
Dall’impegno nelle istituzioni alla sfida del privato, il percorso di un project manager tra ambiente e territorio. C’è un filo rosso che attraversa tutta la storia professionale di Valerio Boccone: il legame con il territorio e la volontà di trasformarlo. Project manager, delegato nazionale “Assirep” – Associazione Italiana Ruoli E Professioni di project management, con oltre diciotto anni di esperienza nel settore ambientale e nella gestione di progetti complessi, Boccone è un professionista che ha saputo muoversi tra istituzioni, privato e terzo settore, mantenendo sempre uno sguardo rivolto a Castel Volturno. «Sono impegnato da anni nel campo dell’ambiente e del project management, ma anche nel terzo settore, con progetti gratuiti per le associazioni locali».
Il percorso professionale di Boccone parte da esperienze di alto profilo. Dopo gli studi, approda al Ministero dell’Ambiente, dove si occupa dei Balcani e delle politiche legate al protocollo di Kyoto e ai cambiamenti climatici. «Ho lavorato prima in Albania e poi nel resto dei Balcani sud-occidentali. È stata un’esperienza che mi ha formato profondamente». Successivamente si sposta verso la progettazione e il project management, fino ad arrivare a un incarico chiave sul territorio, tra il 2016 e il 2019 è responsabile dell’Ufficio Ambiente, Ecologia e Sanità del Comune di Castel Volturno. «Abbiamo avviato una stagione importante di finanziamenti europei, quando ancora non erano così diffusi. Castel Volturno fu tra i comuni più virtuosi per capacità di intercettarli, con progetti sulla raccolta differenziata e nuove infrastrutture come centri di raccolta e isole ecologiche». Un lavoro riconosciuto anche a livello nazionale, con premi come “Smau” e Legambiente. Poi la scelta di lasciare, «ho deciso di andare via perché non condividevo alcune dinamiche nella gestione pubblica. Volevo portare avanti il mio percorso professionale in maniera più autonoma».
L’esperienza maturata tra istituzioni e imprese gli ha permesso di osservare da vicino le differenze tra i due sistemi. «Sono due mondi completamente diversi, nel pubblico esistono regole molto stringenti e tempi lunghi, mentre nel privato c’è maggiore velocità e capacità decisionale. Serve quasi un doppio linguaggio per muoversi in entrambi». Una differenza che, però, non cancella le criticità. «Oggi il settore pubblico, soprattutto in Campania e in provincia di Caserta, è molto complesso, spesso le logiche politiche prevalgono su quelle istituzionali».
Il rapporto con Castel Volturno è profondo, una storia familiare che affonda le radici nella vita e ambiente del territorio. «Mio nonno è stato sindaco negli anni del dopoguerra, mio padre ha denunciato negli anni ’80 lo sversamento di rifiuti tossici quando era molto pericoloso farlo. Il legame con questa città è viscerale». Un legame che oggi si confronta con una realtà cambiata. «È venuto meno il senso di comunità. La popolazione è diventata più eterogenea e si percepisce una certa indifferenza verso i problemi del territorio. Questo è l’aspetto più preoccupante». Tra le criticità, Boccone individua anche una mancanza di visione strategica. «Si parla molto di progetti, ma bisogna chiedersi se rispondono davvero ai bisogni dei cittadini».
L’interesse di Valerio per l’ambiente nasce presto, già durante gli studi universitari. «Ho iniziato a occuparmene quando ancora non si parlava di sostenibilità o economia circolare. Già allora vedevo Castel Volturno come una periferia complessa, con problemi ambientali, urbanistici e sociali intrecciati». Un’intuizione che oggi appare quanto mai attuale. «L’ambiente non è solo rifiuti, è un sistema complesso che riguarda territorio, società e sviluppo, capirlo è il primo passo per cambiarlo». In una terra spesso raccontata solo per le sue difficoltà, la storia di Valerio Boccone restituisce l’immagine di un professionista che continua a credere nella possibilità di costruire, progettare e migliorare.
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