
Una bellissima coppia discorde è lo spettacolo in scena il 29 e 30 maggio alle Officine San Carlo, ispirato al carteggio fra Cesare Pavese e Bianca Garufi. Con la regia di Luca Trezza, drammaturgia di Luca Trezza e Raffaella Laboccetta, è articolato dagli allievi e dalle allieve dell’Officina di Contaminazione poetica. Vede in scena Anna Furino, Angela Bertamino, Germana Di Marino, Francesca Caracciolo, Alessio Sica, Francesco Barra e Paolo Maja.
Il carteggio tra Bianca Garufi e Cesare Pavese vive scritto dal 1945 al 1950. Pavese incontra Garufi nella sede editoriale Einaudi di Roma, nel 1944. Garufi lavorava come segretaria per la casa editrice, negli stessi anni in cui inizia ad approfondire il suo studio sulla psicanalisi junghiana, mentre Pavese frequentava la sede per la sua produzione letteraria. Da quel momento iniziano i carteggi, gli incontri letterari, carnali e il tormento. Quello di Bianca e Cesare è un connubio che non rispecchia le forme convenzionali di qualsiasi legame lineare. Se lo fa, è in quanto emblema del contrasto tra i tempi dell’interiorità emotiva e la vita scorrevole e imperturbata.
La solitudine della vita e della scrittura per Pavese e la ricerca del sé più libero e profondo per Garufi, sanciscono inizi sporadici delle loro vicinanze e fini tragiche e arrabbiate del loro amore. Situazioni che portano Pavese a definire il loro amore un amore storto e, nella stessa lettera, datata al 25 novembre del ’45, in cui le scrive: «Abbiamo scoperto che siamo agli antipodi. E con questo? Io sono convinto che ci siamo cercati perché diversi». Prosegue: «Io credo, B., che adesso possa cominciare un lavoro di adattamento e di ritrovamento di un vero “tra noi”. Forse non sarà erotico (mi viene da piangere), forse non sarà lavorativo. Sarà epistolare? Sarà fraterno? Non so».
La scena è abitata da tre attori, tre attrici e un’attrice e cantante. La coppia epistolare viene divisa in tre, come le moire, a presentare le sfumature del carteggio tra Garufi e Pavese. I soggetti nella loro anima romantica, poi pragmatica, poi schiva e rigettante, fasi rappresentate singolarmente, o attraverso intrecci di parole e coreografie di gesti. Anche il palcoscenico è vivo: gli oggetti di scena sono mossi dagli attori e dalle attrici e, insieme a loro, tracciano le geografie, le separazioni, gli incontri, il clima interiore di Bianca e Cesare. I dialoghi epistolari sono intervallati da musica dal vivo e temi musicali contestuali, in una danza sensoriale mentre la città scorre, visibile, dalle finenstre del palco di Officine. «L’idea nasce dal carteggio su cui è stata fatta una cernita e, da lì, c’è stato l’adattamento per renderlo scenico e teatrale. Abbiamo voluto analizzare un Cesare Pavese diverso da quello che si studia a scuola o da quello che ci è più noto di lui. Lo abbiamo fatto inadgando entro questo amore che lui, in qualche modo, non riusciva a dare», spiega Luca Trezza, il regista e drammaturgo.
«C’era qualcosa di particolare, in questo amore storto, questo amore diverso. Da qui le suggestioni: la costruzione di un amore, che cosa può essere? », continua Trezza, «Questa ricerca tocca un po’ tutte le opere di Pavese. Anche Bianca Garufi era una scrittrice, una poetessa e l’insieme dell loro poesie, il loro carteggio frequente, era il loro reale attaccamento. Però è qualcosa, non è assenza di amore, è storto e indagare in quello storto era interessantissimo, quindi ci siamo buttati a capofitto e abbiamo cercato, tramite le officine di trovare e unire tutte le sinergie per realizzare questo spettacolo, questa ricerca. Abbiamo studiato anche tutto quello che era il mondo di Cesare Pavese, in cui nulla era mai abbastanza, in cui abbiamo trovato una sorta di epifania, a tratti, un eccesso di vita, di amore, qualcosa che straborda e che ha a che fare anche con il suo suicdio».
Bianca Garufi nel 1951 discute la prima tesi in Italia su Jung. È l’unica della famiglia sopravvissuta al terremoto che aveva devastato Messina nel 1908. «Bianca è il mito, la donna che Cesare non riesce mai a raggiungere. Tramite le lettere, riescono a trovare una curva, una linea retta per trovarsi ed unirsi», conclude il regista. Chi è stata Bianca, invece, per chi l’ha interpretata?
«Bianca Garufi è una donna con cui ho trovato molti punti di contatto», racconta Germana Di Marino, attrice che ha interpretato Garufi. «Per la sua voglia innata di essere indipendente, di vivere della sua scrittura. Per come vive il rapporto con Cesare, che è un artista geniale, si può dire particolare, i primi punti di contatto sono proprio nel rapporto uomo-donna, che non è banale, non è scontato, eppure lo rivediamo in tutte le storie, in tutte le relazioni: questa incomprensione costante, questo forte desiderio, però, di aversi, di sfiorarsi e, a volte, non ce la si fa. Nella corrispondenza con Cesare Pavese c’è questo forte desiderio di aversi nelle lettere, nei capitoli che si scambiavano quando hanno scritto insieme il romanzo, Fuoco grande. Solo col tempo e, forse, con la dipartita di Pavese, scoprono di volersi bene, ma durante il loro rapporto epistolare vivono confusamente questo sentimento».
«Immagino che quello con Cesare Pavese sia stato duro da sostenere. Ma per come ho letto il carattere di Bianca, non era quello a sopraffarla, era il suo costante cercare non solo nella scrittura, non ha dedicato la sua vita solo a quest’arte, infatti scopriamo che poi si iscrive a psicologia e diventa una psicoterapeuta. Ha sempre avuto tante passioni, invece Cesare, nella sua vita, era solo», conclude Di Marino.
Una bellissima coppia discorde è un attraversamento delle crepe, delle aspettative e degli spasimi che abitano ogni relazione profonda. Lo spettacolo restituisce con sensibilità le sfumature di un legame inquieto, fatto di scrittura, distanza e desiderio, lasciando spazio a quelle zone d’ombra che segnano tanto le storie d’amore quanto i percorsi individuali. L’importanza della salute mentale emerge come parte silenziosa ma essenziale del vissuto di Pavese e, in fondo, di ogni ricerca autentica di sé.
Il carteggio è reciso da un’assenza di parole da parte di Cesare Pavese, anche se l’autore ha scritto, prima di togliersi la vita. Ha scritto del perdono, ha chiesto delicatezza: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi». Parole messe in scena su tela, in mezzo ai fiori e agli e alle interpreti del carteggio, in uno spettacolo che non perdona la dimenticanza di uno scambio tra menti e anime come qelle di Bianca Garufi e Cesare Pavese.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...