
Io vulesse truva’ pace, vorrei trovare pace: così declamava in napoletano Eduardo De Filippo, del quale ricorrono i quarant’anni della morte. Nella mostra “I miei colori per Eduardo”, con testimonianze, disegni e realizzazioni di Bruno Garofalo per il teatro dei De Filippo, allestita a Napoli presso la Fondazione Eduardo De Filippo, vi è una splendida istallazione su “La tempesta”, di Shakespeare.
Infatti, il grande Eduardo ha tradotto in napoletano quella che è considerata la penultima opera del drammaturgo inglese; avrebbe voluto metterla in scena, ma riuscì solo a registrare la sua voce nell’interpretazione dei personaggi maschili. La voce di De Filippo echeggia nella sala, dove le onde del mare si infrangono sugli scogli.

Vuje, spirite fullette,
cuje nun tenite abbiente,
vuje nun truvate pace
vuje site sciuscie ‘e viento…
Quanto è importante parlare di pace! Sempre. Quante attribuzioni possiede la parola pace! È sufficiente aprire un vocabolario per intendere la pace come condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, sia all’esterno, con altri popoli, altri stati, altri gruppi. Ecco che possiamo vivere un periodo o in uno stato di pace. Potremmo fare un corteo per la pace, e quanti se ne susseguiti di giorno in giorno!
Solo chi perdona può parlare di pace, diceva don Tonino Bello, secondo il quale a nessuno è lecito teorizzare sulla non violenza o ragionare di dialogo tra popoli o maledire sinceramente la guerra, se non è disposto a quel disarmo unilaterale e incondizionato che lui chiama perdono.
Possiamo fare la pace, trattare, chiedere o accettare la pace. La pace è armonia, concordia di intenti tra due o più persone, nei rapporti privati o anche nella vita sociale. In Italia, poi, esiste il giudice di pace, istituito nel 1991: è un magistrato onorario che esercita la giurisdizione civile e (dovrebbe anche) penale entro ristretti limiti di competenza stabiliti dalla legge.

La pace è anche una condizione di tranquillità materiale, di riposo, di quiete, nella quale siamo o nella quale vorremo trovarci: in santa pace, in solitudine, a proprio agio, senza essere disturbati. Invece, talvolta, qualcuno o qualcosa non dà pace, ma infastidisce continuamente. Altre volte, siamo noi stessi a non trovare pace, ad essere in un continuo stato d’inquietudine, di agitazione.
Eppure, certe volte bisogna mettersi il cuore o l’animo in pace, rassegnarsi, darsi ragione, convincersi della necessità o inevitabilità di qualche cosa; ma spesso è difficile, e non ci si dà pace, non ci si rassegna, non ci si persuade, non ci si convince di qualcosa o non ci si rende conto di una realtà. La pace con noi stessi, tra le persone, in famiglia, sui luoghi di lavoro. Dobbiamo pur accettare quanto ci capita con buona pace, senza risentimenti, senza che aversene a male. Come quando si gioca o quando ci si scambia qualcosa e poi siamo pace.
Come non pensare, proprio nel tempo di Pasqua, all’acclamazione “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, che nella nuova versione del Messale Romano recita “Pace in terra agli uomini amati dal Signore”: le parole dell’inno angelico all’inizio della messa, formula che deriva dal Vangelo di Luca. Durante la messa ci si scambia anche un segno di pace e con l’andare in pace si è congedati dal sacerdote.
Nell’ultimo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, Papa Francesco sostiene che dobbiamo impegnarci affinché l’Intelligenza Artificiale sia al servizio della pace nel mondo, non una minaccia, e riflettere sul suo impatto sul futuro della famiglia umana. Non c’è pace, si dice, senza giustizia. Non c’è pace in Europa, in Medio Oriente, nel mondo. Non c’è pace in questa Pasqua che ci apprestiamo a vivere ma, come Eduardo De Filippo, la vorremmo tutti trovare.
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