
Il Museo Madre ha inaugurato una mostra di arte brasiliana che ripercorre la storia dal secondo dopoguerra ad oggi. Nelle parole del curatore Cristiano Raimondi, «si tratta di “appunti di viaggio” che si fondono in un percorso espositivo libero ma interconnesso da tematiche formali e concettuali, spirituali e terrene, politiche e geografiche alla base di una narrazione che segue una logica simile a quella di un romanzo diviso per capitoli». La mostra conta 194 opere di 52 artisti differenti e sarà visitabile fino al 30 settembre.
Artista, costumista, compositore e cantore di Samba, Heitor dos Prazeres è stato una figura fondamentale nella vita culturale di Rio de Jainero del secolo scorso. Avvicinatosi all’arte attraverso la musica, il suo brano “Vai, Saudade” dà il nome alla mostra intera. Dalla seconda metà degli anni 30, l’artista si avvicina alla pittura. Rappresenta temi, tradizione e cultura popolare brasiliana, soprattutto sotto forma di scene di vita quotidiana della popolazione nera. Questo fatto è tanto più significativo se si considera che la sua opera risale ad un clima culturale in cui le élite culturali della città erano ancora bianche. La rappresentazione dei brasiliani neri e dei loro usi culturali (dalla samba alla capoeira), dunque, costituisce un atto resistente.

Maxwell Alexandre utilizza la sua arte per rappresentare la vita quotidiana di Rocinha, la più grande favela di Rio de Janeiro. Stencil e tele dalle notevoli dimensioni sono una caratteristica dell’artista: personaggi dai capelli ossigenati sembrano essere una ripetizione copiata molte volte dell’artista stesso. La coesistenza di scene balneari e di figure simbolicamente legate alla violenza (l’esercito, la polizia, le gang) restituiscono un tessuto sociale complesso e ossimorico.

Cildo Meireles utilizza le sculture per rappresentare visivamente le gerarchie che reggono la società e l’economia brasiliane: le composizioni architettoniche rivelano questa struttura.

Jhony Aguiar si inserisce in questo filone di denuncia sociale utilizzando le video-installazioni. Nell’opera esposta al Madre si è registrato mentre cercava di cantare l’inno nazionale brasiliano con una pistola in bocca, metafora della violenza istituzionalizzata del Paese.

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