
Le università italiane stanno pian piano perdendo posizioni all’interno della classifica CWUR degli atenei mondiali. La Sapienza di Roma, la migliore secondo la classifica, perde 8 posizioni e scende al 124mo posto. I motivi sono molteplici, ma due sono i fattori determinanti che penalizzano l’istruzione universitaria italiana: gli scarsissimi investimenti in ricerca e sviluppo e la concorrenza delle università estere, soprattutto cinesi.
L’ateneo romano non è il solo a perdere posizioni. Anche l’Università di Padova scende di due posti al 173mo posto, così come la Statale di Milano ne perde 6 assestandosi al 186mo. Completano le prime 10 italiane Bologna (201), Torino (245), Napoli (253), Firenze (267), Genova (286), Pisa (288) e Pavia (321). Il Presidente di CWUM Nadim Mahassen, ha commentato la situazione italiana, esprimendo la sua preoccupazione per gli scarsissimi investimenti che il nostro Paese riserva alla ricerca e alle infrastrutture universitarie, facendo notare che in Cina, paese estremamente virtuoso da questo punto di vista, gli investimenti in ricerca sono cresciuti del 33%. Ha poi dichiarato: “senza ulteriori investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, l’Italia rischia di diminuire ulteriormente in futuro le proprie performance.” In effetti nella classifica di quest’anno solo 16 atenei italiani migliorano la loro posizione, mentre 51 scendono. La causa di ciò è ben nota: il nostro Paese è tra quelli che meno investono nella ricerca e nello sviluppo. Senza il potenziamento di tali investimenti, l’istruzione superiore italiana è destinata a ricoprire un ruolo sempre più marginale in Europa e nel mondo, soccombendo ad atenei esteri meglio finanziati e attrezzati.
Anche quest’anno i poli universitari più importanti rimangono le grandi università private americane. Harvard mantiene saldamente il primato, seguita dal celebre MIT e da Stanford. Seguono Cambridge ed Oxford, le uniche università pubbliche presenti in top ten. A destare impressione, però, è il crescente prestigio dell’istruzione cinese. Il 95% degli atenei cinesi quest’anno ha guadagnato posizioni, e il sistema universitario del colosso asiatico sta mettendo sotto pressione due colossi quali Stati Uniti e soprattutto Giappone, che paga scarsi investimenti nel settore, nonostante l’Università di Tokyo mantenga salda la 13ma posizione.
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