
C’è chi sceglie di custodire il dolore nel silenzio e chi invece prova a trasformarlo in qualcosa capace di arrivare agli altri. “La mia vita a 300 all’ora” è un progetto ideato da Pasquale Mele insieme all’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma: si tratta di una fiaba, ma anche di un progetto teatrale destinato alle scuole. Un percorso che, partendo da una storia personale, ha scelto di parlare ai bambini attraverso il linguaggio della fantasia, della recitazione e della condivisione.
Alla base c’è la storia di Antonio Mele, il figlio di Pasquale, colpito da piccolo da un neuroblastoma, tumore pediatrico affrontato tra ricoveri, cure e lunghi mesi trascorsi all’ospedale Gaslini di Genova. Un’esperienza che cambia profondamente la vita della famiglia e che, una volta concluso il percorso terapeutico, Pasquale decide di mettere nero su bianco quasi d’istinto. «È uno sfogo personale, scritto in una notte, senza pensare che sarebbe diventato altro» ci ha raccontato. Quel testo, rimasto a lungo in un cassetto, ha preso forma negli anni fino a diventare un libro costruito con il supporto di professionisti della scrittura e arricchito da immagini e ricordi legati a quel periodo.
Nel frattempo, Pasquale ha attivato una collaborazione con l’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, impegnata nella raccolta fondi per la ricerca scientifica pediatrica. Ancora oggi il ricavato del libro e della fiaba viene devoluto interamente all’associazione. L’idea di trasformare il racconto in una fiaba arriva in seguito, anche grazie al confronto con Daniele Ciniglio. Inizialmente il progetto doveva essere presentato a Italia’s Got Talent, ma Mele capisce presto che serviva un linguaggio diverso, più immediato e vicino ai bambini: «Daniele mi disse: prova a trasformarlo in una favola potente». Da lì nasce la svolta. La fiaba prende ispirazione dai grandi racconti classici, con personaggi semplici ma fortemente simbolici. Il lupo cattivo rappresenta la malattia, i cacciatori sono i medici e i ricercatori, mentre un papà meccanico costruisce un’auto velocissima per inseguire il lupo e salvare il bambino protagonista.
Il progetto continua ad evolversi. Dalla fiaba nasce infatti una vera e propria sceneggiatura teatrale pensata per le scuole primarie. L’obiettivo è coinvolgere i bambini in un’attività educativa capace di affrontare temi complessi attraverso il gioco, la recitazione e la partecipazione diretta. La rappresentazione è costruita come una classica recita scolastica, ma nel finale cambia completamente tono: i bambini escono dai personaggi e spiegano il significato reale della storia. Il lupo non è soltanto un antagonista delle fiabe, ma la malattia; i cacciatori rappresentano chi ogni giorno combatte per salvare vite; quella corsa a “300 all’ora” diventa il simbolo della battaglia affrontata da tante famiglie. «Volevo che fosse una storia capace di far sorridere, ma anche di lasciare qualcosa dentro» ha detto ancora Pasquale.
Ed è proprio questa la forza del progetto: trasformare una vicenda personale in uno strumento educativo e sociale, capace di sensibilizzare i più piccoli senza perdere leggerezza e umanità. Nel racconto un pensiero va anche alla moglie, rimasta accanto al figlio durante i mesi trascorsi in ospedale. Ma il messaggio più forte resta quello legato alla ricerca e alla necessità di non arrendersi: «Con una diagnosi del genere c’è solo una possibilità: combattere». Oggi, grazie ai progressi della ricerca scientifica pediatrica, molti più bambini riescono a guarire rispetto al passato. Ed è proprio per questo che il progetto continua a crescere: perché una fiaba, una recita scolastica o un libro possono diventare strumenti concreti per sostenere chi ogni giorno lotta contro il neuroblastoma.
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