
Dopo quattro anni dal suo ultimo album, Wasteland, Baby!, Andrew-Hozier Byrne, meglio noto come Hozier, torna ad incantare il suo pubblico con Unreal Unearth, terzo album del cantautore irlandese. Con sedici brani, di cui cinque rilasciati già nel corso degli ultimi mesi, è proprio il caso di dirlo: Hozier è tornato in grande stile.
Si dice spesso che gli artisti più grandi impieghino molto più tempo degli altri per realizzare un’opera. Basti pensare a Stanley Kubrick, che nella sua carriera alla regia ha collezionato solo tredici film e che tra il penultimo ed il successivo ha lasciato trascorrere ben sette anni. Hozier rientra senz’ombra di dubbio tra questi. Artista riservato come ben pochi negli ultimi anni, Hozier si assicura sempre di tornare lasciandosi qualcosa dietro: un album, una canzone, un’emozione.
Unreal Unearth è il viaggio compiuto da Hozier dal 2019 ad oggi, il racconto di un cammino che trascende i confini della terra per rivolgersi al mondo ultraterreno. Così, ancora una volta, Hozier crea un mondo a sé stante, fatto di invocazioni a divinità psicopompe senza nome e di un’umanità che s’eleva a Dio. Il tutto con melodie che richiamano la terra da cui l’autore proviene, con l’inglese che si mescola al gaelico.
Unreal Unearth è ricco di richiami al folklore e alla mitologia. I riferimenti al pantheon greco antico non mancano, come in I, Carrion (Icarian), Abstract (Psychopomp) o nella traccia instrumental Son of Nyx. Ad essi si affianca la Divina Commedia.
L’universo dantesco è infatti lo spunto da cui partire per canzoni come Francesca ed Eat your young: la prima si rifà al quinto canto dell’Inferno e alla voce narrante della protagonista della vicenda d’amore più famosa della letteratura italiana, Francesca da Rimini; la seconda, invece, ha al centro il peccato capitale della Gola, punito nel terzo cerchio infernale. Quando un autore come Dante Alighieri ed un bardo moderno come Andrew-Hozier Byrne, che riesce a far conversare dei cadaveri in una canzone, s’incontrano il risultato può essere uno solo: un capolavoro. Ed Unreal Unearth lo è a pieno titolo.
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