
A Castel Volturno, ogni volta che un’inchiesta scomoda riesce a raccontare un pezzo di realtà che in molti preferirebbero ignorare, si alza il polverone. Ma non per discutere i fatti. Non per entrare nel merito dei documenti, delle testimonianze, delle storie. Si alza per attaccare chi ha avuto l’”ardire” di pubblicarli.
È accaduto di nuovo, dopo il nostro ultimo articolo sull’inferno vissuto da Giulio, un uomo di 79 anni, sfrattato dal Parco Saraceno insieme alla moglie cardiopatica. Un’inchiesta documentata, firmata, costruita ascoltando il protagonista, camminando tra le rovine di una vicenda dimenticata. Come risposta, però, non sono arrivate smentite nel merito o repliche formali. Sono arrivati, come spesso accade, commenti su Facebook: lunghi post, accuse vaghe e infine l’insulto. “Piccoli uomini”, ci ha scritto un consigliere comunale. Questo saremmo, secondo lui. Non giornalisti, ma piccoli uomini.
E allora lo diciamo una volta per tutte. Noi siamo una redazione giovane, ma non siamo piccoli. Facciamo giornalismo da oltre ventitre anni, senza finanziamenti pubblici, senza sponsor politici, senza tessere in tasca. Non apparteniamo all’opposizione e non ci prestiamo a logiche di schieramento. Informare è un’esperienza di editoria pura: libera, autofinanziata, civile. Nasce per raccontare la complessità di un territorio abbandonato, non per assecondare i suoi poteri.
L’articolo 21 della Costituzione non garantisce il diritto a dire ciò che piace, ma il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, anche quando è scomodo. E la Legge n. 69 del 1963, che regola la professione giornalistica, affida al cronista una funzione pubblica: essere strumento di controllo democratico, voce di chi non ha voce. Il nostro lavoro segue un metodo: raccogliamo fatti, ascoltiamo storie, verifichiamo fonti, firmiamo ogni parola. Non pubblichiamo opinioni travestite da notizie. Facciamo inchiesta, e ogni inchiesta è una scelta.
A chi ci rimprovera di non “aver chiesto tutte le versioni”, ricordiamo che il diritto di critica è pienamente riconosciuto dalla giurisprudenza italiana quando esercitato nel rispetto dei fatti e dell’interesse pubblico. E a chi si sente colpito, diciamo chiaramente: il diritto di replica è sempre garantito. Chiunque voglia intervenire può farlo inviando comunicazioni a redazione@informareonline.com. Le valuteremo e, come sempre, daremo spazio alle risposte, con serietà e trasparenza. Ma non accetteremo mai che la sede del confronto sia una bacheca Facebook, luogo privato, guidato da algoritmi che alimentano il conflitto e distorcono i contenuti.
Non rispondiamo ai commenti su Facebook non per arroganza, ma per rispetto del nostro lavoro. Non possiamo e non vogliamo trasformare il giornalismo in un’arena social dove si grida di più per avere ragione. Le piattaforme digitali non sono spazi neutri: studi dell’Osservatorio Europeo dei Media Digitali e dell’AGCOM lo dimostrano chiaramente. I social tendono a premiare le reazioni emotive, non l’approfondimento, e spesso diventano strumenti di pressione o di delegittimazione. Un’amministrazione matura, che rispetta la libertà di stampa, sa che il confronto con i giornalisti avviene pubblicamente, con toni adeguati e nei luoghi adatti: non in una chat, in un commento o in un insulto.
Siamo abituati al dissenso. Lo consideriamo salutare. Ma c’è una grande differenza tra la critica e la delegittimazione. Attaccare pubblicamente una redazione composta da giovani giornalisti chiamandoli “Piccoli Uomini”, come ha fatto un consigliere comunale, non è solo un gesto di arroganza personale: è un segnale pericoloso. È il tentativo di spostare il dibattito dalla questione centrale: lo sgombero, la gestione dell’emergenza abitativa, le mancanze istituzionali al terreno dello scontro personale. Questa è Politica “di poco e per pochi”.
Noi continueremo. Perché il giornalismo, quello vero, non ha paura delle reazioni. Ha paura del silenzio. E organizzeremo incontri pubblici, invitando l’amministrazione, per spiegare questi principi nel dettaglio viste le costanti mortificazioni (non a noi, ma a tutta la stampa).
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