culminante. Situato all’interno del Quattrocentesco Palazzo Como, al numero 288 di Via Duomo, costituisce l’ingresso di uno straordinario insieme di elementi di rilevanza storico-artistica. La fondazione del Museo Filangieri, avvenne per volere del principe di Satriano, Gaetano Filangieri, personaggio illuminato che ha dedicato la sua esistenza alla raccolta di opere d’arte perlopiù legate a Napoli, città da lui amata. D’altronde a chi rivolgerci se non a Paolo Jorio, direttore del Museo Filangieri, per ripercorrere e scoprire la storia di questo luogo ricco di meraviglie.



La famiglia Filangieri fu importantissima per la città di Napoli per due grandi personaggi. Il primo Gaetano Filangieri senior, filosofo e giurista, che scrisse un’opera monumentale che è la Scienza della Legislazione, dove inserì alcuni capitoli fondamentali, non solo per la legislazione ma anche per far comprendere cosa fosse Napoli. Uno di questi fu essenziale poiché dichiarava il “diritto dell’uomo alla felicità”, divenne talmente importante questo libro che arrivò nelle mani di Benjamin Franklin. Il quale dopo averlo letto iniziò una corrispondenza con Gaetano Filangieri senior, per ricevere consigli su come realizzare la carta d’indipendenza Americana (la Costituzione Americana). Infatti all’interno del Museo, dentro la biblioteca, sono esposte le corrispondenze tra l’illuminista napoletano del Settecento e uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America.
Anche il nipote Gaetano Filangieri junior fu un altro uomo illuminato, scrisse un trattato sulle eccellenze artistiche di Napoli, sperava che l’Unità d’Italia del 1860, fosse una svolta dal punto di vista di sviluppo della città stessa, invece ne fu deluso. Napoli divenne una provincia, e l’ex regno andò nelle mani dei Savoia, di conseguenza decise di andar via dalla città. Successivamente al suo ritorno, istituì un Museo artistico e industriale, un luogo di formazione per i giovani apprendisti delle botteghe. Da qui deriva l’importanza di questi due uomini illustri. Questa idea rivoluzionaria di Gaetano Filangieri junior, si concretizzò con la realizzazione del museo nel 1882, all’interno del palazzo Como. Dove mise a disposizione le sue collezioni d’arte come modelli da seguire per i giovani apprendisti.
Il motivo è semplice, quando Filangieri pensò di fondare il Museo, ci fu un processo importante, quello che Matilde Serao ha chiamato “sventramento della città”. A causa di terribile epidemia di colera, siamo nel 1882-1884, si pensò di rivoluzionare la città, ricostruendo nuove vie, ed eliminando tutta quella parte che oggi è parallela a Via Foria, chiamata Rettifilo poiché all’epoca c’erano tutte capanne. Tra i vari collegamenti vi era un vicolo strettissimo, dove affacciava il palazzo Como, e si dovevano abbattere tutti gli edifici di questa strada, per farla diventare l’attuale Via Duomo. Tanto è vero che, una navata della Chiesa di San Giorgio fu completamente eliminata. Invece Filangieri junior per non abbattere la facciata del palazzo, indietreggiò l’edificio di 20 metri.
Il percorso espositivo si divide in 3 piani, al piano terra vi è una sezione dedicata alle armi. Invece per quanto riguarda il secondo piano, quello della Pinacoteca, siamo oltre ai 300 dipinti, con quadri che vanno dal 1400 fino al 1800. Poi c’è un ammezzato, dove si trova una delle più importanti collezioni di porcellane e ceramiche, ed infine la Biblioteca contenente 30.000 libri.
Le foto sono a cura di Ciro Giso.
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