
Un unicum all’interno del panorama dei reperti archeologici campani riferiti al VI secolo a.C. per quanto concerne lo stato di conservazione dei manufatti rinvenuti. Basterebbe questo per far comprendere l’importanza di quanto hanno riportato alla luce gli scavi presso la neo-scoperta Necropoli arcaica in Via dei Pastai a Gragnano. Un sito individuato nel corso delle attività di archeologia preventiva connesse ai lavori di ampliamento del Pastificio Garofalo, che, grazie alla cooperazione tra pubblico e privato, ha dato modo di rinvenire manufatti di grande valore. «Prima c’è stata chiaramente una fase di sgomento, ma presto la curiosità e l’emozione hanno preso il sopravvento: ogni mattina, arrivando allo stabilimento, la prima cosa che facevo era andare a vedere gli scavi», così l’Ing. Massimo Menna, Amministratore Delegato del Pastificio Lucio Garofalo, ha raccontato questa esperienza, durata un anno e mezzo, ai microfoni di Magazine Informare.

Un’area di circa 2000 metri quadri che ha fatto emergere ben ottantadue tombe. «In Campania non ci sono ritrovamenti simili», ha dichiarato nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’esito degli scavi la Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, Paola Ricciardi, facendo riferimento allo stato di conservazione dei materiali rinvenuti. Tessuti, oggetti in legno, cestini di fibre intrecciate: reperti organici mai visti in queste zone. «È tutta la vita che faccio l’archeologa, ma per la prima volta ho potuto vedere un piatto di legno. – spiega la Funzionaria archeologa e responsabile scientifica delle indagini, Francesca Mermati – «Questi rinvenimenti si riscontrano solo in aree desertiche o paludose: qui invece si sono create delle condizioni di mancanza di ossigeno nelle tombe che hanno preservato i materiali organici».

Le indagini, condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli e sul campo da Geomed S.r.l., sono iniziate nel febbraio del 2025 e si sono concluse ad inizio luglio 2026. I ritrovamenti hanno posto la comunità di Gragnano al centro di diverse rotte. «Siamo al crocevia tra vari corridoi commerciali ed umani», ha specificato la dott.ssa Mermati sulla base dei ritrovamenti. «Queste tombe sono importanti perché fanno parte di un contesto più ampio, quello della Necropoli di Madonna delle Grazie. Parliamo di un’area funeraria che è stata scavata tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’80 del secolo scorso e che aveva portato alla luce circa 300 sepolture.
Queste nuove 80 tombe aggiungono un campione interessante e ci aiutano a comprendere meglio la storia di questo territorio», ha dichiarato nel corso della conferenza stampa Teresa Elena Cinquantaquattro, Delegata del Direttore Generale ABAP del Ministero della Cultura Fabrizio Magani e Dirigente del Servizio II – Scavi e tutela del patrimonio archeologico.


Il tema aperto di questa scoperta resta quello della restituzione alla comunità dei reperti, in termini di fruizione. La dott.ssa Ricciardi ha specificato che questo aspetto verrà valutato insieme al territorio ed al Ministero. «Noi, come Garofalo, ci siamo resi disponibili anche a creare un piccolo museo per l’esposizione», ha dichiarato ad Informare l’Ing. Menna, sostenendo però anche la proposta del Comune di inserire i reperti all’interno del futuro Museo della Pasta di Gragnano. Un aspetto ancora in via di definizione, data la recente conclusione degli scavi, che verrà però approfondito successivamente per restituire alla comunità una scoperta dalla straordinaria importanza.
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