
“Venghino, signori, venghino! Domenica 30 ottobre, nel quartiere del 2° Reggimento Ussari, di fronte alla magnificente Reggia, si alzerà in volo il gran globo aerostatico con dentro l’Aeronauta Anna Maria Luisa Mayer”. Immaginiamo così l’imbonitore che a Caserta cerca di piazzare i biglietti per lo spettacolo che avrebbe visto librarsi in cielo una mongolfiera alta 23 metri, con una circonferenza di 50, un diametro di 16 e una capacità di 1500 metri cubi. Siamo nel 1859, un’età “dell’innocenza” tecnologica e scientifica in cui stupisce e sbalordisce il volo di una mongolfiera che ascende sulle teste di esterrefatti spettatori.
Ma a stupire più di ogni altra cosa è che quel globo trasporterà – nocchiera dei cieli! – una donna. E una donna sola! Mentre lei entra nella storia (perlomeno quella locale), con la sua quarantesima ascensione nel globo, il marito rimane infatti giù, sulla terra, a vegliare sull’impresa. I protagonisti di questa vicenda, che agli occhi dei contemporanei può apparire naif provocando qualche sorriso, sono Anna Maria Luisa Mayer e suo marito Pietro: “di Alemagna” o francesi (i rapporti degli organi di Polizia che ne seguono le vicende contrastano sulla loro provenienza), i due animano per un anno intero la vita della sonnacchiosa provincia di Terra di Lavoro. Una Aeronauta, una donna, che osa l’impresa in solitaria, coraggiosa e impavida! Ma questo non è l’unico motivo di sospetto che grava sui due stranieri: l’insistenza con cui pretendono di eseguire il volo nei dintorni della Reggia solleva infatti il dubbio che il volo aerostatico sia solo una scusa per un attentato alla vita dei sovrani borbonici.

Ma andiamo per ordine: i coniugi Mayer richiedono e ottengono per l’anno 1859 il permesso di eseguire lo spettacolo dell’ascensione di un globo aerostatico nella provincia di Terra di Lavoro. Dai rapporti degli organi di Polizia che incalzano l’Intendente di Terra di Lavoro, pare che i due abbiano già referenze rispetto ai voli in pallone in stati “esteri” (nel Lombardo-Veneto, ad esempio) e che nella provincia abbiano eseguito con successo lo spettacolo a Sora, Aversa e Capua. Le cose si complicano però per il volo da eseguire a Santa Maria Capua Vetere. A maggio del 1859, viene infatti loro negato il permesso in quanto un solerte funzionario di Polizia prospetta l’evenienza della caduta del pallone “nel Boschetto o nel Real Palazzo ove S.M. il Re trovasi infermo”, insinuando il sospetto che le intenzioni dei coniugi Mayer potessero essere tutt’altro che innocenti. Il Ministro di Polizia, da Napoli, dice che sì, il funzionario ci ha visto giusto e che il volo va vietato. A ottobre, i Mayer finiscono di nuovo sotto la lente delle autorità perché diffondono un manifesto che pubblicizza lo spettacolo in una data diversa da quella autorizzata. Insomma, tra sospetti e paure, non c’è pace per i palloni gonfiati e per la loro ospite volante.
Le mongolfiere hanno rappresentato l’evoluzione del mito di Icaro: nel giugno del 1783 un grande globo riempito d’aria calda, senza passeggeri a bordo, si era sollevato ad Annonay, in Francia, su progetto dei fratelli Montgolfier. Nel novembre dello stesso anno il fisico francese Francesco Pilàtre de Rozier e Francesco Laurent, marchese di Arlandes e ufficiale del re di Francia, salgono a bordo di una mongolfiera sorvolando Parigi.
Il primo volo italiano in pallone ha luogo nel 1784 a opera di Paolo Andreani e Carlo e Agostino Gerii, nei pressi di Milano. A settant’anni dall’invenzione, nella landa casertana, il mito dell’uomo che vola fa ancora colpo sull’immaginario, alimentando una industria florida dello spettacolo nutrita dall’aspettativa popolare. Se poi a volare è una donna, come non stuzzicare ancora di più la curiosità? Anna Maria Luisa Mayer, la donna che vola mentre il marito sta a guardare da giù: quanti gesti rivoluzionari in un solo progetto!
“così lontani, così vicini…” – Rubrica a cura di Fortunata Manzi
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